Covid-19

Dopo il Covid-19: tutto è connesso, o quasi

La diffusione del Covid-19 sta mostrando i limiti di alcune scelte compiute nel Paese, ma anche qualche opportunità

Una delle caratteristiche della situazione indotta dal coronavirus è la sua natura di crisi globale. Non solo in termini geografici, ma più propriamente come crisi di sistema. La veloce diffusione della pandemia, ad esempio, non sarebbe possibile se non si potesse arrivare da un capo all’altro del mondo in mezza giornata o poco più. Tutto è connesso, direbbe papa Francesco. E in effetti l’enciclica Laudato si’ sembra fornire più di un arnese per orientarsi e capire qualcosa in più del momento che ci è dato vivere. La diffusione del Covid-19, infatti, dice qualcosa pure su come abbiamo cura della casa comune.

Ma anche volando più in basso, il contagio sta rendendo evidenti tante scelte sbagliate fatte in passato. Le più pesanti e immediate sono quelle attorno al sistema sanitario, prosciugato di risorse, competenze, senso della prospettiva. Emergono però anche altri aspetti, meno direttamente collegati all’infezione, ma sui quali conviene soffermarsi.

Un esempio è l’arretratezza digitale del Paese: da cruccio per smanettoni e addetti ai lavori, con il coronavirus in circolazione ha iniziato ad essere un problema percepito su ampia scala, e non solo perché in tanti hanno scoperto l’attualità del lavoro a distanza. La retorica stantia su internet e informatica ha lasciato il passo a un bel po’ di concretezza anche a scuola e perfino le più svogliate tra le pubbliche amministrazioni si affrettano a dare una svolta digitale al proprio rapporto con il cittadino. Ma in questa trasformazione, tutti si sono trovati a fare i conti con la poca banda disponibile, con le connessioni instabili, con le disparità di accesso in base alle zone, con i costi non proprio popolari dei contratti e dei dispositivi più efficienti.

In qualche modo, il Covid-19 ha aggiunto spessore a una cittadinanza digitale che fino a ieri era vissuta da tanti soprattutto nella chiave dell’intrattenimento in video, dello shopping on-line o delle chiacchiere sui social. Se n’è accorta pure la Chiesa e lo si vede dalle proposte pastorali messe in rete dai nostri sacerdoti. Potrebbero essere i primi passi di qualcosa che tornerà utile anche a emergenza finita, se è vero che il mondo dopo la pandemia non sarà più lo stesso.

In realtà era cambiato parecchio già prima, ma forse in troppi avevano fatto finta di non accorgersene.

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