Dopo le comunali. E ora che succede?

Mentre oltre mille comuni hanno eletto i loro nuovi sindaci, a livello nazionale si torna quindi ai tre grandi poli, ma con un clima diverso: il centro-destra sull’onda, il M5S attendista e il Pd in affanno. Proprio il partito su cui poggia il governo in carica, alle prese con grane economiche a ripetizione e alla vigilia di importanti incontri europei in una fase decisiva per il futuro della Ue

Se dopo il primo turno delle comunali il pericolo di incorrere in un’illusione ottica riguardava il flop del Movimento 5Stelle, dopo i ballottaggi il rischio è quello di immaginare che il sistema politico italiano sia tornato bipolare e con una maggioranza dei partiti di centro-destra.

Non che ci siano dubbi sulla valutazione complessiva del voto – netta e per certi aspetti clamorosa vittoria del centro-destra, altrettanto netta sconfitta del Partito democratico e dei suoi alleati – ma perché proiettare meccanicamente questo esito sullo scenario nazionale non aiuterebbe a comprendere la realtà. Ad affermarlo adesso sono i vertici del Pd, all’indomani del primo turno lo aveva sostenuto Grillo. Ma al di là delle convenienze di partito, l’osservazione è del tutto pertinente.

Per due motivi. Il primo – sul piano logico, non per importanza – è che il sistema elettorale-istituzionale dei comuni è radicalmente diverso da quello delle elezioni nazionali, quasi opposto. Il secondo è che con un’affluenza alle urne inferiore al 50 per cento, non solo il partito del non voto è il primo, ma ha la maggioranza assoluta. Al punto che ogni tentativo di analisi è condizionato in modo dirimente dalla variabile delle astensioni e la vera sfida tra le forze politiche sarà quella per richiamare alle urne gli elettori dispersi.

Un problema che sembra affliggere soprattutto il Pd, che pure a livello locale si presentava quasi ovunque insieme alle formazioni alla sua sinistra e che appare in difficoltà anche nelle zone di radicamento tradizionale.

Quanto all’exploit del centro-destra, erano mesi che tutti i sondaggi registravano la presenza di un’area elettorale pari se non superiore a quella di Pd e M5S. Tale area ha potuto fare il pieno a livello elettorale sfruttando al meglio il sistema per l’elezione dei sindaci, che le ha consentito di presentarsi come coalizione unitaria, almeno al nord e in parte del centro. Ma sul piano nazionale, con le leggi elettorali in vigore, che risultato avrebbe un ipotetico soggetto unitario, ammesso che sia possibile fare un “listone”? E poi che baricentro programmatico avrebbe, visto che l’elemento trainante sembra essere la Lega?

I Cinquestelle erano dei comprimari nella tornata dei ballottaggi. Ma laddove sono riusciti ad arrivare al secondo turno hanno portato a casa risultati significativi. E’ fin troppo evidente che le dinamiche alla base della nascita e dello sviluppo del movimento siano ben lontane dall’essersi esaurite.

Mentre oltre mille comuni hanno eletto i loro nuovi sindaci, a livello nazionale si torna quindi ai tre grandi poli, ma con un clima diverso: il centro-destra sull’onda, il M5S attendista e il Pd in affanno. Proprio il partito su cui poggia il governo in carica, alle prese con grane economiche a ripetizione e alla vigilia di importanti incontri europei in una fase decisiva per il futuro della Ue. Le elezioni politiche a volte sembrano dietro l’angolo, a volte paiono ancora lontanissime. E per il dopo l’incertezza è più grande che per il presente.

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