Fondazione Varrone

Dalla rabbia all’impegno: la lezione di Cardini, De Rita e Guzzetti dal forum della Fondazione Varrone

È stata una conversazione ricca di spunti e carica di suggestioni quella a tre voci tra Franco Cardini, Giuseppe De Rita e Giuseppe Guzzetti promossa in streaming dalla Fondazione Varrone

Dalla rabbia e dalla paura del tempo del Covid alla riscoperta delle relazioni e dell’impegno nel sociale come molla verso il futuro. È stata una conversazione ricca di spunti e carica di suggestioni quella a tre voci tra Franco Cardini, Giuseppe De Rita e Giuseppe Guzzetti promossa in streaming dalla Fondazione Varrone (e ora sul sito e sul canale YouTube) per prefigurare scenari di azione per il dopo Covid.

Scenari che saranno oggetto di un rapporto commissionato dalla stessa Fondazione al Censis, per offrire al territorio possibili strategie di rilancio.

«Sentiamo crescere una rabbia che nella prima ondata non c’era – ha detto il presidente Antonio D’Onofrio aprendo l’incontro – In compenso è rimasto intatto il peso della burocrazia e il deficit di programmazione che può pregiudicare seriamente la ripresa. La disoccupazione e la povertà hanno raggiunto livelli non più sostenibili e questa è una preoccupazione che sentiamo fortissima. Per questo, per prepararci meglio al dopo, abbiamo affidato al Censis un rapporto per preparare il reatino al dopo Covid».

«Noi storici non possiamo prevedere il futuro ma come ingegneri umanistici possiamo insegnare a ragionare, a mettere in rapporto tra loro dati e fatti, cosa che oggi sarebbe utilissima per battere la paura che abbiamo» ha esordito Cardini: quello che sicuramente servirà al Paese sarà più semplificazione e una maggiore equità, fiscale innanzitutto.

«Tra tunnel, deserto e guerra mi sembra che sia la guerra la rappresentazione più giusta per questo tempo di pandemia» ha detto De Rita, e pensando al dopoguerra che ci aspetta ha spostato il discorso dal come si ricomincia al chi ricomincia. «Ogni processo di sviluppo è fatto da soggetti precisi, ma i cittadini, gli imprenditori, i tecnocrati che rifecero l’Italia dopo la guerra oggi non li vedo. Sono i soggetti che fanno la differenza: voi sapete quanto col Censis io abbia lavorato a Rieti e come sia stato duro con la realtà reatina. Allargando il campo al Paese, mi preoccupa la tendenza a dare la responsabilità allo Stato: ma lo Stato oggi non può fare molto di più che dare bonus. Serve ristabilire il primato dei soggetti».

Tra i “soggetti” citati da De Rita – lo Stato, il mercato, i cittadini – Guzzetti ha concentrato l’attenzione sul vasto mondo del Terzo Settore e del fronte sociale che associazioni e imprese no profit sostengono, con il contributo spesso decisivo delle Fondazioni: «Di fronte al dramma che si profila nel dopo Covid dobbiamo far sì che i problemi sociali non vengano dopo i problemi economici, semmai il contrario. Non sarà il mercato a risolvere la crisi. Serve l’azione nel sociale, e lì le Fondazioni possono e debbono fare molto».

Poi un pensiero per i ragazzi del ’20, cresciuti nel tempo della pandemia: «Per loro la vita sarà assai più difficile di quanto non lo sia stato per noi» hanno detto all’unisono Cardini e Guzzetti, raccomandando di prepararsi alla fatica – «andate in montagna, fate sport anche duri» ha detto Guzzetti – ma soprattutto coltivando e inseguendo le proprie inclinazioni: «Fate quello in cui credete, altrimenti ogni lavoro sarà un supplizio e impegnatevi nel sociale: servirà a voi per capire meglio la realtà e al volontariato per ringiovanirsi».

De Rita ha aggiunto a questo il recupero delle relazioni. «Prima del Covid c’era stato il decennio del Vaffa che è la rottura delle relazioni per eccellenza, e poi i social che sono la patria delle relazioni circoscritte. Invece serve una vita di relazione ampia e radicata e poi la curiosità: senza curiosità e desideri da conquistare non c’è il gusto e la spinta che serve alla vita».

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