Dal Cicolano: un segno di presenza atteso con gioia

Tra i segni della sollecitudine e della carità pastorale del sacerdote ci sono le benedizioni nelle case in Quaresima e nel tempo di Pasqua: una preziosa occasione annuale di evangelizzazione e di conoscenza personale di tutti i parrocchiani e delle loro famiglie

Le benedizioni pasquali sono un’occasione preziosa per i sacerdoti e i fedeli. Grazie ad esse, infatti, i pastori possono avvicinare tutte le famiglie. La visita annuale del parroco è un impulso a rinsaldare i legami con la parrocchia e a riflettere sul percorso comunitario. In molti contesti, questa opera pastorale riesce più difficile, perché modalità e ritmi del lavoro costringono alla mobilità svuotando o quasi, durante il giorno, interi quartieri. Non mancano però realtà in cui la visita del sacerdote è attesa come un piccolo evento. E, proprio grazie al momento di vita spirituale vissuto fra le mura domestiche, i pastori riescono a individuare le difficoltà e le sfide che la parrocchia è chiamata ad affrontare.

Accade, ad esempio, a Corvaro, dove il nuovo parroco, don Francesco Salvi, ha raccolto volentieri la consuetudine avviata dal suo predecessore, che ancora lo affianca nel servizio. Don Daniele Muzi è infatti riuscito negli anni a mantenere il sapore di quella che un tempo era la benedizione del Sabato santo, durante il quale il prete entrava nelle abitazioni portando con sé l’acqua benedetta la mattina. Un uso che si legge ancora in alcuni segni di accoglienza nelle case, come la tovaglia bianca sulla tavola, completata dalla candela accesa e dalla croce.

Ma a Corvaro il rito non si limita alla benedizione, perché si accompagna alle confessioni e alla scelta di una casa in cui celebrare la messa. La liturgia vede la partecipazione di tutti gli abitanti del quartiere e si conclude con la benedizione delle famiglie in ciascuna abitazione.

«Si va di quartiere in quartiere – ci spiega don Francesco – ed è un momento molto intenso, che la gente aspetta con cura e coinvolgimento. Oggi sono venuti con me una quindicina di ragazzi, dell’eta della scuola media. Mi hanno accompagnato con grande gioia, una casa dopo l’altra».

Si procede dunque senza fretta, cercando di gustare il momento di preghiera e comunione.

Anche perché don Francesco, che ha preso servizio a Corvaro tre mesi fa, non ha certo atteso il tempo della Quaresima per entrare in rapporto diretto con i membri della comunità. «Dal giorno
del mio ingresso in parrocchia sono sono sempre stato presente – ci racconta – e ho avuto diverse occasioni per frequentare le case dei miei parrocchiani».

Un andare verso le persone, invece di attenderle in chiesa, che segue le indicazioni di papa Francesco, riuscendo particolarmente prezioso in un luogo che “di frontiera” lo è in tanti modi. E questo essere in movimento ha trovato un’immediata risposta nel sentimento di affetto e amicizia dei parrocchiani verso lo stesso sacerdote: «Anche la gente mi viene a trovare – conclude con Francesco – se capiscono che sono in casa, bussano. È bello, non ci si sente mai soli!».

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