Anniversari

Cento anni per l’Opera di don Minozzi: uno sguardo al passato per proiettarsi nel futuro

È stato il superiore don Savino D’Amelio a portare il saluto del consiglio generale della Famiglia dei Discepoli all’evento che lo scorso 17 agosto ha animato Amatrice nel segno dei 100 anni dalla fondazione dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia

È stato il superiore don Savino D’Amelio a portare il saluto del consiglio generale della Famiglia dei Discepoli all’evento che lo scorso 17 agosto ha animato Amatrice nel segno dei 100 anni dalla fondazione dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

Un evento di ringraziamento

Un evento importante tanto per i religiosi delle congregazioni fondate da don Giovanni Minozzi quanto per il paese, perché la storia delle due realtà si è vicendevolmente intrecciata, anche nei momenti terribili del terremoto del 2016 e delle fasi successive al sisma.

Già parroco di Amatrice, don Savino ha chiesto un minuto di silenzio per il grave lutto che ha colpito la congregazione maschile con l’improvvisa morte di don Antonio Giura, per 13 anni segretario generale Onpmi e poi per altri 12 consigliere delegato.

Il sacerdote ha poi richiamato il significato del convegno: «non un momento di autocompiacimento né autoreferenziale, ma di ringraziamento a Dio che attraverso i fondatori e tutte le persone che a vario titolo hanno operato in questo campo in questi cento anni», volgendo lo sguardo grato al passato ma anche proiettandosi verso il futuro «che vuol essere sempre più prossimo quale segno di solidarietà concreta verso il territorio».

Il saluto delle Ancelle

Per la congregazione femminile, è toccato alla vicaria generale delle Ancelle del Signore, suor Margherita Paolucci, porgere il saluto che, a partire dalle parole che padre Minozzi rivolse alla fondatrice delle suore, madre Maria Valenti, in una lettera inviata mentre si trovava in viaggio missionario a New York: un programma tracciato per le religiose, che per gli amatriciani sono state in tanti anni un punto di riferimento con «gesti di accoglienza, di preghiera, di generosità reciproca», e l’auspicio delle Ancelle è che «la nostra presenza ad Amatrice possa diventare in futuro sempre più concreta e idonea».

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