Bruciare per fare luce (Mc 4, 21-25)

Leggi e rileggi

Diceva loro: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Medita e rifletti

Come nella parabola del seminatore Gesù sottolinea la necessità di non soffocare il seme del regno di Dio, annunciato dalla sua parola, così nel presente brano siamo invitati a non chiudere gli occhi dinanzi alla luce che si impone e che, se accolta, diventerà sempre più sfolgorante. La luce di cui si parla è Gesù, la sua persona e il suo vangelo. Il regno che egli è venuto a inaugurare è un fuoco che vuol divampare, una luce che vuole risplendere, ma divamperà a suo tempo e brillerà a suo modo. Quando Gesù sarà “innalzato da terra” (Gv 12,32), allora sarà manifestata a tutti la sua luce, solo allora sarà posta sul lucerniere: il candelabro della croce. Contro ogni logica umana, sarà il nascondimento della morte a manifestare il fulgore della gloria del Signore.

Il lento, faticoso, ma inesorabile, “venire” della luce, così come si è manifestato duemila anni fa, nell’esperienza di Gesù, continua sempre a riproporsi nella vita della chiesa. Oggi, invece, non vi è chi non veda che la predicazione cristiana, in cui dovrebbe farsi presente il mistero luminoso del regno di Dio, sia svalutata, come una moneta che non ha più corso legale. Contro la comunità cristiana, chiamata ad essere segno eloquente delle grandi opere di Dio, nubi oscure e minacciose si addensano: incomprensione, rifiuto o solo indifferenza. Il tentativo delle tenebre di occultare la luce è sempre in azione; cercare di sottrarre ossigeno alla fiamma per farla collassare su se stessa è un espediente sempre attuale. Gli stessi discepoli, per non infastidire o forse peggio, per non essere infastiditi, abdicando al posto che loro compete “sul monte”, sembrano essere tentati di rannicchiarsi negli esigui spazi della penombra. Quante talpe dello spirito hanno ripreso a scavare artistiche catacombe, tanto sicure quanto lontane da occhi indiscreti! Quante cripte sotterranee, appaganti aule di mistiche rivelazioni o di liturgiche esaltazioni, ma incapaci di irradiazione. Quanti cunicoli e gallerie in cui risuona soffocata quella parola che, invece, andrebbe proclamata dai tetti. E’ la dissoluzione della speranza, lo svanire della certezza evangelica che ci dice come anche una piccola luce ha il potere di dissolvere le tenebre più oscure. Ma chi ha ancora il coraggio di “bruciare” per far luce?

  • Gesù nella mia vita è luce manifesta?
  • So essere testimone delle grandi opere che Dio compie nella mia vita e nel mondo?
  • Ho passione a sufficienza per “bruciare” per fare luce?

Prega

Signore Gesù, vera luce innalzata dal Padre sul lucerniere della croce per illuminare la vita di ogni uomo e del mondo intero, donami il coraggio di vivere gli spazi aperti, di testimoniare la mia fede alla luce del sole, di bruciare di una fede così appassionata tanto da portare un raggio di sole, di vita e di speranza a tutti coloro che mi vivono accanto.

Agisci

Non mi vergognerò della luce che Cristo ha acceso in me, con parole e nelle scelte quotidiane farò in modo che un raggio di tale luce possa illuminare il mio ambiente di vita.

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