Annamaria Massimi: il candidato a sindaco lo scelgono i cittadini

L’individuazione di un candidato sindaco spendibile per la prossima tornata elettorale al Comune di Rieti dovrebbe essere fatta sulla base di un programma politico e di indirizzo allo sviluppo del territorio e non sulle persone come sta avvenendo.

Solo dopo avere messo a confronto il programma dei vari candidati dovrebbe essere fatta la scelta tramite le primarie. Le aspirazioni di tutti sono legittime, ma che senso ha indicare dei nomi se non ci sono programmi da parte di chi si candida? In base a cosa vengono promosse le candidature?

Il modo in cui si fa politica nei partiti è sempre più lontano dai bisogni dei cittadini e dal buon senso. La politica deve essere a servizio della gente e scegliere un candidato sindaco è una cosa seria. In questi giorni, sia a destra che a sinistra, pare invece ridursi a un gioco di gruppo.

Ma il problema per i cittadini rimane. Cercano candidati autorevoli, con un programma credibile e una squadra di lavoro efficiente per realizzarli. Solo questo può rappresentare il “qualcosa di più” di un candidato rispetto ad un altro e guidare le scelte di voto.

Di fronte alla girandola di nomi dei possibili candidati a sindaco da parte dello schieramento di sinistra per le prossime consultazioni amministrative a Rieti, abbiamo posto alcune domande ad Annamaria Massimi segretaria cittadina del Partito Democratico e Consigliere Regionale nella passata Giunta.

Prof.ssa Massimi è vero che avete già scelto dei candidati a Sindaco nel vostro partito? E con quali criteri?

La scelta la faranno i cittadini. Come partito abbiamo previsto un percorso caratterizzato da consultazioni di iscritti e dirigenti e da incontri e confronti. Il percorso si concluderà nei primi giorni della prossima settimana. L’obiettivo è individuare la persona che possa interpretare e rispondere appieno alle reali esigenze del comune e dei suoi abitanti nel tempo che viviamo, essendo capace di coagulare intorno a sé il consenso delle forze politiche, dei movimenti, delle associazioni, delle forze produttive e sociali.

Crede che le primarie che tutti vogliono siano la strada più corretta e quella che possa dare alla Città il migliore candidato a sindaco?

Le primarie sono uno strumento di grande partecipazione democratica. Si trasformano in occasione di scontro sterile e dannoso se usate come mezzo di affermazione di personalismi o di gruppi di potere. Starà al senso di responsabilità di ognuno di noi, utilizzarle più o meno positivamente. È un metodo che ancora non ci appartiene culturalmente. C’è da augurarsi che con il tempo lo diventino.

Perché anche Lei non scende in competizione?

Non scendo in competizione perché per i dirigenti e gli organismi del partito io non rispondo alle caratteristiche sopra indicate.

Quali secondo Lei sono le priorità per rilanciare questa Città?

Come tavolo di centro-sinistra, abbiamo indicato delle priorità che verranno approfondite, articolate ed arricchite da ciascun candidato secondo la propria sensibilità e identità politica. Personalmente, forse da donna concreta, ritengo che qualunque percorso progettuale e programmatico rischierà di essere mera promessa elettorale se non ci saranno le necessarie condizioni economico-finanziarie. La priorità, in assoluto, sarà quella di verificarle e di aggiustare i conti.

Vede la Sinistra, così com’è, pronta per riconquistare la guida politica di questa Città o che auspica?

Il centro-sinistra sarà senz’altro in grado di riconquistare e poi governare la città solo se in fase di amministrative saprà compattarsi e sostenere con forza il candidato che uscirà dalle primarie.

Quale rapporto avete con le Associazioni varie sul territorio e con i giovani?

Tra i punti del programma c’è il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno all’associazionismo, alla cooperazione, alla mutualità e promozione di politiche giovanili. Affinché il programma non sia un insieme di buone intenzioni, è necessario lavorare ancora molto per accorciare le distanze tra la politica, i giovani e le associazioni. Sarà necessario escogitare modalità e individuare luoghi di incontro affinché la politica riconosca le altre realtà non solo nominalmente e i giovani e le associazioni riacquistino fiducia e credibilità nella e della politica.

Crede che la gente abbia bisogno di una svolta radicale nel modo di fare politica?

Sono profondamente convinta che si abbia bisogno di un diverso modo di fare politica. È una necessità che incomincia ad essere avvertita anche tra gli addetti ai lavori, ma per chi pratica vecchie modalità non è facile pensare ed agire diversamente. È necessaria un’inversione culturale che richiede tempi lunghi. La speranza e l’augurio è che avvenga.

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