Terremoto 2016

Amatrice, riapre il ristorante “Da Santino”: «È stato come tornare a vivere»

"Rinasce" il ristorante "Da Santino", punto di riferimento importante per tutte le persone che si dirigevano ad Amatrice perchè situato proprio alle porte del paese terremotato

Una bella storia, fatta di forza e di coraggio quella della signora Alberta Perilli che, lo scorso 15 giugno, ha riaperto la sua storica attività.

Il ristorante “Da Santino”, infatti, rappresentava un punto di riferimento importante per tutte le persone che si dirigevano ad Amatrice, poiché sorgeva proprio alle porte del paese, pronto ad accogliere tutti con un caloroso benvenuto.

La struttura, su cui ancora oggi sono visibili le insegne informative, è stata distrutta dalla scossa sismica del 30 ottobre 2016, ma è riuscita a rifiorire tre anni dopo, dislocata nella frazione di Santa Giusta, grazie alla tenacia di una grande donna che, alla bella età di 75 anni e nonostante le tante difficoltà, non si è mai arresa.

La signora Alberta ha ereditato l’attività di ristorazione dalla sua famiglia e racconta come le licenze per esercitare il mestiere si susseguano da ben tre generazioni, a testimonianza della grande passione che muove la sua cucina.

La perdita del locale a seguito del terremoto ha rappresentato dunque un tragico momento durante il quale dove sarebbe stato fin troppo facile perdersi e sentirsi smarriti e disperati.

Eppure, l’infaticabile Alberta Perilli non ha mai perso la speranza e, con l’aiuto dei suoi figli, è riuscita a ripartire.

L’iter non è stato di certo dei più semplici. Di fatto, ci sono voluti due anni per le pratiche burocratiche e cinque mesi per la realizzazione dello stabile, ma la gioia della nuova apertura è stata grande, forse ancor più grande di come sarebbe stata senza aver superato ostacoli che sembravano insormontabili.

«Per me questa inaugurazione ha significato tornare a vivere» dice Alberta, sottolineando come il suo lavoro sia volto soprattutto alle generazioni future, perchè possano riflettere sul fatto che «se sono ripartita io che non sono più giovanissima, possono a maggior ragione trovare loro il coraggio di andare avanti».

Un esempio di attaccamento al territorio attutato anche attraverso la scelta di inglobare nel suo staff alcuni giovani del luogo, nel tentativo di arginare il fenomeno dello spopolamento, nonchè un vero e proprio atto di coraggio, accolto dai compaesani con entusiasmo: «chi è rimasto ha trasmetto un bel segnale perché non si è arreso».

«Tutti i vecchi clienti – racconta Alberta con gioia – sono tornati, e la maggior parte di loro lo ha fatto portandomi dei doni, sono davvero commossa».

Così, le tante paure che l’attanagliavano, come l’incertezza sul ritorno dei clienti, la difficoltà nel trovare personale e l’adattamento ad un nuovo ambiente, sono state spazzate via dalla consapevolezza che Amatrice può ripartire, può farcela, «se tutti noi commercianti ricominciamo poco a poco a rialzarci, significa che abbiamo ancora qualcosa da offrire a questo territorio».

Una visione del tutto ottimistica del futuro da parte di una persona che nella vita ne ha passate tante, anche prima del terremoto. «Ma ora sono ripagata dall’affetto, e questo mio entusiasmo lo devo alle tante persone che mi sono state vicino nei momenti di difficoltà, in particolar modo quelle incontrate al Centro Caritas».

Anche nel pieno dell’emergenza, la signora Perilli ricorda come la passione per il suo mestiere l’abbia salvata. Mentre viveva in una casetta su ruote, ha continuato infatti a cucinare per i frati, per i volontari e per tutte le persone che si univano alla mensa: «Cucinare era un modo per tenerci uniti e non farci pensare alle cose negative».

Certamente, non è mai facile lasciare i luoghi in cui si è nati e lo è ancora di più per le persone di una certa età. Per questo, la storia di rinascita del ristorante “Da Santino” rappresenta un esempio di sensibilizzazione per le verdi generazioni, affinché trovino la forza di investire in questi luoghi e li valorizzino con idee ed energie giovani rinnovate, a partire dall’esempio dalla cordialità e il sorriso di Alberta, sorgente continua di sentimenti positivi.

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