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Alla ricerca del blu perfetto

Da una stilista dalla sensibilità verde l’idea di una collezione di abiti completamente ecosostenibile, giocata sulle sfumature del blu, che lega insieme sartoria, agricoltura e territorio

Nelle prime ore di giovedì 2 giugno, la stilista Eleonora Riccio si è recata nei campi della Riserva Naturale di laghi Lungo e Ripasottile alla ricerca della perfetta nuance di blu: l’inconfondibile indaco estratto dalla pianta del guado.

Questa pianta tintoria, di origine asiatica, durante il 1800 ebbe il suo maggior sviluppo nelle terre reatine, che ne diventarono produttrici fino all’avvento delle tinture artificiali. Proprio a causa del carattere autoctono del guado, Eleonora Riccio ha deciso di contattare la Riserva e stipulare una collaborazione che potesse dare vita ad una collezione di abiti completamente ecosostenibile. «Essendo il guado di nostra produzione, ho effettuato una ricerca e sono venuta a sapere che qui alla Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile non solo si effettuava la coltura di questa pianta, ma che c’era un esperto di botanica, il professor Alberto Lelli, che praticava la tintura dei tessuti attraverso l’estrazione dell’indaco dalla pianta stessa».

Ecco quindi le basi per un progetto che potesse parlare di arte, cultura e territorio. Attraverso le piantine del guado, seminate nei terreni della Riserva prime del lockdown e cresciute nonostante la difficile situazione dei mesi appena trascorsi, la stilista svilupperà una collezione ecologica dalle sfaccettature blu. «In questa collezione – ha raccontato – vertono il mio amore per la botanica e la storia affascinante di questa pianta dal cui pigmento si realizzeranno degli eleganti abiti che, dopo il lancio, potrebbero dare vita ad una vera e propria collezione itinerante, volta a far parlare di prodotti ecosostenibili totalmente Made in Italy».

Ma come si ricava l’indaco dalle foglie del guado? In questo caso l’aiuto è offerto dal professor Alberto Lelli che, coadiuvato dalle collaboratrici della Riserva, si è dedicato alla tecnica di estrazione, attraverso il metodo a caldo. Dopo aver portato ad ebollizione l’acqua, il professore ha inserito le foglie nel recipiente, lasciandole riposare per mezz’ora. In seguito, ha strizzato le foglie e passato con un setaccio l’acqua rimanente alla quale ha aggiunto carbonato di sodio. Dopo aver mescolato il composto, ha aggiunto del sale di zolfo per poi immergere le stoffe bianche fornite da Eleonora. Dopo circa un’ora, il professore ha estratto i capi dal recipiente e li ha passati sotto un getto di acqua corrente ed è lì che è avvenuta la “magia”: i tessuti brillavano nella loro nuova colorazione indaco.

Nell’attesa che le stoffe siano trasformate in abiti fashion dalle mani della stilista Eleonora Riccio, questa collaborazione ha dimostrato come le ricchezze del territorio possano ancora essere sfruttate, nel pieno rispetto dell’ambiente, per visioni all’avanguardia.

Entusiasmo espresso anche dal personale dell’ufficio Educazione e Comunicazione della Riserva: «È da tempo che abbiamo creato questo progetto in collaborazione con il professor Lelli: ogni anno seminiamo il guado e proponiamo delle attività a scopo didattico per le scuole e divulgativo per gli adulti. Siamo stati felici che Eleonora ci abbia contattato perché per noi questa può essere un’ occasione per far conoscere le nostre ricchezze anche fuori dal territorio locale», ha detto Teresa Rinaldi.

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