13. Gli organi della chiesa (non più esistente) dell’ex monastero di S. Fabiano

Organo dell’inizio Seicento

Nel 1604 la confraternita di S. Pietro Martire elargì un’elemosina al monastero di S. Fabiano «per fare l’organo in quella chiesa». Alla cui realizzazione attendeva forse quel maestro Lucullo di Alessandro Romano (autore dell’organo di S. Caterina) o qualchuno degli organari ternani (come fra Leone Vitelli, Matteo De Sanctis o Clemente Maggi) allora attivi a Rieti. Nel 1605 l’organo di S. Fabiano era già al suo posto, sopra la porta maggiore del tempio, dov’era anche il coro. L’ornato e la cantoria furono opera di Giovanni Porrina e Girolamo Rubei, due validi ebanisti, che nel 1612 erano in causa con le monache di S. Fabiano, dalle quali dovevano avere 50 scudi, appunto come compenso per l’esercizio della loro arte di falegnami nell’ornamento dell’organo esistente nella chiesa di detto monastero (causa mercedis in arte fabrilignarii pro ornamento organi existentis in ecclesia dicti monasterii).

All’epoca e fino al 1892, quando le religiose ne furono espulse, chiesa e monastero di S. Fabiano si trovavano in Via S. Francesco, a ridosso del complesso di S. Chiara. Oggi non esistono più.

All’inizio del XVIII secolo il vecchio organo era ancora in funzione in S. Fabiano. Infatti nel 1713, in occasione di una monacazione, furono pagati un tizio «che alzò li mantaci» e «per <suonare> l’organo» un certo Foschi (quasi certamente Carlo Foschi, in quel periodo organista a servizio della confraternita di S. Maria della Misericordia).

Organo di Adriano Fedri

Nel 1743, ammodernata la chiesa per iniziativa della badessa suor Maria Aurelia Staffa e ricostruita dal maestro Bartolomeo Bernasconi a pianta circolare (forse sull’esempio di S. Scolastica) e dipinta da Emanuele Alfani, vi fu installato «un organo novo <fatto> a spese delle religiose». Il nuovo strumento fu costruito da Adriano Fedeli-Fedri, come si afferma in un inventario del 1778, che così lo descrive:

«Un organo composto di sette registri, cioè principale ottava, quintadecima, decimanona, vigesima seconda, vigesimasesta e vigesimanona, che fa il compimento di sette registri di ripieno di voce umana, e flauto, in quinto. La cas<s>a, entro di cui sono due grossi mantici, è rustica, con suoi ruotoni, con sua tastatura, registratura e pedali. La cas<s>a al di fuori, ove è la mostra dell’organo, è di legno intagliato, con ornamento intorno detta mostra con due pilastri laterali con capitelli e festoni a capo ed a piedi d’essi pilastri, al di fuori de’ medesimi due cartelloni intagliati con una testa di serafino per ciascun pilastro. Sopra essa mostra vi è il suo architrave, fregio e cornicione centinato ed il tutto ornamentato, con un timpano o sia secondo ordine tutto intagliato, che forma il compimento del sudetto organo, opera del signor Adriano Fedeli».

L’organo era ancora al suo posto nel 1829:

«Nella chiesa medesima vi è l’organo, al di sopra del quale vi è un coretto spazioso colle sue gelosie proporzionate, oltre altri otto coretti nelle pareti laterali, parimenti colle sue gelosie».

L’ultima segnalazione è del 1918. Dopo questa data è andato perduto nella ristrutturazione dell’intero complesso di S. Fabiano, destinato ad altro uso. Oggi il vecchio edificio è sede di una scuola, la chiesa è stata cancellata e dell’organo del Fedri non vi è traccia. L’odierno monastero di S. Fabiano si trova in Via Garibaldi.

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