Covid

Meno dosi per i più giovani: quanto può costarci lo stop di J&J

Se anche per il vaccino americano dovessero essere decisi limiti d’età 60 milioni di fiale (le 26 di J&J oltre alle 34 di AstraZeneca) diventerebbero inutilizzabili per gli under 60. Come sostituirle?

S’è sbriciolata in meno di un’ora la certezza che la campagna vaccinale italiana potesse filare liscia dopo il pasticcio (non proprio risolto per altro) su AstraZeneca. Alle 12.30 le prime 184mila dosi del vaccino Johnson&Johnson entravano, puntuali, nell’hub nazionale della Difesa di Pratica di Mare; alle 13.26 le agenzie di stampa battevano la notizia della sospensione dello stesso vaccino da parte della Food and Drug administration americana. Tutto da rifare, di nuovo. E considerando che si tratta della terza volta nel giro di un mese, persino per un uomo granitico come il commissario all’Emergenza Figliuolo l’imprevisto è tutt’altro che facile da digerire.

I conti, prima di tutto. Lo stop Usa, che coincide – da Jannsen lo annunciano nel primo pomeriggio – con lo stop delle consegne previste per l’Europa, in linea teorica non influisce sulla possibilità di somministrare le dosi ricevute da questa parte dell’oceano. Eppure – è la scelta più ovvia e ministero della Salute e Aifa la comunicano verso sera, dopo un lungo vertice – quelle appena consegnate in Italia resteranno ferme proprio a Pratica di Mare, in attesa della pronuncia dell’Fda e dell’Ema. Anche se «andranno usate» dice Speranza, «i benefici restano maggiori dei rischi» ripete l’Aifa. Meno 184mila dosi, dunque, rispetto alle attese: decisamente poca cosa rispetto al carico settimanale di Pfizer (3 milioni di vaccini, che saranno consegnati a partire da giovedì). E qui può essere trovata la prima, e forse anche l’unica buona notizia della giornata: per questo mese, almeno, lo stop di J&J non ci farà troppo male. I guai arriveranno dopo: l’azienda americana, infatti, giocava un ruolo decisamente più importante nel prosieguo del piano vaccinale italiano, con 7,3 milioni di dosi previste tra maggio e giugno, quasi 16 milioni tra luglio e settembre e infine 3,3 milioni da ottobre alla fine dell’anno. Ventisei milioni di vaccini in tutto, col jolly dell’unica somministrazione, che li avrebbe trasformati in 26 milioni di vaccinati effettivi.

Ma la tegola della sospensione di J&J ha un’altra ripercussione dirompente: come procedere, cioè, con la campagna di vaccinazione qualora – come è prevedibile che accada – anche nel caso del vaccino americano venga precauzionalmente fissato un limite d’età. Escludendo, in particolare, i più giovani. Considerando che tra maggio e giungo avremo infatti vaccinato tutti gli over 60 (una platea stimata in circa 13,6 milioni di persone, per cui saranno necessarie circa 27 milioni di dosi considerando anche i richiami), è evidente come a quel punto avanzerà un numero enorme di dosi di AstraZeneca e J&J (60 milioni, sommando i 34 milioni attesi dall’azienda svedese ai 26 attesi dagli Usa) e mancheranno vaccini a mRna con cui immunizzare gli under 60. E questo nonostante la possibile – ma ancora incerta nei tempi – approvazione di CureVac, il vaccino tedesco simile a Pfizer e Moderna di cui l’Italia avrà tuttavia a disposizione poco più di 7 milioni di dosi. Il problema, insomma, in mancanza di altri accordi (o di una revisione dei limiti d’età decisi ora sull’onda dei timori e della precauzione) potrebbe diventare proprio il raggiungimento della tanto agognata immunità di gregge nei tempi previsti: l’estate, o settembre. Mete che si allontanano.

Nel frattempo l’obiettivo che resta a portata di mano e che va raggiunto è quello di proteggere i più fragili, abbassando così la curva dei morti e dei ricoveri: «Basta guardare i dati dei decessi – ha ribadito ieri il ministro della Salute Roberto Speranza –. Il 60% delle persone che ha perso la vita ha più di 80 anni. Il 95% delle persone che ha perso la vita ha più di 60 anni. Vaccinare le persone più in avanti negli anni significa salvargli la vita». E, fatto non proprio secondario, procedere celermente con le riaperture. Ci sono i vaccini per farlo, ci sono sempre più centri operativi, ci sono le regole d’ingaggio (la “rivolta” di De Luca sulle priorità è stata prontamente sedata da Figliuolo, senza troppe ripercussioni): ieri sera il contatore del ministero segnava 13.377.145 milioni di italiani vaccinati con un dose, di cui oltre 4 milioni con due. Si tratta del 7,8% della popolazione vaccinabile over 16 (circa 51 milioni) e del 6,6% della popolazione totale (circa 60 milioni); se si guarda al totale, al momento risulta parzialmente o totalmente immunizzato il 15,7% della popolazione. Tra gli ultranovantenni i vaccinati con una dose sono il 74,7% (con due il 49%), tra gli over 80 il 75,5% (con due il 42%) e tra gli over 70 il 24,6% (un dato in netta crescita, anche se a due dosi la percentuale si ferma ancora al 2,9%).

da avvenire.it

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