Leonardo e l’animo femminile

L’artista della Gioconda e del Cenacolo, l’illustratore dei moti dell’animo, lo scienziato che indaga i segreti del corpo umano

Quando si parla di Leonardo da Vinci si pensa al genio universale, ai suoi codici manoscritti, ai disegni, ai meravigliosi dipinti e ai tanti avveniristici progetti. Leonardo è l’artista della Gioconda e del Cenacolo, l’illustratore dei moti dell’animo, lo scienziato che indaga i segreti del corpo umano. Da uomo del Rinascimento visse girovagando tra i comuni e le signorie, dove la sua abilità fu richiesta anche per eseguire i ritratti. Si è spesso convinti che fu Raffaello ad eccellere nella ritrattistica femminile, ma la produzione di Leonardo annovera opere straordinarie che sono espressioni di quel fascino misterioso che solo lui sapeva catturare nei volti.

Uno dei primi è il “Ritratto di Ginevra Benci” (Washington, National Gallery of Art) realizzato intorno al 1474, anno in cui la giovane donna sposò Luigi Nicolini. Leonardo esalta nella tavola il carattere e la somma erudizione di Ginevra, infatti Lorenzo il Magnifico considerava la Benci una delle donne più colte di Firenze. Il viso rivela una forte caratterizzazione psicologica che si manifesta nello sguardo fiero e sapiente. Ginevra non indossa alcun gioiello e il suo abbigliamento semplice definisce la figura di una donna pronta al dialogo con il suo interlocutore. Leonardo in ossequio ad un gioco di rimandi lessicali inserisce alle sue spalle un albero di ginepro che esalta anche il candore espressivo del viso. Diversamente da Ginevra Benci, con la famosa “Dama con l’ermellino” (Cracovia, Castello di Wawel) del 1488-90, l’artista ritrae un’altra faccia dell’animo femminile. Lei, Cecilia Gallerani, è una donna raffinatissima e delicata, è il simbolo perfetto dell’eleganza femminile, ma è concentrata esclusivamente a contemplare il volto del suo amato. Non c’è modo di avere un dialogo con lei. Cecilia indossa un meraviglioso abito che non eccede nello sfarzo, ma è vivacizzato da maniche bicolori adornate di nastrini neri annodati a mò di losanghe che formano piccoli sbuffi. Con grande abilità Leonardo supera la classica rappresentazione di tre quarti attraverso la doppia torsione del busto e del volto, che dona al dipinto un forte senso di dinamicità. Inoltre la rappresentazione dell’ermellino, benché anatomicamente corrisponda piuttosto ad un furetto, allude alla purezza e all’incorruttibilità e deriva, nella sua traduzione in greco (galé), dal cognome della ragazza.

É sfuggente anche lo sguardo della “Belle Ferronnière” (Parigi, Musée du Louvre) del 1490-95, che raffigura una fanciulla a mezzo busto che sembra invitare solo per un attimo lo spettatore al dialogo, per poi volgere gli occhi altrove. L’eleganza matura della donna si manifesta nel volto dai tratti decisi, nell’abbigliamento ricercato e nell’eleganza dei gioielli, come il diadema rosso sulla fronte e la collana bicolore avvolta in tre cerchi. Ma se di sguardi si parla, non si possono certamente dimenticare gli occhi più famosi della Storia dell’Arte, quelli della Gioconda o Monna Lisa (Parigi, Musée du Louvre ) dipinta tra il 1503 ed il 1506. Indagatori e ammiccanti, sono accompagnati da un sorriso enigmatico e ironico. La Gioconda è un’opera d’arte dentro l’opera d’arte: Leonardo concentra tutta la carica rappresentativa nel volto, dove una strana e immaginifica forza magnetica sembra rapire gli occhi dello spettatore, mentre tutto il resto lentamente scompare. Lei è il ritratto del mistero che si cela in ogni donna.

One thought on “Leonardo e l’animo femminile”

  1. Ravecca Massimo

    L’ipotesi principale riguardo al personaggio ritratto nella Gioconda è che sia il ritratto di una signora fiorentina, stranamente non consegnato al committente. […]. Carlo Vecce è arrivato ad affermare che, iniziato il ritratto di Lisa Gherardini a Firenze e lasciatolo a mezzo, Leonardo ne avrebbe mutato il soggetto a Roma terminandolo come ritratto di Isabella Gualandi. […]. C’è chi vi ha visto una donna incinta. Martin Kemp vi scorge un’analogia tra la futura madre e l’acqua sullo sfondo come madre della Terra, chi un ideale di bellezza universale, chi un compendio dell’arte e delle conoscenze di Leonardo:
    Monna Lisa contiene nel suo corpo il mondo, è il paesaggio Ma forse il quadro è anche e contemporaneamente un abile gioco di prestigio, un artificio sofisticato, un complesso trucco pittorico, per raffigurare non una persona vera, ma un volto ideale, un concetto. La stessa luce che pervade il dipinto è artificiale, frutto delle conoscenze di ottica dell’autore: L’illuminazione del volto non corrisponde affatto all’illuminazione naturale di una loggia, che dovrebbe ricevere la maggior parte della luce dal lato aperto verso l’esterno. Nel ritratto, tuttavia, Lisa è illuminata da una fonte di luce situata in alto a sinistra, oltre il margine del quadro e non troppo lontana dalla sua superficie. L’illuminazione del volto, veicolo per eccellenza dell’espressione dell’anima, risulta quindi frutto di un artificio. (F. Zöllner, Leonardo da Vinci, Taschen, 2011, trad. it. B. Baroni, L. Butani, S. Candida, F. Pilli, V. Tipertelli, p. 161). […]:l Mario Alinei (1926) ha sostenuto, basandosi su una sua esperienza personale connessa alla morte di una persona cara, e analizzando la personalità e le opere di Leonardo, che sia il ritratto di una giovane donna morta, con gli occhi ancora aperti.
    Sia il ritratto di una donna incinta, che l’autoritratto al femminile di Leonardo, che l’idea di Alinei contengono temi ricorsivi. Nella prima ipotesi abbiamo un volto nascente dentro un altro, nella seconda un volto ne nasconde un altro, nella terza: La Gioconda è, di fatto, due volte finta: finta in quanto opera d’arte, ma finta anche come morta che si finge viva. […]. Proprio come nel gioco di prestigio, in cui non siamo noi a vedere, ma qualcuno che ci fa vedere ciò che vuole. […]. La Gioconda ci appare, così, come una nuova e straordinaria interpretazione della Medusa che Leonardo disegnò da giovane, […] Una Medusa moderna ed eterna, […], ci fa prima sentire il profumo dell’amore, e poi ci conduce a sfiorare la morte lasciandoci, smarriti, sull’orlo di un abisso. (M. Alinei, Il sorriso della Gioconda, Il Mulino, Bologna, 2006, pp. 122-3).
    Nell’inquietante e suggestiva ipotesi di Mario Alinei, la prima opera andata perduta di Leonardo e collegata con l’ultima. Leonardo per soddisfare l’ipotesi di Alinei potrebbe “semplicemente” aver fatto un ritratto ideale di una giovane donna morta basandosi sulle sue esperienze di anatomista. . Alinei potrebbe aver visto giusto. Le varie teorie non si escludono a vicenda, che siano state avanzate e validamente sostenute è comunque significativo. […] Cfr. ebook/kindle. Leonardo e Michelangelo: vita e opere..

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