Governance della Rete. L’Italia ci prova

Laura Boldrini

L’iniziativa è stata promossa dalla presidente della Camera, Laura Boldrini

L’Italia è al lavoro per formulare una sua proposta di “governance” della Rete. La speciale Commissione è insediata alla Camera dei Deputati da luglio e la scorsa settimana, Antonello Giacomelli (sottosegretario alle Comunicazioni) ha presentato lo stato dei lavori a Fadi Chehadé, presidente e Ceo dell’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, l’Ente che gestisce i domini Internet).

Il “Bill of Rights” della Rete è un’idea della presidente della Camera, Laura Boldrini. La presidente Boldrini aveva già preso posizione più volte, anche a seguito di invettive e minacce online, per denunciare l’assenza di norme e la necessità di predisporre nuove leggi per la Rete. All’inizio del suo mandato aveva spiegato che “se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada” e aveva invocato il ritorno al rigore della legge Mancino a proposito dell’incitamento al razzismo e all’odio razziale sul web. All’intervento erano seguite numerose polemiche, costringendola a rettificare ed aggiustare il tiro, smentendo l’intenzione di affrontare l’argomento di una nuova legge per il web.

Lo scorso giugno, però, Laura Boldrini torna sui suoi passi ed annuncia la volontà di avviare i lavori di una speciale Commissione per la stesura di un “Internet Bill of Rights” sul modello del cosiddetto Marco Civil, legge-quadro brasiliana che fissa i principi in materia di diritto d’accesso, tutela della privacy, neutralità della Rete e libertà di espressione. Un documento di respiro europeo che sia presentato dall’Italia ai partner europei durante il semestre di presidenza. “Internet è un ponte essenziale”, ma c’è bisogno di nuove regole, dichiara la Presidente, perché “ognuno si sta sentendo vulnerabile: personalità di governo, istituzioni, ma anche i cittadini, i cui dati potrebbero essere usati in modo spregiudicato per vari fini, inclusi quelli commerciali, attraverso i social media”.

La Commissione inizia i suoi lavori lo scorso 28 luglio ed a presiederla è chiamato Stefano Rodotà (giurista e politico, presidente dell’autorità per la protezione dei dati personali dal 1997 al 2005). Assieme a Rodotà compongono la Commissione 10 deputati “attivi sui temi dell’innovazione tecnologica e dei diritti fondamentali” e 13 tra studiosi ed esperti. “Carte dei diritti ce ne sono già tante – spiega Rodotà -, ma tendevano a ripetere all’impronta quanto è contenuto nelle costituzioni dei vari Paesi. Noi intendiamo invece concentrarci sui diritti che Internet ha fatto nascere o ha messo in discussione, come nella sfera della privacy, un concetto che si è molto ampliato con internet, basti pensare ai social network e al fatto che in essi il nostro privato è inserito in uno spazio molto, ma molto pubblico”. La bozza di documento sarà poi sottoposta al vaglio del Parlamento ed aperta al contributo della Rete, attraverso la piattaforma civi.ci.

L’obiettivo finale è di presentare ufficialmente il documento ai partner europei il prossimo 13 e il 14 ottobre, durante la Conferenza internazionale sui diritti fondamentali applicati alla rete. Per il momento il documento ancora non è circolato e gli altri Paesi dell’Ue non si sono esposti: il Consiglio informale Ue delle telecomunicazioni, che si terrà a Milano il 2 ed il 3 ottobre, sarà un primo test interessante per l’Italia.

One thought on “Governance della Rete. L’Italia ci prova”

  1. Informatic

    L’Unione Europea somiglia sempre più all’Unione Sovietica: ora vogliono anche azzerare la libertà su internet, con la scusa dei reati, già oggi perseguibili conil codice penale attuale, che si commettono in rete.
    Che a proporre la legge sia gente come Laura Boldrini e Stefano Rodotà, che non sanno nemmeno cosa sia un’Iphone, spiega già tutto.

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