«Conoscere, contaminarsi e rimetterci per vincere la malattia infernale dell’indifferenza»

Un fiume di ragazzi, ma anche di uomini e di donne, ha attraversato il centro di Rieti per dare vita a “Ponti di memoria, luoghi d’impegno”: la marcia organizzata da Libera, come ogni 21 marzo, in contemporanea in tutte le città d’Italia. «Ci sono duemila e duecento persone» ci spiega Maurizio De Marco, responsabile della realtà sociale che ha dato vita alla giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Il coloratissimo corteo, che ha coinvolto le scuole reatine, le autorità civili e militari e le forze sindacali, è partito da porta Cintia, per risalire fino a piazza Vittorio Emanuele II. Sotto il Comune di Rieti, un palco ha visto alternarsi studenti ed esponenti della società civile, accompagnati dalla musica degli studenti del Conservatorio di Rieti, nella lettura dei nomi delle vittime di mafia.

«Una lunga litania, ma inutile se la memoria non si trasforma in impegno» ha spiegato il vescovo Domenico prestando la voce agli ultimi nomi in elenco. È la «malattia infernale dell’indifferenza» il rischio dal quale mons. Pompili ha voluto mettere in guardia, proponendo «tre strade da percorrere insieme».

La prima è la conoscenza: «conoscere è il primo modo per non rimanere indifferenti. Se non si conosce la dinamica dei problemi, siamo condannati a prenderle sempre». La seconda è “contaminarsi”, perché «soltanto quando si entra dentro i fatti concreti se ne viene modificati». La terza strada è quella di mettere in preventivo di rimetterci: «a fare queste cose non ci si guadagna. Si va contro l’imperativo categorico del nostro tempo».

Tre vie che hanno risuonato come un augurio di pace in vista della Pasqua.

Foto © Massimo Renzi