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Il vescovo visita Shire e Phoenix: «la proprietà sta nel contributo di ciascuno»

Nel mese di aprile, prosegue il ciclo di visite del vescovo Domenico nelle aziende reatine per la benedizione pasquale. Un ciclo di incontri che nella mattina dell’11 aprile ha visto mons Pompili, accompagnato dal direttore dell’Ufficio Problemi Sociali e Lavoro, don Valerio Shango, recarsi in due importanti realtà del nucleo industriale reatino: la Shire e la Phoenix.

Nel mese di aprile, prosegue il ciclo di visite del vescovo Domenico nelle aziende reatine per la benedizione pasquale. Un ciclo di incontri che nella mattina dell’11 aprile ha visto mons Pompili, accompagnato dal direttore dell’Ufficio Problemi Sociali e Lavoro, don Valerio Shango, recarsi in due importanti realtà del nucleo industriale reatino: la Shire e la Phoenix.

Oltre all’aspetto religioso, le visite sono ovviamente utili a tenere il filo di un tema complesso e delicato come è quello del lavoro nel nostro territorio. Non a caso, nel rivolgersi a lavoratori e dirigenza della Shire, don Domenico ha preso spunto spunto da un frammento degli Atti degli Apostoli che descrive i cristiani della Chiesa alle sue origini: una comunità idealista nella quale la condivisione era tenuta in conto assai maggiore della proprietà privata. Uno spunto che il vescovo ha confrontato con «due secoli in cui sulla proprietà del lavoro si sono fatte grandi battaglie, ci si è contrapposti, ma si sono fatti anche tanti progressi».

E questo per portare alla luce un fatto: che «la proprietà non sta semplicemente in capo a chi la rappresenta», ma nelle menti, nelle forze, nel contributo di ciascuno, ma non senza riconoscere «la distinzione delle responsabilità».

L’auspicio del vescovo è stato allora che la Parola aiuti tutti a riscoprirsi «come parte necessaria di questa proprietà e ci si diriga verso questa visione di maggiore comprensione e non sulle dinamiche della contrapposizione» che sono sì necessarie, «perché un conto sono i dipendenti e un altro sono i dirigenti», ma non tolgono che «la proprietà complessiva attiene a ciò che di sé ciascuno dà a questa causa».

Un discorso che mons Pompili ha poi ampliato alla Phoenix guardando alla figura del profeta Isaia. «Un profeta – ha spiegato il vescovo – è soprattutto un visionario: non è il matto di turno, ma colui che vede al di là di ciò che cade sotto i suoi occhi e quindi sa andare al di là delle apparenze». E anche se guardando al mondo del lavoro «ci vorrebbe più che uno sguardo visionario, uno sguardo preoccupato», don Domenico ha invitato a recuperare la capacità di guardare lontano, di «saper andare oltre a quelli che sono i momenti limitati, presenti, per cercare di proiettarsi nel futuro».

Un modo di pensare che ben si accorda con il capannone che l’azienda sta sistemando di fianco al suo stabilimento principale, nel quale mons Pompili ha visto «uno sforzo contro le apparenze, perché di questi tempi non ci si amplia, ci si riduce». Il nuovo capannone è dunque il segno di «uno sguardo che sa andare oltre», prezioso perché «o abbiamo questa capacità visionaria, o non ci rimane che la rassegnazione».

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