Verso l’Incontro pastorale: Camminare. La tradizione del pellegrinaggio

Un modo antico di camminare, attualmente rivitalizzato nel tracciato dei cammini di fede, è il pellegrinaggio vissuto durante i secoli del medioevo con particolare intensità da chi spesso a rischio dell’incolumità fisica tentava di raggiungere la Terrasanta.

L’indizione giubilare da parte di Bonifacio VIII intercettò il sincero bisogno di testimonianza che animava i pellegrini indicando la città di Roma come meta più sicura per compiere un’esperienza tanto importante.

Giusto un secolo più tardi, tra il 1398 e il 1400, il movimento penitenziale dei Bianchi Battuti percorse in pellegrinaggio le strade della Valnerina, da Assisi a Vallo di Nera, da Terni a Leonessa a Rieti, per sostare poi nella Sabina tiberina a Montebuono e Poggio Mirteto, avvicinandosi a Roma in tempo per il giubileo. I flagellanti lasciarono una singolare serie di testimonianze pittoriche nei luoghi in cui avevano trovato ospitalità durante il loro passaggio. Se a Vallo di Nera un valido pittore della scuola di Camerino raffigura proprio il cammino devozionale, con i pellegrini vestiti di bianco allineati al seguito del loro gonfalone, negli altri luoghi dell’itinerario vengono replicate con modestissime varianti le immagini del miracolo dei pani e della Madonna dell’olivo.

A Rieti, i Bianchi Battuti sostarono presso la chiesa suburbana di Sant’Eusanio, come rivela l’affresco del primo Quattrocento, nella parete a cornu Epistulae.

Qui, probabilmente, si riunirono con il gruppo di pellegrini provenienti dalle vie della lana che attraversavano la frontiera tra il Regno di Napoli e il Patrimonio di San Pietro. L’ultima tappa in territorio di Regno fu a Santa Rufina presso la chiesa intitolata alla Santa che in anni recenti ha restituito dalla parete del catino absidale la bella immagine quattrocentesca della Madonna incoronata dagli angeli che accoglie sotto il suo manto il popolo dei suoi fedeli, tra cui si mostrano i flagellanti nelle loro candide vesti (Foto 1).

La fabula picta nella chiesa reatina di Sant’Eusanio narra invece la vicenda del miracolo dei tre pani che è a fondamento della devozione penitenziale contestualizzandola sullo scenario della città (Foto 2).

La Vergine Maria, alla destra della scena, appare al contadino impegnato a dissodare il campo, mentre il Cristo in veste di pellegrino osserva da sinistra, appoggiato al suo bastone. Al racconto narrato nel primo registro del dipinto dall’anonimo artista reatino fa da sfondo a sinistra la superficie rocciosa dei monti, mentre in alto si staglia la città murata

con le sue case-torri, in cui si è voluta riconoscere l’immagine della Rieti medievale mentre il confronto con gli analoghi affreschi disseminati lungo l’itinerario giubilare suggerisce che si tratti della città di Assisi.

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