Undicesimo: non sprecare

Tra le piccole cose che possono produrre molto frutto c’è da segnalare un interessante work-in-progress nato all’interno del Servizio Civile affidato all’associazione Musikologiamo.

Nasce dai Volontari di Servizio Civile in forza all’associazione di promozione sociale Musikologiamo il progetto RIalimenta, un piano tutto locale che mira al recupero dei prodotti alimentari scartati dalla catena agroalimentare per ragioni economiche o estetiche, oppure perché prossimi alla scadenza di consumo, pur essendo ancora perfettamente commestibili. Tutto cibo che in assenza di un possibile uso alternativo sarebbe destinato a finire tra i rifiuti, producendo conseguenze negative dal punto di vista ambientale.

«Speriamo di riuscire a partire nel mese di gennaio» ci dicono Silvia Santilli e Federica Troiani – spiegando che il gruppo di lavoro sta finendo di attrezzarsi e di fare i vari “giri” nella burocrazia, alle Asl e così via. Una preparazione portata avanti con metodo e stretta attenzione alle norme anche grazie alla presenza tra i volontari del servizio civile di un laureando in Tecniche della Prevenzione: suo il compito di stilare le linee guida per rendere sicuro ed efficiente ogni passaggio.

Il tutto con la speranza di riuscire a fare del progetto una attività stabile nell’ambito del cosiddetto terzo settore, da intrecciare alle opportunità offerte dal Servizio Civile nazionale.
A Silvia e Federica chiediamo come è nato il progetto e ci spiegano di essere rimaste colpite da una serie di articoli sullo spreco alimentare. «Secondo una stima di Coldiretti, in Italia sono 10milioni all’anno le tonnellate di cibo sprecato. L’altra faccia della medaglia sono un miliardo di persone che soffrono la fame. Ci siamo chiesti se almeno nella dimensione locale non fosse possibile recuperare almeno una parte dei beni alimentari possibili e rimetterli in circolazione. E ci è venuto spontaneo individuare nella mensa di Santa Chiara il punto di convergenza della raccolta, visto che accoglie tra le 50 e le 70 persone al giorno oltre a portare anche pasti a domicilio a circa 60 famiglie bisognose che vivono la fame come una vergogna».

Il metodo adottato è quello della costruzione di una rete territoriale di economia solidale: «hanno già dato la loro adesione ristoranti, bar, catering, alimentari, supermercati. In linea di principio la raccolta può essere effettuata presso qualunque esercizio intenda destinare a scopi sociali la propria eccedenza alimentare. Anche perché la possibilità di salvare il cibo in eccedenza dalla spazzatura in Italia è possibile grazie ad una legge, detta “del Buon Samaritano”, che ne disciplina il recupero e la distribuzione ai fini di solidarietà sociale. Dal punto di vista pratico ci aspettiamo di poter fare la raccolta a chiamata piuttosto che secondo un programma fisso. Perché molto dipende ai ritmi di lavoro delle aziende e anche dai periodi».

Ad avvantaggiarsi degli interventi di Ri-Alimenta saranno le categorie più deboli, ma i destinatari del progetto, patrocinato dal Comune di Rieti, sono un po’ tutti i cittadini e le cittadine: «ci interessa ottenere un’economia etica e permettere la costituzione di una rete sociale, ma ci preme di promuovere anche una più diffusa consapevolezza ecologica, che tenga conto dei costi ambientali di produzione e smaltimento del cibo».

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