Giugno Antoniano Reatino

Una lezione dal Giugno Antoniano: «Sbilanciarsi verso gli altri e rischiare senza attendere al varco»

La mancata uscita del santo in questo Giugno Antoniano è uno dei segni della crisi che stiamo attraversando. Ma la forma atipica dei festeggiamenti non è priva di insegnamenti e punti di forza

Il coraggio dell’accoglienza, in mezzo a circostanze obiettivamente difficili. È una delle lezioni che il vescovo Domenico ha indicato a quanti si sono ritrovati nella chiesa di Sant’Agostino per la Messa celebrata al termine del Giugno Antoniano Reatino, in corrispondenza del momento in cui avrebbe dovuto iniziare la Processione dei Ceri. Proprio la mancata uscita del santo è un segno tra i tanti del fatto che «siamo nel bel mezzo di una crisi».

Facendo eco al brano del Libro dei Re della prima lettura, mons. Pompili ha rilevato che «Ci siamo ritrovati all’improvviso poveri e invecchiati da una serie di limitazioni comprensibili, ma che ci hanno penalizzato». Proprio in questo, tuttavia, si innesta il senso della festa di sant’Antonio, che a dispetto delle condizioni avverse «ha fatto emergere “cose” che andranno sviluppate nei prossimi anni».

Ad esempio, la benedizione dei bambini: non si è potuta svolgere nella forma consueta in piazza San Francesco, e allora è stata la reliquia di sant’Antonio che ha fatto il giro delle parrocchie per incontrare i piccoli con le famiglie. «I frati e la Pia Unione – ha notato il vescovo – si sono inventati un’altra cosa: più agile e più estroflessa. Accogliere significa fare il primo passo e non attendere al varco. Anche il Vangelo tornerà ad essere interessante se chi lo annuncia non se ne sta imbronciato, a braccia conserte, ma si sbilancia e rischia con qualche proposta verso gli altri».

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