Mondo

Trump-Biden: primo dibattito infuocato

Il primo confronto tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti si è svolto tra interruzioni e insulti

Attacchi personali, insulti, interruzioni continue. E un moderatore esasperato che richiama più volte, con forza, Donald Trump al rispetto delle regole del dibattito. Il primo duello televisivo fra i due candidati alla Casa Bianca per le elezioni del 3 novembre prossimo, conclusosi all’alba italiana, è stato a dir poco turbolento. Il presidente Usa ha definito l’avversario “non intelligente” e Joe Biden ha risposto chiamando il rivale “un pagliaccio” e il “peggior presidente che l’America abbia mai avuto”. In un momento di frustrazione, dopo aver tentato invano per più di un minuto di rispondere a una domanda mentre il rivale alzava la voce, l’ex vicepresidente ha perso la pazienza e intimato al presidente di “stare zitto”.

Sulla sostanza i 90 minuti di botta e risposta non hanno prodotto grosse novità. Biden ha accusato Trump di aver gestito in modo disastroso la pandemia da coronavirus, facendosi prendere dal panico, nascondendo agli americani la verità sulla pericolosità del virus e provocando decine di migliaia di morti inutili. Il capo della Casa Bianca ha invece ribadito di aver fatto “un ottimo lavoro”. Poi ha insistito che il voto per posta, permesso ormai in 44 Stati Usa e incoraggiato da molti governatori come misura contro la pandemia, sarà fonte di frode massiccia, tanto che il risultato del voto potrebbe essere inaffidabile — un timore non giustificato dall’esperienza del passato né dalle agenzie di sicurezza americane. Trump quindi ha avvertito che i risultati della consultazione potrebbero non essere dichiarati “per settimane”. Biden ha sostenuto che gli Stati Uniti sono “più deboli, più malati, più poveri e più divisi” rispetto a quasi quattro anni fa, all’insediamento dell’Amministrazione repubblicana. Trump ha cercato di provocarlo sollevando dubbi su presunti affari loschi (mai provati) del figlio Hunter in Ucraina. E ha accusato il democratico di sostenere una “piattaforma radicale di sinistra” che porterà a tagli alle risorse per la polizia e a un aumento del crimine e della violenza nelle città Usa. Proprio difendendo il bisogno di “legge e ordine”, parole d’ordine chiave per la campagna del repubblicano, il presidente ha lanciato un appello alla sua base, invitandola ad aiutarlo a “tornare ai valori di base del nostro Paese”, rispetto al disordine provocato dalle manifestazioni degli ultimi mesi contro la discriminazione razziale. Un richiamo, questo, che Biden ha etichettato come razzista, avvertendo l’avversario che “non funzionerà”.

Nessuno dei sei temi toccati da Chris Wallace, esperto giornalista della rete FoxNews, è stato però analizzato in profondità, finendo inevitabilmente in un battibecco dai risvolti personali. In particolare nel capitolo dedicato alle dichiarazioni dei redditi di Trump, che il New York Time ha pubblicato nei giorni scorsi, il presidente è apparso sulla difensiva, negando di aver pagato solo 750 dollari l’anno nel 2016 e nel 2017, come rivelato dal quotidiano, e sostenendo di aver versato all’erario milioni di dollari. Trump ha però ammesso che “prima di venire a Washington ero un costruttore immobiliare, che, come tutti, passa fra una legge e l’altra, non vuole pagare le tasse”.

Biden, che ha parlato spesso rivolgendosi direttamente ai circa 100 milioni di ascoltatori che hanno seguito il dibattito in diretta, ha riservato invece il suo tono più accorato per invitare gli americani a votare, perché, ha detto “il futuro del Paese è nelle tue mani, puoi decidere se vuoi un vero cambiamento o altri quattro anni di bugie”.

da avvenire.it

Rispondi