Riletture pallide e assorte

Triplo anniversario quest’anno per il grande poeta ligure Eugenio Montale. Il 12 ottobre di 120 anni fa nasceva a Genova. 35 sono gli anni che ci separano dalla sua morte a Milano il 12 settembre. Ma soprattutto nel 1916, appena ventenne, compose Meriggiare pallido e assorto, prima poesia degli Ossi di seppia.

È vero che mancano ancora mesi alle ricorrenze ufficiali, ma per una volta è meglio preparasi. Poi c’è un motivo diverso per ricordare montale proprio in questo periodo. A marzo fioriscono i limoni: “qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza/ed è l’odore dei limoni”.

Gli studi scolastici ci lasciano ben poco della sua produzione poetica. Eppure la cultura del novecento è passata anche attraverso le sue opere (non solo poesie, anche articoli, critica, ecc.), opere che fanno appartengono all’alfabeto essenziale del nostro mondo. Inoltre la caratteristica che distingue i classici, anche moderni, dal resto è proprio la caratteristica di essere eternamente attuali. Non si può non riconoscere uno scorcio dei tempi che corrono in alcuni dei suoi versi, basti pensare allo stato di crisi profonda così ben espresso negli Ossi di seppia e non troppo diverso dallo scenario odierno.

Dobbiamo allora tuffarci nelle “scaglie di mare” dei suoi versi. Niente di più ostico, è vero. Studiare poesia è difficile, studiare Montale lo è particolarmente. Ma gli anniversari servono a rispolverare un po’ i mostri sacri, magari appena rileggendoli nei giorni “pallidi e assorti” che ci attendono. Scoprendo quelli che ci sono sfuggiti. Ammirare insomma, anche solo di sfuggita, quanto brillino quei “cocci aguzzi di bottiglia” e quanta meraviglia si nasconda ancora nei suoi versi.

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