Ricostruzione

Ricostruzione, parla il Commissario: «ora bisogna accelerare»

Incontro a tutto tondo con il nuovo Commissario Straordinario per la Ricostruzione a pochi giorni dalla nomina. E dall’ascolto della popolazione emerge l’esigenza di fare presto e bene

«All’inizio pensavo fosse uno scherzo!». Non se l’aspettava proprio la nomina a nuovo Commissario Straordinario alla Ricostruzione delle aree distrutte dai terremoti del 2016 il marchigiano Piero Farabollini. Un tecnico di razza, geologo, docente di geografia fisica e geomorfologia all’Università di Camerino, nonché referente scientifico del Cnr nell’ambito dello studio geologico, dunque esperto conoscitore di terremoti e anche delle nostre zone colpite dal sisma, dove è intervenuto fin dalle prime ore del 24 agosto 2016.

«Sono stato chiamato subito dal sindaco di Accumoli, con il quale abbiamo una collaborazione di vecchia data, per valutare varie questioni, tipo il posto più adatto per posizionare le Sae oppure individuare le aree di stoccaggio delle macerie. Sono stato talmente tanto in quel territorio che ormai lo sento come casa mia».

Un territorio nel quale la settimana scorsa Farabollini è invece tornato nella veste di Commissario, un ruolo totalmente diverso e certamente più impegnativo: «Da tecnico vai a studiare le realtà paesaggistica, naturale e territoriale anche in funzione di quella che sarebbe la reazione della zona a seguito di eventi naturali calamitosi, con i relativi effetti sull’ambiente e sulle costruzioni. Da Commissario devi tener obbligatoriamente presenti anche altre questioni, come ad esempio quelle di tipo amministrativo e procedurale».

Giunto la settimana scorsa in visita ad Accumoli, il dottor Farabollini ha raccolto le domande e le perplessità delle persone «che hanno visto in me quasi un conforto, una speranza. Forse perché il tecnico è considerato più vicino alle persone rispetto ad un politico, più radicato alla realtà: magari ha poca dimestichezza con le procedure, ma sa esattamente cosa è successo nella pratica».

La percezione principale avuta da Farabollini da parte delle persone terremotate è stata la necessità di sveltire le pratiche di rimozione delle macerie e dunque di ricostruzione: «c’è bisogno di risposte veloci. Certamente due anni sono tanti, ma è indubbio che per una situazione del genere serva del tempo. Anche se si pensa che c’è stata una sovrapposizione di eventi con caratteristiche del tutto originali, basti pensare che la scossa del dal 24 agosto ha danneggiato una zona abbastanza circoscritta, mentre quelle del 26 e del 30 ottobre hanno allargato il cratere in maniera consistente cambiando del tutto il quadro della situazione dal punto di vista economico, fisiografico e sociale».

Piero Farabollini ha assunto l’incarico di Commissario dopo Vasco Errani e Paola De Micheli: «Entrambi hanno avuto dei ruoli molto importanti e in momenti molto diversi tra loro. Certamente Errani essendo il primo ha dovuto indicare delle metodologie da seguire; la De Micheli ha proseguito. Il mio ruolo sarà quello di ritoccare, modificare, ragionare e verificare le criticità situazione per situazione: in breve, io devo dare concretezza». Tra i prossimi obiettivi, Farabollini individua certamente «il bisogno di eliminare i cavilli che non permettono di andare avanti con i procedimenti».

Ricostruire dov’era e com’era? Il Commissario ci va cauto con questioni alle quali al momento non può essere data risposta concreta e certa: «Abbiamo effettuato la microzonazione di tutti i comuni del cratere per capire come mai il danneggiamento sia stato così disomogeneo da zona a zona. Ciò dipende certamente dalle caratteristiche geomorfologiche del territorio, ma certamente hanno influito anche le tipologie di murature utilizzate, le costruzioni mal fatte o che si pensava di poter consolidare e invece tramite alcuni interventi successivi sono state rese addirittura più vulnerabili. La micronazione ci aiuta molto in questo, consentendo di definire le aree che possono rispondere in maniera amplificata ad eventi catastrofici naturali».

Al di là degli inevitabili e obbligati collegamenti con Roma e con le zone del cratere, Piero Farabollini ci tiene a precisare la sua presenza costante e continuativa a Rieti, luogo dove è presente l’ufficio tecnico operativo preposto, «proprio perché è necessario che io in questa fase sia estremamente operativo e veloce».

La mattina del 24 agosto, Farabollini arriva immediatamente ad Arquata, poi ad Accumoli: «Ho ben viva negli occhi l’immagine della devastazione, con il sindaco nella piazza principale che piangeva, già perfettamente consapevole di quello che era successo al suo paese».

Per quanto riguarda lo sciame sismico che ha interessato il centro Italia, da tecnico, assicura il continuo monitoraggio della situazione: «Posso dare i dati scientifici, sappiamo qual è la faglia che crea problemi, ma come si sa, non siamo in grado di fare alcuna previsione. In questo caso, questa sequenza sismica sembra essere in fase finale sia come numero di scosse che come magnitudo, ma la storia insegna che le faglie danno problemi con una certa ciclicità nel tempo: è per questo che puntiamo molto sulla prevenzione, a partire dal comportamento da seguire in caso di terremoto, e dall’informazione che occorre dare fin dalle scuole primarie. Siamo in una zona sismica, e inevitabilmente dobbiamo convivere con i terremoti, cercando di affrontarli al meglio».

Sull’auspicio in merito al suo nuovo incarico, Piero Farabollini non ha dubbi: «Ci metterò tutta la mia energia».

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