Papa Francesco

Ricordo, speranza, vicinanza

Bergoglio ha incentrato l’omelia sul "ri-cordare", nel senso letterale di ritornare col cuore

Ricordo, speranza, vicinanza. Sono le tre parole che Papa Francesco consegna nell’omelia che pronuncia visitando le zone terremotate a tre anni dal sisma che colpì il centro Italia. A Camerino, nel giorno in cui la chiesa celebra la festa della Trinità, Francesco celebra messa, e quasi in risposta ai cartelli nei quali si legge il ritardo della costruzione, la voglia di un futuro per queste terre, che sembra sempre più lontano, mette in evidenza un rischio, e cioè che dopo un primo coinvolgimento emotivo e mediatico, cali il silenzio e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio. Il Signore, invece, “ci spinge a ricordare, a riparare, a ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre”.

Il Vangelo di questa domenica è ancora uno dei “discorsi di addio”, consegna di speranza perché dopo aver promesso di non lasciare soli quanti credono in lui, Gesù dice che ha ancora molte cose da dire, “ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”.
Sui volti di quanti il Papa incontra si legge una domanda di verità, il desiderio di una risposta per il futuro loro e della loro terra. C’è il volto della donna che nella casa prefabbricata gli offre dei biscotti e dei dolci fatti in casa, ci sono i volti di tanti uomini e donne che aspettano il passaggio del Papa, c’è infine il volto sfigurato dal terremoto della statua della Madonna della misericordia nella Cattedrale, ancora inagibile, dell’Annunziata.

In un suo scritto, don Luigi Sturzo, il prete di Caltagirone che cento anni fa diffuse l’Appello agli uomini liberi e forti, affermava che: “il passato ci serve a comprendere il presente, il futuro ci serve ad agire nel presente; l’uomo di suo non ha che il presente: l’ora, l’attimo che fugge. Nei rapporti con Dio non possiamo far altro che lasciare il nostro passato alla sua misericordia; il nostro futuro alla sua provvidenza, mentre il presente è nostro perché si redima un passato di colpe, e perché si ottenga un futuro di grazie. Il presente solo è l’ora nostra; l’ora dei nostri pensieri e delle nostre azioni; l’ora del bene e del male”.

Francesco è a Camerino proprio per invitare a fare memoria per aprirci alla speranza. Memoria

Bergoglio ha incentrato l’omelia sul “ri-cordare”, nel senso letterale di ritornare col cuore: “Mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio. Cari fratelli e sorelle, sono venuto oggi per starvi vicino. Sono qui a pregare con voi Dio che si ricorda di noi, perché nessuno si scordi di chi è in difficoltà. Prego il Dio della speranza, perché ciò che è instabile in terra non faccia vacillare la certezza che abbiamo dentro. Prego il Dio Vicino, perché susciti gesti concreti di prossimità”. Prima della messa, indossando un casco bianco da cantiere, Francesco è entrato nella cattedrale di Santa Maria Annunziata, ancora inagibile, e ha posato un mazzo di calle davanti alla Madonna della Misericordia, la statua in terracotta che mostra il dolore del terremoto sul volto sfigurato. Prima aveva visitato sei casette prefabbricate. A una signora che gli offriva biscotti e paste fatte in casa (“Grazie, ho già fatto colazione”, “Guardi che mi offendo”) e gli diceva “vivevamo nella zona rossa, ora non abbiamo più niente”, Francesco ha detto: “L’importante è non perdere la speranza”. E poi, all’esterno, rivolto a coloro che hanno perso ogni cosa: “Avrei voluto visitare tutte le case, ogni casa, ma non è possibile. Vi saluto da qua e impartisco la mia benedizione a tutti voi. Grazie della vostra pazienza e del vostro coraggio. Sono vicino ad ognuno di voi, prego per voi, perché questa situazione si risolva il più presto possibile”.

Fabio Zavattaro per il Sir

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