Processione dei Ceri, nelle infiorate la provocazione di una visione umanissima delle cose

È ospite inatteso il concentratissimo angelo racchiuso nella luce delle preghiere delle suore nel pavimento della basilica della Chiesa di Santa Caterina. Pregano per la nostra città. Hanno aperto le loro porte ad una delle quattro istallazioni della biennale delle “Chiese in fiore”, quest’anno coniugata agli eventi giubilari ed alle celebrazioni del 150 anniversario della nascita di Nazareno Strampelli.

I petali dell’angelo sono dei maestri infioratori di Castelraimondo, città natale del nostro. Partiamo da qui per raccontare il perché dell’infiorare, arte popolare che associa al culto la devozione per il bello. Poco conta che sia da tappeto ai passi oranti dei fedeli o l’arazzo cucito ad arte dagli ospiti della Confraternita del Cristo Agonizzante di Artena, il piumaggio arabbeggiante del pavone che ti si offre nel pavimento della Chiesa di San Francesco o il Corpus Domini deposto a Santa Maria.

Quello che avverti è la spinta creativa che sottende l’evento: la fede, anche quella apparentemente più elementare e genuina è una provocazione culturale, una visione umanissima delle cose. Ecco perché una città in fiore è viva, a dispetto delle tante rappresentazioni in cui le nostre parole vorrebbero racchiuderla.

Ce lo dice Leo, piccolo infioratore incontrato nella mattina della processione dei ceri lungo via Garibaldi: «Quest’anno ho deciso di fare il mio quadro da solo, mamma è più in là. Per me infiorare è creare, e questo mi dà libertà».

E nel giorno della lunga marcia antoniana sembra che, ferme le auto e fermo il traffico, sia il volto pulito della Città a restituirci quello del Santo. Nei gesti espressivi dei petali dei fiori.

Foto di Massimo Renzi.

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