Natura e cultura nel processo educativo, vocazione ed educazione

Ai figli non bisogna solo tirar fuori ciò che hanno, ma vanno anche condotti fuori da loro stessi, perché non sempre quello che è istinto naturale è buono e bello.

“Biologico al 100%!” o semplicemente “Bio”! Al di là di quanto le tecniche agricole e i procedimenti della filiera alimentare rispettino le regole e i criteri di genuinità che tanto vengono sbandierati sui banchi dei prodotti che mangiamo, questa enfasi per ciò che è “naturale” pare dettata più da ragioni di marketing che da sincere premure per i consumatori.

A qualche decina di chilometri dal Grande Raccordo Anulare la campagna primeggia ancora. Mi aggiro, curioso, per un’azienda agricola, fra i muggiti dei vitellini, apparentemente per nulla intimoriti dall’intruso. Poco più avanti, un uomo bardato di verde, che scopro essere il veterinario, sta praticando ad una mucca un’iniezione: un vitello ancora tutto bagnato di liquido e con la placenta rossa attorno al corpo, giace morto per terra poco distante. Viste le dimensioni del piccolo quella gravidanza poteva essere a termine, ma qualcosa è andato storto e ora alla madre sta venendo somministrato un potente antibiotico per evitare che l’infezione provocatale da quell’aborto spontaneo, sia pericolosa o letale anche per essa. Ignoro con che frequenza succeda quanto mi è capitato di vedere, ma vedere è diverso da sapere soltanto. Quel vitello stava da una parte e chi l’aveva partorito muta da un’altra: “è la natura!” senza bisogno di ricorrere ai sublimi e tragici versi di Leopardi.

È natura anche l’assiepamento di galline nel pollaio in cui mi imbatto poco dopo: un conglomerato di zampe, creste e occhi da cui si ricavano uova, quasi fossero il prodotto di quel vociare assordante simile ai motori lontani di un Gran Premio di Formula 1. A sfatare la cupezza, in un video in Rete, un’anziana femmina di scimpanzé in punto di morte, riconosce e abbraccia con sorrisi e gemiti di commozione il suo allevatore che non vedeva da cinquant’anni. Anche questo è natura, con luci sfolgoranti ed ombre incancellabili e noi, uomini e donne di questo tempo, sembriamo dimenticarci quanto sia vera, nella sua bellezza, ma anche nel dramma, la vita dell’ecosistema di cui facciamo parte. Come se ci appartenessero solo i sentimenti indotti dalle ireniche pubblicità, cerchiamo alimenti genuini e sani, ma perdiamo la genuinità del nostro rapporto con l’ambiente.

“Tutto è nostro e noi siamo di Dio” echeggiando San Paolo – eppure, nonostante il Papa stesso abbia dedicato un’intera enciclica alla cura del Creato, noi tutti, cristiani compresi, siamo infatuati dalle etichette dello yogurt “più biologico”, ma poi non sappiamo tenere pulita la nostra città, sopportiamo a fatica le indicazioni per la raccolta differenziata e sprechiamo risorse energetiche ad ogni istante della nostra giornata. Con buona pace di molti, noi umani siamo incommensurabilmente diversi e diciamo pure superiori ad ogni altro essere vivente, “poco meno degli angeli” e fra le miriadi di capacità che ci distinguono dagli animali, una si staglia in modo eclatante: i cuccioli d’uomo possono e debbono essere educati.

Ai nostri figli non bisogna solo “tirar fuori” quello che hanno, ma devono esser anche “condotti fuori” (e-ducere) da loro stessi perché non tutto ciò che è istinto naturale può dirsi buono e bello. Ecco la differenza fra la retorica del prodotto green, biologico e “al naturale” rispetto ad un processo di crescita che davvero rispetti e valorizzi tutte le caratteristiche della creatura!

“Educare ancora” è ciò che raccolgo come sprone dopo una giornata in campagna apparentemente distante anni luce da questa preoccupazione. I nostri piccoli non sono vitelli tutti uguali e tanto meno polli in batteria: ognuno ha una storia unica e irripetibile come l’amore che avrà ricevuto nel suo percorso educativo: genitori, parenti, insegnanti, allenatori…

A noi non è dato solo di saper fare ciò per cui siamo stati “programmati”, come svezzarci, nutrirci, crescere e riprodurci. Siamo fatti per essere ed essere per l’eternità e tutti abbiamo un bersaglio da centrare, quello che chi crede chiama “vocazione”. A cosa dobbiamo essere educati ad ogni passo se non a rispondere a questa chiamata fondamentale che è rivolta a ciascuno di noi, non una volta per tutte, ma progressivamente e costantemente. Vocazione ed educazione, ecco la sfida ora, qui, tornato alla scrivania, mentre di fianco qualcuno mi tira la manica per un aiuto in un compito di scuola e qualcun altro aspetta di essere svegliato per iniziare la sua giornata. Educazione, sfida infinita: talvolta colma di frustrazioni e cadute, spesso premiata da successi insperati, sempre comunque affascinante come quando dal seme cresce la pianta se abbiamo coltivato a fianco di Chi da sempre ci ha pensato.

Rispondi