Le storie di San Martino di Tours. Il ciclo pittorico nella Basilica di san Francesco

Il ciclo pittorico presente nella Basilica inferiore e realizzato da Simone Martini

La Basilica di San Francesco ad Assisi è un luogo straordinario per il valore universale che rappresenta come spazio di incontro e dialogo di uomini e religioni. Fin dalle origini della sua edificazione, nella chiesa ebbero modo di confrontarsi i più grandi maestri del Due e Trecento italiano: i pittori fiorentini Giotto e Cimabue, i romani Jacopo Torriti ed il misterioso Maestro d’Isacco, i senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini, e tanti altri ancora. In particolare Simone Martini con il suo linguaggio raffinato ed elegante, aristocratico e laico, fu l’ideale ‘antagonista’ di Giotto e di quella cultura artistica, dove coesistevano spazialità scenica, concretezza rappresentativa e spiritualità francescana. Ancora oggi è possibile ammirare un confronto così vivo e significativo tra i due maestri: se la Basilica superiore è famosa per gli affreschi con le storie di san Francesco del giovane Giotto, altrettanto significativo è il ciclo pittorico dedicato a San Martino di Tours presente nella Basilica inferiore e realizzato da Simone Martini intorno al 1312-18.
Il committente del ciclo fu uno dei più importanti prelati dell’epoca, il cardinale Gentile Partino da Montefiore, molto vicino a papa Clemente V. Al fine di avere una narrazione più completa possibile vennero utilizzate ben due fonti agiografiche: la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze e la “Vita di San Martino” di Sulpicio Severo. L’artista senese realizzò così una straordinaria composizione, ricca e particolareggiata, dove domina il gusto per le raffinatezze decorative e le sottigliezze intellettualistiche. Gli episodi sono collocati all’interno di edicole architettoniche variamente ornate, tali da creare una sorta di racconto figurato, quasi un romanzo cavalleresco, che si snoda dal basso verso l’alto: “San Martino che divide il mantello col povero” , “Il sogno di Martino”, “L’investitura a cavaliere” e la “Rinuncia alle armi”, seguono poi “Il miracolo del fuoco” ed il “Miracolo del fanciullo resuscitato”, quindi la “Messa miracolosa” ed il “Sogno di sant’Ambrogio” infine la “Morte del santo” ed i “Funerali di san Martino”. La scena del mantello si palesa soprattutto per una costruzione semplice ed essenziale, poiché l’azione è convogliata nella forza espressiva dei volti: quello del Santo, fiero e generoso, e quello del mendicante dalle vesti lacere, e dal volto sensibilmente compassionevole. Negli altri episodi si assiste come ad un crescendo musicale della stesura pittorica, che diventa sempre più esuberante.
Alla caratterizzazione psicologica dei personaggi si somma l’eleganza quasi tattile degli abiti e dei tessuti. Come nell’episodio della ”Investitura a cavaliere”, quando Martino viene insignito dall’imperatore Giuliano l’Apostata, che viene rappresentato come un antico sovrano romano; tutt’intorno si muove una corte medievale, con tanti personaggi caratteristici come il falconiere con la sua aquila e i musicisti dalle coloratissime vesti. Stupende sono le figure del pifferaio con le mani che si alternano sullo strumento, e del liutista concentrato nel suo arpeggio. Ancora più preziosi e dettagliati, sono i paramenti luccicanti e serici degli episodi in cui San Martino è ritratto in abiti vescovili: il blu cobalto, l’oro delle ricamature, fino all’enorme lenzuolo che avvolge il corpo del santo sul letto di morte, in una patina celeste simbolo della gloria dei cieli. La pittura di Simone Martini evoca come nell’episodio del “Miracolo del fuoco” dove la costruzione spaziale e le fughe prospettiche rendono la scena così ravvicinata da offrire allo spettatore la sensazione di essere quasi a ridosso della fuga dell’imperatore Valentiniano dal suo scranno.

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