Azione Cattolica

L’Azione Cattolica riparte con conferme e novità dopo le attività estive

Prima riunione, dopo le attività estive e l’avvio dell’anno pastorale in diocesi e nelle parrocchie, per il consiglio diocesano dell’Azione Cattolica

Prima riunione, dopo le attività estive e l’avvio dell’anno pastorale in diocesi e nelle parrocchie, per il consiglio diocesano dell’Azione Cattolica. Domenica sera, nella sede dell’associazione in Palazzo Quintarelli, è salito anche il vescovo Domenico, e con lui i due sacerdoti che ha deciso di assegnare in forza all’AC reatina: don Jean Baptiste Sano e don Casimiro Panek. Volti non nuovi nell’associazione diocesana, avendovi già svolto in passato il ruolo di assistenti. Monsignor Pompili ha voluto inserirli nel collegio assistenti, in aggiunta all’assistente unitario don Zdenek Kopriva e a don Roberto D’Ammando che finora seguiva in modo più specifico l’ACR.

Quattro, dunque, i presbiteri del clero diocesano chiamati ad assistere spiritualmente la piccola realtà dell’Azione Cattolica reatina, che insieme all’associazione di tutt’Italia si prepara al cammino assembleare: il percorso che porterà a disegnare il prossimo triennio e, di qui in primavera, vedrà il rinnovo delle cariche ai vari livelli, da quello parrocchiale a quello nazionale. A febbraio si svolgerà l’assemblea diocesana elettiva per eleggere il nuovo consiglio, e in precedenza i momenti di incontro a livello parrocchiale, interparrocchiale e diocesano che metteranno i soci reatini in sintonia con il percorso di riflessione associativa delineato dal centro nazionale.

Percorso che ha una sua icona biblica di riferimento nel secondo capitolo del libro dell’Apocalisse: le lettere alle Chiese. Proprio a partire da questo si è sviluppata la riflessione iniziale di don Domenico, che ha invitato i membri del consiglio AC a sintonizzarsi su tale brano dell’Apocalisse, da considerare, ha detto, «non tanto un libro dell’orrore, ma piuttosto un modo per leggere la realtà di oggi così come fa Giovanni facendo riferimento alle diverse Chiese. Sono sempre più persuaso che c’è bisogno oggi dell’AC più che mai perché tra le note distintive il protagonismo di laici che è una chiave di volta dell’evangelizzazione».

L’esperienza che monsignore sta svolgendo in questi giorni in cui partecipa al Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia offre uno spunto: «osservando la realtà dell’America Latina si nota che la forza dell’evangelizzazione fa leva su una serie di laici. Anche per noi, al netto delle proporzioni nettamente diverse, ritornare a quella che è stata l’intuizione dell’AC: essere vicini alle situazioni, perché l’AC ha sempre caratterizzato la sua missione educativa come vicinanza alle persone. Dove c’è l’AC si sperimenta una Chiesa che accorcia le distanze: quando l’AC riesce a essere se stessa, missionaria e prossima, la Chiesa ha la possibilità di stare vicini alle persone». Pompili si è perciò detto «persuaso che questa associazione, nonostante i piccoli numeri, abbia molto futuro. Dobbiamo avere il coraggio di mettere a frutto le risorse che negli anni si sono sedimentate, anche attraverso qualche innesto. Questo momento verso l’assemblea da vivere come un’occasione per riguardare i nostri obiettivi che sono la prossimità alla gente nella forma però del laicato; con l’aiuto degli assistenti, non “subire” questo momento di fatica. Qualche risultato si inizia a vedere».

Del resto non va dimenticato che l’Apocalisse «è un libro che infonde speranza, nonostante descriva le tante tensioni e difficoltà: alla fine ha una nota dominante, per cui siamo destinati a qualcosa di positivo, e questo si può applicare all’AC: nonostante sia diffusa meno di un tempo, ha un futuro positivo, non è assolutamente una formula superata, è una delle formule più moderne, e dobbiamo crederci».

Da parte della presidente dell’associazione diocesana, Silvia Di Donna, il grazie al vescovo, ribattendo l’importanza di cogliere in ogni momento storico la chiamata ad agire in fedeltà alla chiamata del Signore: «è vero – ha detto – che l’AC è molto moderna e lo è nel momento in cui riesce a essere se stessa, se riesce ad adattarsi ai tempi e alla situazione che i ragazzi, i giovani, gli adulti vivono in questo momento. Per potersi reinventare nello specifico momento storico, il presupposto sta nel ritrovare quelli che sono nell’associazione i cardini fondamentali: il primato dello spirituale, quella “scelta religiosa” che costituisce la caratteristica dell’AC post conciliare e che deve poggiare sulla direzione spirituale». Al Concilio, ha ribadito Di Donna, occorre «dare vita», con particolare riferimento al ruolo del laico che il Vaticano II ha voluto ridefinire.

«Qual è la specifica dell’AC? Che cosa la differenzia da qualsiasi altro gruppo? È proprio il mandato missionario che ci richiama anche al principio della sinodalità, secondo le indicazioni di papa Francesco: un qualcosa che facciamo con difficoltà, ma che occorre portare avanti». In questo cammino assembleare, ha concluso la presidente, «ci sforzeremo di fare questo esercizio, per confrontarci in maniera seria».

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