Scuola

La riscoperta del reale

Una lezione-intervista in videoconferenza con alcuni studenti mostra come è cambiata la vita dei più giovani con la pandemia, dal punto di vista pratico, ma anche esistenziale, lasciando trasparire sensazioni, attese, paure

«Secondo voi, Tik Tok si può utilizzare sopra i 25 anni?»: con questa domanda si è aperta la videoconferenza con agli alunni del IV B ITA dell’Istituto Luigi di Savoia.

Una lezione-intervista incentrata sugli stati d’animo, le riflessioni e le speranze di un gruppo di giovani reduce dal periodo di isolamento forzato.

Alle 15 in punto, con il sostegno delle professoresse Orfei, Santoro e Ciancarelli, c’è stato il ritrovo sulla piattaforma digitale adibita alla didattica a distanza ed è iniziata la chiacchierata. Il riferimento al social network Tik Tok è servito come trampolino di lancio per parlare, più in generale, dei social media e di come essi abbiano accorciato le distanze durante la pandemia.

In realtà, gli studenti si sono dimostrati molto attivi e hanno raccontato di come siano riusciti ad impiegare il tempo anche a prescindere dai dispositivi elettronici.

Daniele, ad esempio si è riscoperto un cuoco provetto: pasta fatta in casa e vitello tonnato. Nemmeno a dirlo, tutti i suoi compagni gli hanno chiesto di replicare il prima
possibile.

«Io mi sono occupato delle mie piante» ha detto Alessandro, che ha descritto la sua passione per i bonsai. «Possiedo circa 40 piantine, è un hobby che coltivo da quando avevo otto anni e seguo assiduamente le lezioni di un maestro che ci insegna come coltivarle e prendercene cura. Mi piacciono tanto perché essendo alberi in miniatura, ci fanno osservare il mondo da un altro punto di vista».

C’è chi ha ascoltato Gigi D’Agostino con le cuffie sul divano, come Tiziano, chi invece è stato confortato dalla presenza di un animale domestico. C’è poi chi si è allenato, chi ha custodito l’orto e chi ha aiutato la famiglia nella gestione dell’azienda agricola.

«Io ho avuto difficoltà a raggiungere il maneggio e aver rincontrato il mio cavallo dopo più di un mese è stato come vederlo per la prima volta», ha raccontato Giulia.

Il tempo della scuola

Un tempo sospeso, quello della pandemia, che a poco a poco ha fatto anche emergere i limiti della tecnologia. Sebbene la didattica a distanza sia stata, ed è tutt’ora, una risorsa, non sono mancate problematiche legate al corretto funzionamento degli apparecchi elettronici.

«È stato strano ritrovare i tuoi compagni attraverso il computer: alcune volte quando si parla non sai se l’atro ti sente e la connessione tende a perdere spesso il segnale, ma è stato comunque un modo per non pensare» ha continuato la ragazza.

Ecco quindi l’importanza dell’appuntamento giornaliero delle video-lezioni, uno spazio, oltre che didattico, che ha dato l’opportunità di scandire la giornata e ricondurre i ragazzi ad un ritmo più regolare.

«La scuola è andata molto incontro agli alunni – hanno spiegato le docenti – proponendo un orario organizzato a partire dalle 10 di mattina, con qualche lezione pomeridiana. Questo ha fatto scoprire ai ragazzi che la scuola, con la sua cadenza, era un tempo. La video-lezione è un tempo diverso, ma è utile per impedire un completo sfasamento di tutto quello che era la loro giornata quotidiana».

Certo è che un cambiamento così radicale porta con sé anche qualche disagio. Non sono stati, infatti, solo i ragazzi ad avere difficoltà di collegamento, ma anche i professori che, per di più, si sono dovuti organizzare con dei corsi di formazione per rendere le lezioni umanamente sopportabili. Una vera e propria didattica dell’ascolto che ha tenuto conto delle emozioni degli alunni durante la pandemia, fornendo anche supporto psicologico che, di conseguenza, ricadeva nella disciplina stessa.

Liberi ma cauti

Con la fase due, i giovani hanno potuto riassaporare un po’ di libertà: hanno incontrato i propri congiunti e sono stati liberi di passeggiare con gli amici, accompagnati dai loro animali domestici.

Luca, però, rimane cauto: «non sarà più come prima. Veniamo da un momento difficile che ha cambiato la stessa economia, con la conseguente chiusura di molti negozi». Una classe allegra e molto attenta a tematiche sensibili. Quello che i ragazzi non dicono, però, è che in questo periodo le loro insegnanti hanno cercato di affiancarli per fare esternare le loro sensazioni e paure.

«Alcune volte li abbiamo visti provati dalla situazione» hanno affermato le docenti. «La cosa che è mancata loro di più è stato proprio l’aula poiché era un modo per aggregarsi, soprattutto per gli alunni che vivono nelle frazioni più lontane. Le video-lezioni, con tutte le problematiche del caso, sono state quindi un mezzo per farli stare insieme».

Una nota di merito va infine riconosciuta alla preside, Maria Rita Pitoni, che si è dimostrata disponibile all’apertura di nuove proposte ed è sempre stata al fianco degli alunni e delle loro famiglie, fornendo, a chi ne fosse sprovvisto, supporto tecnologico ma anche umano.

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