La festa è finita…

Sagre, musiche e balli vanno scemando e lasciano i problemi, per nulla risolti, in primo piano.

Dopo la pausa estiva, che ci ha visti allietati da diversi eventi e feste organizzate con il patrocinio dei diversi enti locali e nazionali, dopo che abbiamo potuto assaporare tutti i prodotti tipici e non, nelle diverse sagre proposte, che spaziano dal peperoncino alla pizza, dalla trota al gambero, alla lumaca, al fungo in tutte le salse e, pensate, anche al pesce di mare. Dopo aver percorso itinerari gastronomici di tutti i generi e gusti, dopo aver goduto di festival musicali. Dopo aver illuminato a festa ogni angolo, ogni rione, ogni paese ed ogni borgo del nostro territorio, insomma dopo aver fatto finta che tutto andasse per il verso giusto, ora che tutto è finito, ci troviamo a doverci confrontare con i problemi che ad inizio estate abbiamo posto nel dimenticatoio per concentrarci sul meraviglioso mondo delle sagre e dei sollazzi.

Tanto ci sarebbe da dire come tali eventi vengano svolti in barba al rispetto delle principali regole in materia di igiene alimentare, ma non è questo il tema da affrontare. Più interessante è riflettere su come le istituzioni, finite le feste, intendano tornare ad affrontare la realtà che ci aspetta adesso che si torna alla vita quotidiana.

Per esempio in quest’ultimo periodo non si è sentito più parlare (salvo rare eccezioni) della vertenza Ritel, che ad inizio estate sembrava ad una svolta positiva. Poi, sfumata tale possibilità, si erano profilate clamorose dimissioni da parte di esponenti di punta della politica locale, finite a loro volta nel dimenticatoio della mondanità d’agosto.

E adesso? Adesso che è settembre dobbiamo tornare ad occuparci di più di 300 famiglie che stanno per perdere (anzi hanno già perduto, visto come viene erogata la cassa integrazione) l’unica fonte di sostentamento.

Oppure della ancora non chiara vertenza della Comifar. Anche in questo caso dopo promesse e prese di posizione, nulla è ancora chiaro, anzi per i poveri dipendenti il futuro rimane incerto e sospeso.

E poi le realtà rurali e montane del nostro territorio, che per i prossimi dieci mesi dovranno affrontare gli ordinari problemi di abbandono, incuria e solitudine, che accompagnano la popolazione (per lo più anziana) di quei luoghi.

Sarà dura per i nostri amministratori doversi confrontare con una così cruda realtà, ma potranno sempre distrarsi pensando a come organizzare le manifestazione per l’anno venturo. D’altro canto per loro dieci mesi passano in fretta.

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