La felicità artificiale del Natale è come la chirurgia estetica

Si può essere infelici a causa del Natale? No, eppure sì. L’infelicità del Natale è un’infelicità subdola, terribile, stridente e inaccettabile.  Quando sei “obbligato” ad essere felice, il tuo malumore, le tue ferite, le tue angosce non ce la fanno.  Abbiamo bisogno di una Parola che dia un senso, un significato, una cornice di comprensione a quei dolori profondi che le caricature del Natale stanno per far esplodere dentro di noi. Sì, un’omelia ci salverà

Si può essere infelici a causa del Natale? No, eppure sì. L’infelicità del Natale è un’infelicità subdola, terribile, stridente e inaccettabile. Le luminarie del Natale commerciale, le pubblicità gioiose, l’ineluttabile rito dei regali, le vetrine scintillanti e gli auguri ridondanti e inutili di persone con il sorriso “gastrico” sembrano capaci di illuminare tutte le imperfezioni della nostra vita e il fatto che ciò capiti in un periodo che, invece, sin da bambini, si è stati educati a vivere come un momento magico, felice e allegro provoca un ineluttabile e terrificante senso di colpa.

E sì, perché

da un mucchio di tempo psicologi e psichiatri notano che a Natale aumentano depressioni, crisi, malumori e ansie.

Vi risparmio i dati, eppure le cose stanno così. Perciò per favore basta con scenari idilliaci e falsamente “mulino bianco”. Non parliamo poi della festa di Capodanno, dove per forza devi nascondere i tuoi drammi, magari immerso in un umiliante trenino che ti vede cantare a squarciagola esibendo una felicità artificiale. A Capodanno fiumi di cocaina e alcol sono pronti a stordire troppi giovani e troppi adulti in migliaia di feste di ogni tipo, magari a tema come va di moda quest’anno, con improbabili costumi orientali per esempio o maschere (a me è arrivato un invito da una nota palestra romana per una festa natalizia “animalesca”: dress code vestirsi da animale!). Insomma esiste una “infelicità da festa”.

E nel frattempo milioni di biglietti augurali, mail, sms, post e roba simile invaderanno i nostri computer e i nostri telefonini, tutti augurando feste eccezionali e sicuramente un nuovo strepitoso, anzi straordinario, anzi supereccezionale anno, magari con frasi celebri, passi della Scrittura o con ridicole e patetiche frasi fatte. E invece proprio quando sei “obbligato” ad essere felice, il tuo malumore, le tue ferite, le tue angosce non ce la fanno. E’ proprio a Natale, in alcune terrificanti “riunioni” di famiglia che esplodono i conflitti, le gelosie e le rivalità. E’ a Natale che i figli di genitori separati sono sommersi dai sensi di colpa o dilaniati da sottili, e a volte neanche sottili, tensioni tra genitori conflittuali. E’ a Natale che i dolori più profondi chiedono luce. E questo perché? Perché abbiamo fatto del Natale una caricatura, trasformandolo in una macchina infernale, carica di ipocrisia. Già, perché abbiamo staccato la felicità del Natale dal suo vero e unico significato.

Come insetti impazziti corriamo nelle nostre città praticando laici riti coercitivi, il cui vero significato non ci appartiene più.

Cosicché il Natale è divenuto una deforme rincorsa a una felicità artificiale, un po’ come la chirurgia estetica. Spiacente, ma quando costruiamo felicità artificiali in realtà costruiamo immense infelicità. E infatti, tra i riti di queste feste c’è quello dell’oroscopo: saremo sommersi di oroscopi e di previsioni sul prossimo anno, sull’amore, sul lavoro, sulla salute. Insomma qualche consolazione ce la meritiamo pure! E allora vorrei fare io un augurio.

L’augurio è quello di ascoltare una bella omelia la notte di Natale

(tra i riti laici c’è pure la Messa: ancora oggi la stragrande maggioranza degli italiani, che magari ha dimenticato il proprio battesimo, cerca un perché spirituale durante le feste natalizie, fosse anche per abitudine, tradizione o inerzia). Una omelia? Sì, abbiamo bisogno di una Parola che dia un senso, un significato, una cornice di comprensione a quei dolori profondi che le caricature del Natale stanno per far esplodere dentro di noi.

Perciò cari preti, tocca a voi. Una omelia ci salverà!

Come dice il grande sociologo Baumann, nel buio di questa postmodernità il recupero della spiritualità sarà la ciambella di salvataggio dell’umano che è in noi. L’appuntamento dunque per tutti è a mezzanotte del 24 dicembre.
Source: Sir

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