Il volto femminile della santità

Francesca Bussa de’ Ponziani, ovvero santa Francesca Romana

Un esempio di santità al femminile nel Quattrocento italiano ha il volto semplice di una donna romana: Francesca Bussa de’ Ponziani, ovvero Santa Francesca Romana.
Ceccolella, come amavano chiamarla, nacque nel 1384 in una famiglia ben inserita nella società del tempo; suo padre Paolo Bussa era infatti conservatore del comune romano. Francesca fu sposa giovanissima di un nobile di Trastevere, tale Lorenzo de’ Ponziani e fu madre di tre amatissimi figli. La sua vita familiare, in una città colpita da carestie e conflitti, fu travagliata e segnata soprattutto dalla cattura e prigionia del primogenito Battista e dalla morte degli altri due figli Evangelista e Agnese. Lei, animata da una fede profonda e sincera, iniziò e coltivò il suo cammino spirituale in due luoghi molto significativi dell’Urbe, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, che frequentava regolarmente e nella Basilica di Santa Maria Nova al Foro romano, sede della congregazione olivetana che accolse il suo carisma.
Ed è nella Città Eterna che si trova un luogo che, più di tutti, tramanda la memoria della santa romana, si tratta del convento di Tor de’ Specchi, dove nel 1433 iniziò a riunirsi attorno a lei la congregazione delle oblate di Maria, donne raccolte in preghiera per il bene del Papa e per la Chiesa. Fu proprio per volere delle stesse oblate che, a pochi anni di distanza dalla sua morte, venne affidato al pittore Antoniazzo Romano e alla sua bottega il compito di affrescare la cosiddetta Chiesa Vecchia di Tor de’ Specchi. Antoniazzo realizzò un ampio affresco attraverso un impianto narrativo molto particolareggiato che, attraverso venticinque scene, racconta la “storia esemplare” di Francesca come in un grande libro illustrato. Si può infatti notare come ogni singola scena venga accompagnata da iscrizioni in volgare, utili a leggere e interpretare in maniera adeguata le immagini.
Gli affreschi con gli episodi delle visioni e dei miracoli sono nutriti di quella genuinità e di quel  misticismo che animarono Francesca durante la sua vita. Molti brani mostrano la santa nel contesto cittadino mentre opera le sue guarigioni; come nel caso del giovane Paolo al quale erano state inferte in una rissa ben nove coltellate: nell’affresco si nota da un lato la santa che impone la mano sul capo del ferito che sgorga copioso di sangue e dall’altro si vede nuovamente Francesca che si rivolge all’uomo ormai guarito. Altro episodio degno di attenzione è quello dove restituisce la vita ad un bambino morto soffocato. Particolarmente suggestivo è invece l’episodio che si apre con una stupenda rappresentazione della campagna romana del tempo, quando nel mese di gennaio la santa uscì a raccogliere la legna con il gruppo di oblate. Francesca è rappresentata assorta in orazione davanti ad una vite dove miracolosamente comparvero nove grappoli di uva matura, segno ancora della presenza di Dio. La spiritualità di Francesca, la sua scelta radicale di donna, si riconosce ancor più evidente nelle scene celesti dell’estasi che la conducono dinanzi alla Vergine Maria. Nell’affresco dove è rappresentata la scena di “Santa Francesca rapita in cielo che culla il Bambino Gesù”, si nota la santa mentre tiene teneramente tra le braccia il Bambino Gesù ed è affiancata da un angelo vestito con tonacella rosa e con un mazzo di fiori in mano. Dall’altro lato su una nube ci sono i suoi riferimenti spirituali: l’apostolo Paolo, san Benedetto e santa Maria Maddalena accompagnati in alto da un gruppo di angeli oranti. Nella parte sottostante dell’affresco, la rappresentazione del globo celeste e terrestre con il sole e la luna in un cielo trapunto di stelle, lo stesso cielo che la accolse nel giorno 9 marzo del 1440.

One thought on “Il volto femminile della santità”

  1. Maria Laura Petrongari

    Santa Francesca Romana.Una donna. Santa.Non per nascita ma per coerenza di vita. Un esempio per tutte noi donne di oggi.

Rispondi