Il Reate Festival comincia con l’opera buffa

L’inaugurazione del Reate Festival porta sul palcoscenico del Teatro Flavio Vespasiano Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, ultimo capolavoro della grande tradizione buffa italiana. L’allestimento in forma scenica è una novità per il Reate Festival che nelle precedenti edizioni, ad eccezione de Il campanello di Donizetti realizzato nel 2010, aveva proposto opere in forma di concerto.

«Il teatro d’opera per divertire», questo il motto del Sovrintendente Lucia Bonifaci e del direttore artistico Cesare Scarton che nel presentare la nuova edizione del Festival e le attività previste per il pubblico giovane propongono al pubblico una sfida.

«Venire a vedere il Gianni Schicchi e non divertirsi? Impossibile!»  ha affermato Cesare Scarton, che firma anche la regia dell’opera, in occasione della conferenza stampa di presentazione. Spettacolo vivo, frizzante, realizzato con forze giovani, Gianni Schicchi vede protagonisti i nuovi talenti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: la compagnia di canto è composta da artisti di Santa Cecilia Opera Studio, il programma di alto perfezionamento in canto lirico e l’Ensemble Novecento è formato dai musicisti dei corsi di perfezionamento Santa Cecilia Music Masters.  Tutti diretti da Carlo Rizzari, una presenza ormai consolidata al Reate Festival.

Ma quali gli ingredienti che fanno di Gianni Schicchi un titolo di grande attrazione?

La vicenda, riscritta dal librettista Gioacchino Forzano, mette in scena un personaggio della Firenze medievale realmente esistito e condannato da Dante nella sua Divina Commedia all’Inferno: Schicchi, appartenente alla famiglia Cavalcanti, sostituendosi al cadavere di Buoso Donati, dettò un falso testamento in proprio favore. Tale vicenda permette al compositore toscano di creare una delle sue partiture più travolgenti, permeata da una vis comica davvero irresistibile. «Un’opera nella quale – spiega Scarton nelle sue note di regia – si innestano nella secolare tradizione dell’opera buffa elementi di umorismo noir, arrivando alla cruda e per qualche verso spietata raffigurazione di una classe sociale gretta e meschina che, ormai allo sbando, è destinata a essere soppiantata dalla travolgente vitalità della “gente nova”».

L’allestimento che vedremo domenica 16, realizzato dal Reate Festival in coproduzione con l’Accademia di Santa Cecilia e la Fondazione Boris Christoff, ha debuttato in questi giorni al Parco della Musica entusiasmando la critica. «Scarton costruisce un meccanismo teatrale serrato che scorre in sintonia con la musica, senza sbandare verso il grottesco. Finalmente Schicchi non è un insopportabile istrione ma un contadino semplice e concreto, che, in contrasto con l’isterismo impotente dei Donati, sa come si deve fare» (Il Giornale della Musica).

La compagnia di canto è interamente composta da artisti provenienti da Santa Cecilia Opera Studio, il programma di alto perfezionamento in canto lirico dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dedicato alla formazione professionale di giovani talenti sotto la guida della grande interprete e docente Renata Scotto. I protagonisti delle due opere hanno iniziato la loro già rilevante carriera artistica proprio da Santa Cecilia Opera Studio e possono vantare esperienze artistiche di alto profilo professionale: ad esempio, Rosa Feola (Lauretta) è già stata diretta da grandi direttori quali Zubin Metha e Riccardo Muti e si è esibita in importanti teatri tra cui La Fenice di Venezia, il San Carlo di Napoli e il Teatro dell’Opera di Roma; Sergio Vitale (Gianni Schicchi) ha cantato al Teatro alla Scala di Milano e alla Deutsche Oper di Berlino; Davide Giusti (Rinuccio e Gonzalve), è vincitore di numerosi premi internazionali; Carmen Romeu (Concepción) si è esibita, tra l’altro, al Palau della Musica di Valencia e al São Carlos di Lisbona.

Le scene sono di Gennaro Vallifuoco e le proiezioni sono di Flaviano Pizzardi.

Il successivo  appuntamento del Reate Festival è previsto per martedì 18 settembre, alle ore 21.00 al Teatro Flavio Vespasiano. Sarà eseguito Carmina Burana di Carl Orff da Francesco Lanzillotta, direttore – Coro del Teatro Regio di Parma.

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