Il Papa a Cor Unum: l’uomo senza legami

Benedetto XVI

Nuova tentazione culturale: fuga dal matrimonio e teoria del gender.

Le chiama “tentazioni culturali”, Benedetto XVI, rivolgendosi al Pontifico Consiglio Cor Unum, che è la grande istanza di carità della Santa Sede.

Sono le ideologie, che hanno come risultato “rendere l’uomo schiavo”.

Negli ultimi secoli – esemplifica il Papa – “le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie; e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria”. Oggi, osserva, la “tentazione culturale” è rappresentata da una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un “prometeismo tecnologico”. Così si proclama “l’assolutizzazione dell’uomo: l’uomo vuole essere ab-solutus, sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale”. Cosa che vale anche a proposito dell’affermazione dei diritti e del rapporto con la natura.

È un fondamentale nodo culturale e dunque politico, cioè di applicazione di politiche pubbliche, come, nello specifico dell’attività del “Consilium Cor Unum”, quelle caritative internazionali.

In gioco, infatti, ci sono tutte le grandi questioni attinenti la vita, dal controllo delle nascite, al matrimonio. “L’essere umano non è né individuo a sé stante né elemento anonimo nella collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente ordinata alla relazione e alla socialità. Perciò la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore”.

La posta in gioco, infatti, è molto rilevante e le parole del Papa accorate e preoccupate, anche se il severo giudizio sulle derive ideologiche si accompagna sempre a un fiducioso appello all’impegno.

In realtà questa è la strada stretta che sta davanti alla Chiesa e in concreto ai cattolici nel confronto culturale e, dunque, nell’impegno concreto nella società a tutti i livelli e in tutti gli ambiti: sostenere e dove è necessario ripristinare quella concezione della persona che permetta di coglierne tutte le dimensioni, verticale e orizzontale. Diceva, Benedetto XVI, in dialogo con il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, poco prima di Natale, alla Curia Romana. E accenti simili il Papa ha avuto di fronte al Corpo diplomatico, poche settimane dopo. “Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo”. Trovare modalità efficaci per farlo, in dialettica e in dialogo con tutti, è oggi l’impegno più affascinante e pressante.

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