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Il dramma della Siria nel pellegrinaggio Roaco in Libano

Continua il pellegrinaggio della delegazione della Roaco in Libano guidata dal card. Sandri che ieri ha raggiunto la Valle della Bekaa al confine con la Siria. Il racconto drammatico dei vescovi alla presenza del nunzio apostolico a Damasco il card. Zenari. Le speranze di pace per tutto il Medio Oriente.

La Delegazione della Roaco (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali) sempre guidata dal card. Leonardo Sandri e dal nunzio apostolico mons. Joseph Spiteri, ha raggiunto la valle libanese della Bekaa, giungendo a pochissimi chilometri dal confine con la Siria, a Tanayel, nella grande casa dei Padri Gesuiti, dove ad aspettarli c’erano il Superiore della Casa, e il card. Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, e i vescovi cattolici di Siria che hanno potuto raccogliere l’invito della Roaco.

La presenza dei gesuiti a Tanayel

Dopo la Santa Messa in rito latino concelebrata con i nunzi apostolici, i vescovi e i sacerdoti presenti, ha avuto inizio l’incontro con le parole di accoglienza da parte del Superiore locale dei Gesuiti, che ha spiegato che dopo l’uccisione di tre padri gesuiti durante l’impero Ottomano, la Sublime Porta decise di donare questo terreno tramite la Francia, spazio che attualmente ospita un grande terreno agricolo – coltivato in collaborazione con l’Università Saint Joseph secondo i principi ecologici della Laudato Si – un orfanatrofio, e tre scuole per un totale di 1500 alunni per lo più musulmani, oltre ad un centro di spiritualità per ritiri ed esercizi spirituali.
La speranza del card. Sandri di tornare in Siria

Il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha introdotto la discussione ricordando il suo ultimo viaggio in Siria, per la consacrazione della cattedrale latina di Aleppo, prima dello scoppio della primavera araba, auspicando che la progressiva normalizzazione possa far giungere il giorno per potervi ritornare, ma dicendosi certo che la presenza costante del nunzio creato cardinale da Papa Francesco anche per onorare il martirio del popolo siriano sia un segno grande di incoraggiamento su cui poter contare costantemente.

Il card. Sandri chiede ai vescovi siriani di invitare a visitare il proprio Paese

Il porporatoha anche chiesto che si avvii quasi una “fase-due” delle testimonianze che molti vescovi offrono sul contesto della Siria recandosi in molti Paesi occidentali: è il tempo che vista la maggiore stabilità possano invitare alcuni a visitare la Siria da un lato, garantendo la vicinanza al popolo santo di Dio che ora più che mai ha bisogno di sentire anche fisicamente vicini i propri pastori. Il Prefetto, ricordando che egli stesso domenica 18 compirà 75 anni e sarà quindi chiamato a presentare la rinuncia dall’incarico al Santo Padre come previsto dal diritto, ha preso spunto dal Motu Proprio ‘Imparare a congedarsi’ per ricordare come il tempo del passaggio per un vescovo sia una esigenza interiore e spirituale vivendo il presente servendo il futuro.

La gestione di beni e aiuti per la Siria

Altro tema toccato nell’introduzione del card. Sandri è stata l’importanza della trasparenza nella gestione degli aiuti e dei beni della Chiesa: citando uno dei punti condiviso al termine della Plenaria del Dicastero nell’ottobre 2017, si è ricordato come ci sia da attuare una doverosa distinzione tra beni personali e beni della Chiesa, l’esigenza della corretta intestazione dei conti correnti, e il servirsi di tutti gli strumenti previsti dal diritto, quali il Consiglio per gli Affari economici e il Collegio dei Consultori di ciascuna Eparchia. Il Prefetto ha ricordato i diversi contributi destinati ai sacerdoti della Siria in questi anni di guerra dal Dicastero, certo che ogni vescovo abbia collaborato nel farli pervenire ai suoi collaboratori nell’esercizio del ministero.

Il card. Zenari per la Siria ha evocato la “bomba” povertà

Il card. Zenari è poi intervenuto riprendendo alcuni contenuti rispetto all’elaborazione di una nuova Costituzione, e dinanzi ai Rappresentanti delle agenzie della Roaco ha ricordato che secondo le statistiche dell’Onu dell’anno scorso – che ora potrebbero essere ben peggiori – esiste una “bomba” pericolosissima per il popolo siriano, cioè quella della povertà. Più del 70% della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà, e molti sono in una condizione di indigenza quasi totale.

Ad Aleppo la comunità cattolica contava 20mila fedeli, oggi solo 7mila

Di seguito ciascun vescovo ha potuto presentare brevemente la situazione della propria Eparchia. Mons. Marayati, armeno di Aleppo, ha ricordato che prima della guerra la sua comunità contava 20.000 fedeli, ora appena 7.000: la proporzione dei due terzi partiti è quella trasversale per tutte le diocesi. Su sette chiese, tre sono state distrutte, funzionano quattro scuole, mentre nell’Eparchia di Kamichlie – di cui egli è amministratore apostolico – sotto il potere curdo, funzionano due chiese e due scuole. Prima della guerra la comunità armena di Aleppo era autosufficiente, aiuntando altre eparchie armene, ora invece si è in grande difficoltà.

I corridoi umanitari favoriscono la fuga dalla Siria

Mons. Abou Khazen, vicario latino di Aleppo, ha ricordato la presenza nella zona di Idlib di due frati rimasti a tenere aperte le due chiese in un contesto di assoluto pericolo e precarietà, fedeli però alla decisione presa dai frati della Custodia già da qualche anno, che “finchè resterà un solo dei nostri fedeli, resteremo anche noi con loro”. In generale tutti i vescovi hanno espresso la loro preoccupazione per lo svuotamento della presenza cristiana in Siria, e qualcuno di loro ha espresso le proprie riserve su certe forme di aiuto, quali i cosiddetti corridoi umanitari, che però di fatto favoriscono la fuga dei fedeli dalla loro patria.

Il problema dei bambini e dei giovani

Mons. Arbach, arcivescovo Melkita di Homs e presidente di Caritas Siria, ha parlato della preoccupazione della costruzione dell’uomo e in particolare dei bambini e della gioventù. C’è il problema della droga tra i giovani, si sta lavorando molto per la promozione umana e spirituale nei centri di catechesi e nella formazione dei formatori, a partire anzitutto dai sacerdoti. E’ stato sollevato anche il problema, per continuare ad operare, della registrazione presso il Governo di Caritas Siria, di cui deve farsi carico con urgenza l’Assemblea dei Gerarchi cattolici del Paese, presieduta dal Patriarca melkita Yousef Absi.

A febbraio 2019 Sinodo inter-eparchiale

I rappresentanti delle Agenzie si sono presentati e hanno interloquito con i Presuli, rinnovando la richiesta di una presentazione corretta dei progetti di aiuto – soprattutto nell’ambito della pastorale – e la corretta rendicontazione richiesta dalle prassi internazionali. Mons. Marayati infine ha parlato di una bella esperienza in atto tra le sei diocesi cattoliche di Aleppo, e cioè la celebrazione di un Sinodo inter-eparchiale che si terrà a febbraio 2019: sarà una occasione per cercare delle strade comuni, per combattere anche il crescere del fanatismo e la sfida dell’educazione dei giovani, speranza e rischio della Siria di domani.

Visita ai Campi dei rifugiati siriani

Dopo il pranzo condiviso con la comunità dei Gesuiti, raggiunti dal Superiore Provinciale (il cui territorio di competenza raggiunge il Marocco, la Tunisia, l’Egitto, la Turchia, la Terra Santa, la Giordania e la Terra Santa), i Delegati si sono recati a pochi chilometri, nel centro di Bar Elias, dove in mezzo ad accampamenti di rifugiati siriani, in prevalenza musulmani provenienti da Raqqa, lavorano le scuole condotte dal JRS, Jesuit Refugee Service: servono 1600 studenti, attraverso il sistema dei doppi turni mattutini e pomeridiani, in scuole realizzate in container di legno, che consentono però di offrire un percorso scolastico in mezzo agli accampamenti, evitando che essi debbano spostarsi per chilometri o rinuncino del tutto a percorsi di scolarizzazione. Ogni scuola – la cui certificazione è riconosciuta sia in Libano che in Siria – ha anche il supporto di un equipe di assistenza psicologica e psichiatrica per coloro che soffrono di disturbi da stress post traumatico. Alcuni bambini sono orfani, sono nelle tende insieme ai nonni o agli zii. Il gruppo è poi entrato nella tendopoli, incontrando diverse famiglie e ascoltando alcuni loro racconti: ogni tenda deve essere “pagata” 100 dollari al mese ai proprietari del terreno, ed è sempre difficile arrivare a raccogliere in modo onesto i soldi necessari.

Preoccupazione delle religiose per la legge sulle scuole cattoliche in Libano

Nel tardo pomeriggio infine, la Delegazione si è spostata all’Università USEK gestita dall’Ordine Libanese Maronita, dove si è svolto l’incontro i Superiori Generali e Provinciali degli Ordini e delle Congregazioni presenti in Libano, maschili e femminili. Dopo il saluto di Madre Judith Haroun e dell’Abate dell’Ordine Libanese Maronita, il Cardinale Sandri ha raccolto le preoccupazioni dei Religiosi circa la possibilità di continuare alcune opere, specie quelle educative dopo l’approvazione della legge sulle scuole anche cattoliche in Libano, ma ha rilanciato sul tesoro prezioso e sul “santuario” rappresentato dalla vita religiosa nel Paese dei Cedri. Se non si spegnerà e si rinnoverà la carica profetica insita nella loro stessa esistenza, siamo certi che anche ogni opera potrà continuare o venire ridimensionata, ma non verrà meno il dono della vita dei religiosi e religiose al Libano.

Segni di speranza per il Libano e il Medio oriente

Il dialogo che è seguito si è mosso su due binari: da un lato il racconto di alcune esperienze, di piccole scuole che garantiscono l’insegnamento nei villaggi e consentono la formazione equilibrata delle giovani generazioni, lontane da ogni fanatismo e fondamentalismo, di esperienze al servizio dei disabili e dei rifugiati. Se in alcune voci prevaleva la preoccupazione umana e comprensibile per il futuro – forse a motivo anche della solidità che la storia ha consentito di raggiungere – in altre sembrava di vedere come quelle “scintille nelle stoppie” di cui parla il libro della Sapienza: cuori accesi dalla speranza, ben fondati nella promessa di fedeltà del Signore, capacità di intraprendere percorsi di incontro e di collaborazione nel servizio dei bisogni che il tempo presente sta offrendo. Un segno bello e giovane di speranza per il Libano e per il Medio Oriente.

Da Vatican News

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