Giugno Antoniano Reatino

Giugno Antoniano, il vescovo: «Nel passaggio delle generazioni la vita si apre al futuro»

Rivolgendosi a quanti si sono ritrovati per la Messa nella basilica di piazza Mazzini, mons Pompili non ha mancato di rivolgere il proprio pensiero agli anziani e ai bambini, i soggetti più colpiti dalla pandemia

La pandemia di coronavirus ha privato al città della Processione dei Ceri. E con essa di una delle immagini più belle della festa: quella che vede insieme gli anziani e i bambini: nonni e nipoti che insieme camminano nel lungo corteo tra le vie della città, o assistono affascinati al passo lento della macchina del santo, alla fatica dei portatori, alla luce tremolante dei fuochi sui ceri.

È sullo sfondo di questa assenza che il vescovo Domenico ha celebrato la messa in Sant’Agostino, spostando il pontificale dalla mattina al tardo pomeriggio, in coincidenza con quello che sarebbe stato l’orario di uscita della statua del santo. E rivolgendosi a quanti si sono ritrovati nella basilica di piazza Mazzini, mons Pompili non ha mancato di notare che proprio gli anziani e i bambini sono stati i più colpiti dalla pandemia. I primi sono stati infatti risultati i più esposti dal morbo, i secondi hanno sofferto la chiusura delle scuole, l’impossibilità di vivere all’aperto, una situazione di inedito e pesante isolamento.

Gli stessi nonni e i nipotini, «Alfa e Omega della vita», che nella basilica di Sant’Agostino hanno trovato restituita la possibilità di farsi «silenziosi e ammirati “devoti”». Ed in questo il vescovo ha rintracciato non solo il segno delle «generazioni che si avvicendano e dicono la vita», ma anche il senso dell’impegno nei Centri estivi delle scuole cattoliche, avviati con coraggio dalle scuole cattoliche, e nelle Case di riposo: «due segni di vitalità per tutta la comunità».

«Sant’Antonio – ha concluso don Domenico – è raffigurato con il giglio, il pane e il bambino. Il giglio è la sobrietà di chi vive senza strafare con autenticità; il pane è la solidarietà di chi condivide e non si lamenta soltanto; il bambino è la generatività, per dire che la vita va oltre noi stessi, se accettiamo la promessa del Maestro: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità, io vi dico, non perderà la sua ricompensa”. E così la vita si apre al futuro, oltre il presente».

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