La finale di “X Factor 2016” ha risvegliato nell’immaginario collettivo il mito dei dilettanti di successo

Alla fine hanno vinto i Soul System. Il tempo dirà se si tratta un successo effimero o se i giudici e il pubblico di “X Factor” edizione 2016 hanno visto giusto, premiando – per la prima volta nella storia della trasmissione – non un singolo cantante ma un gruppo.

Il dato certo è che il format di questo talent show di importazione estera (tanto per cambiare) non solo non sembra conoscere crisi, ma pare addirittura rinforzarsi di anno in anno nel gradimento dei telespettatori.
Lo conferma il fatto che, quali che siano i personaggi chiamati a selezionare, giudicare, istruire e guidare gli aspiranti cantanti, il pubblico si è affezionato sempre di più alla trasmissione e ai suoi protagonisti, complice una cornice spettacolare sapientemente costruita. La molla d’attrazione principale resta comunque quella che racconta la favola di chi si mette in gioco e, attraverso un percorso a ostacoli, supera tutte le fasi della selezione arrivando poi a trionfare.
Nel caso specifico, la bella fiaba televisiva ha un contorno narrativo ancora più rotondo: il gruppo vincente era stato inizialmente scartato dal cantante spagnolo Alvaro Soler, giudice della categoria gruppi, che per la fase finale dei “live” aveva preferito i Jarvis. Quando questi ultimi hanno rinunciato, Soler ha dovuto ripescare proprio il gruppo di ragazzi di origini ghanesi (eccetto Alberto) tutti nati e cresciuti fra Brescia e Verona.
Prima che componenti di una band, i cinque sono amici e sembrano davvero molto affiatati; grazie alla loro energia e alla loro coesione musicale sono già anche molto richiesti. Tecnicamente non sono proprio dei dilettanti, in quanto contano una media di 15/20 date nella stagione estiva e si avvalgono della competenza di Joel, un produttore musicale che ha fatto del suo studio di registrazione il punto d’incontro dei Soul System. Come si intuisce dal nome, l’obiettivo del gruppo è quello di smuovere il sistema, portando una ventata di positività e facendo ballare il pubblico.
Non sono soltanto le doti canore e le abilità musicali dei concorrenti ad aver costruito dentro e intorno alla trasmissione la giusta atmosfera per ottenere successo, ascolti e seguito: anche la composizione della giuria ha giocato la sua parte, proponendo l’inedito Manuel Agnelli accanto ad Arisa, Alvaro Soler e Fedez: quattro temperamenti diversi, capaci ora di amalgamarsi adeguatamente, ora di accapigliarsi verbalmente per divergenze di giudizio sulle esibizioni dei concorrenti sul palco.
A guidare la trasmissione nelle vesti di conduttore ci ha pensato quell’Alessandro Cattelan che ormai si è dimostrato capace di fare la propria parte in maniera complementare rispetto ai giudici, stando non soltanto fisicamente dalla parte dei concorrenti, pronto a complimentarsi con chi passava, di volta in volta, il turno, tanto quanto a consolare gli esclusi con pacche sulle spalle e abbracci apparentemente sinceri.
La finale di giovedì 15 dicembre, per l’occasione trasmessa da Sky anche “in chiaro” sul digitale, suggella l’edizione più vista nella storia di “X Factor” in versione italiana. Chissà se, in virtù della regola per cui “squadra che vince non si cambia”, l’anno prossimo dietro il tavolo dei giurati siederanno ancora Agnelli, Fedez, Arisa e Soler. Se i primi due sembrano essere diventati una presenza fissa, sugli ultimi due aleggia qualche incertezza. Soler si è dimostrato un po’ piatto e forse troppo fuori contesto rispetto alla realtà nostrana; Arisa ha battibeccato un po’ troppo con il pubblico in studio, anche se la sua imprevedibilità resta un asso nella manica dei produttori. Ai posteri la sentenza, al pubblico l’attesa per l’edizione 2017.

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