Incontro Pastorale

Fare della domenica il «signore dei giorni». All’Incontro Pastorale i lavori dei gruppi

Si è aperto con la presentazione dei risultati dei lavori di gruppo, svolti il giorno precedente, l’ultima sessione dell’Incontro Pastorale della Chiesa di Rieti. Dal palco del centro pastorale di Contigliano sono così emerse suggestioni e proposte a partire dal tema della Domenica, che quest’anno è stato al centro dell’appuntamento diocesano

All’insegna del “mettiamocela tutta” l’ultimo pomeriggio dell’incontro pastorale. “Mettiamocela tutta” per fare davvero del giorno del Signore il “signore dei giorni”. Nelle varie sfaccettature, non solo quella strettamente liturgica, che interessano la vita di una comunità cristiana. Su di esse avevano lavorato, sabato pomeriggio, i sei gruppi che, sulla base di apposite tracce, hanno discusso in merito alle varie coniugazioni del rendere davvero una festa la pasqua settimanale. Il microfono così, nel salone del centro pastorale di Contigliano, passa via via ai laici o suore coordinatori di ciascun gruppo che – ognuno assieme a un sacerdote – hanno guidato la discussione sui diversi ambiti.

Inizia Stefania Marinetti a riferire su “domenica e missione di carità”, gruppo che ha coordinato col direttore della Caritas don Fabrizio Borrello. È dall’Eucaristia domenicale, infatti, che «scaturisce l’impegno missionario per tutti i credenti» e da questa premessa viene espressa dal gruppo «l’esigenza di vivere la domenica come chiamati ad incarnare la Carità di Cristo: quanto ricevuto in dono va spezzato, condiviso e restituito ai fratelli più fragili e bisognosi della comunità». In una missione che è «affidata a tutti e non solo ad alcuni. Le esigenze che ne scaturiscono, secondo il gruppo, «da dover poi incarnare in scelte pastorali condivise a partire dalla domenica e nella vita di ogni giorno» riguardano innanzitutto di raggiungere dopo la Messa – come avviene attraverso i ministri straordinari della Comunione – chi è in difficoltà, dare un senso innanzitutto caritativo alla questua domenicale (il senso della colletta, aggiungerà poi il vescovo Domenico, si è un po’ perso rispetto alla sua originaria concezione). Da sollecitare poi il saper offrire tempo da condividere con persone sole e disagiato, contribuendo ciascuno ad alleviare le situazioni di povertà. Ancora, «ampliare l’offerta di attenzione, ed eventualmente di aiuto, con la creazione di centri di ascolto, gestiti da persone empatiche e competenti».

Seconda a relazionare, su “Domenica e liturgia”, è suor Kristina Gjonaj, che porta il resoconto di un gruppo (coordinato con il direttore dell’Ufficio liturgico padre Ezio Casella) «compatto nell’affermare che negli ultimi anni si è assistito ad una riduzione di affluenza all’interno delle liturgie domenicali. Pertanto lo stesso propone una maggiore vicinanza ai giovani e alle famiglie tutte, promuovendo una catechesi all’interno dei quartieri». Nel gruppo si è parlato di ridurre le Messe domenicale concentrandole nelle chiese principali, di sostanziale inutilità del catechismo in preparazione ai sacramenti senza partecipazione all’Eucarestia festiva, di proposte come l’accogliere i fedeli alla porta della chiesa da parte del celebrante, di consegnare ogni domenica il foglietto della liturgia domenicale successiva per far preparare i fedeli. Pensare, poi a incontri zonali per svolgere un itinerario mistagogico sull’Eucaristia, mentre riguardo l’ars celebrandi puntare a una partecipazione attiva di tutti i fedeli e proporre momenti di aggiornamento per tutti i ministri che intervengono alla liturgia; nello specifico dei ministri della Comunione, proporre momenti di confronto anche con altri diocesi e seminari didattici; mentre nel campo della musica liturgica, coinvolgere il più possibile i fedeli e formare al meglio gli operatori. Si è parlato anche di spazio liturgico e simbologia specifica del calendario liturgico che, «nel loro insieme, costituiscono lo scenario comunicativo della celebrazione alla comunità», nonché di valorizzazione della liturgia delle Ore «come preghiera di tutto il popolo di Dio liberandola da quelle deviazioni che nel corso dei secoli l’hanno fatta percepire come preghiera solo clericale», con l’auspicio che sia curata soprattutto nelle comunità prive di presbitero.

Poi il turno di Simona Santoro, che con don Jean Baptiste Sano ha guidato il gruppo su “Domenica e tempo celebrativo”. Diverse le proposte emerse: dal creare nelle parrocchie «esperienze di gruppi di condivisione e ascolto della Parola, a partire dai tempi forti dell’anno liturgico», creando gruppi biblici con il coinvolgimento di laici preparati e suore nell’approfondimento della Parola, all’educare alla liturgia delle Ore «non solo come dimensione di preghiera individuale ma anche comunitaria che parte dalla famiglia». Necessario poi recuperare «un linguaggio liturgico che aiuti il coinvolgimento personale consapevole di ogni membro della Chiesa», favorire un’idea di “parrocchia non solo del parroco” ma del popolo, riproporre forme di collaborazione interparrocchiale come le unità pastorali, mentre nel catechismo puntare a fare «“esperienza” dell’anno liturgico, percepito nella sua interezza e non frammentarietà di feste, invitando i ragazzi a mettere al centro della loro vita il mistero pasquale e il giorno di festa domenicale» col dovuto coinvolgimento delle famiglie anche con proposte oratoriali.  Ancora, «insistere nella presentazione di un calendario liturgico che parta dal mistero pasquale e non dalle feste dettate dalla religiosità popolare» legando meglio la pietà popolare all’anno liturgico, valorizzando essa come “investimento” di evangelizzazione. In generale, educare tutti alla centralità dell’anno liturgico e in esso del mistero pasquale.

A Daniele Rossetti il compito di sintetizzare i lavori del gruppo – coordinato insieme all’economo diocesano don Franco Angelucci – su “Domenica e spazio”, in cui «sono emerse opinioni, idee e proposte molto eterogenee in base alle esperienze personali e parrocchiali che ciascuno si trova a vivere, ma nello stesso tempo aventi un principio di fondo che può essere considerato comune, ovvero la volontà di rendere i luoghi e gli spazi a disposizione il più possibile accoglienti ed attraenti». Dal gruppo la constatazione di come «le esigenze delle parrocchie siano in continuo cambiamento, anche nei luoghi in cui sono presenti chiese e strutture in generale di più recente costruzione». Il modificarsi delle situazioni sociali e pastorali spingono a pensare a «un discorso legato alla “gratuità” agevolando lo stare insieme, partendo dalla famiglia» offrendo spazi per  condividere pasti e momenti comunitari. Servono strutture che siano «il più possibile fruibili da tutti, dal bambino fino all’anziano». Prendendo lezione da quanto avvenuto nelle zone terremotate, pensare a «strutture multiuso, godibili e polivalenti, ma soprattutto facilmente raggiungibili da tutti», oltre a spazi esterni, per ragazzi come per anziani senza dimenticare malati e disabili. Spazi per il divertimento ma anche volti «a favorire la formazione e la crescita personale e comunitaria, da sommare all’aspetto prettamente liturgico. Da pensare soluzioni anche di convenzione con enti pubblici e l’utilizzo di spazi esterni, con l’idea di una domenica che coinvolga davvero la vita intera e non solo il culto.

Tocca poi a una coppia di sposi, Marina Rossi e Daniele Ciferri, che hanno guidato il gruppo assieme al responsabile della Pastorale familiare e giovanile don Luca Scolari, relazionare riguardo “Domenica e relazioni fraterne”.  Una riflessione, quella emersa, sintetizzabile nello slogan “Usciamo dalle chiese ed entriamo nelle case”: infatti, «se non si recuperano alcuni elementi antropologi all’interno delle nostre famiglie non si può ritrovare il senso della domenica: si deve ripartire all’abc esistenziale, non ci sono più gli elementi di fondo (ascoltarsi, lo stare insieme). Occorre fare un passo indietro e stare nella quotidianità. La famiglia deve riscoprire alcune dinamiche fondamentali per riattivare relazioni». Le proposte: investire risorse «intorno ai nuclei familiari, creare dentro le parrocchie gruppi di famiglie che iniziano a frequentarsi tra loro», creando relazioni «già in fase di incontro prematrimoniale». Massima attenzione alle famiglie giovani, ma anche alle problematiche di oggi che, col lavoro domenicale sempre più diffuso, crea conflitti interiori, e allora occorre anche «aprire un dialogo con i sindacati, con i datori di lavoro per chiarire che la domenica è giorno di riposo, da dedicare alla famiglia». Le relazioni devono partire «dall’accoglienza dei fedeli sia nel momento di entrata che di uscita dalle celebrazioni», adibendo luoghi idonei per le fasce d’età e rendendo i luoghi di incontro veri ambienti familiari. Ancora, educare a vivere come tempo sacro anche quello del lavoro. In generale, avere spazi e occasioni di incontro, dentro e fuori la parrocchia, organizzare momenti particolari per le famiglie… In generale, puntare sempre più al concetto di “chiesa domestica”.

Ultimo tema a essere relazionato: “Domenica e iniziazione cristiana”. Al microfono sale Myriam Ballarin, sintetizzando i lavori del gruppo da lei coordinato col responsabile dell’evangelizzazione padre Mariano Pappalardo. Si parte dalla constatazione della mancanza di una vera comunità nelle nostre realtà parrocchiali, «perché manca una vera coscienza della fede ricevuta nel Battesimo e mai approfondita, ma anche perché fondamentalmente mancano i segni dell’amore e del perdono reciproco», per cui oggi «il tempo dell’uomo prevale sul tempo di Dio; la vacanza, il riposo dal lavoro, la domenica sono vissuti al di fuori del contesto di fede». In questo contesto, la sfida dell’iniziazione cristiana è quella di «formare tutta la famiglia, allo scopo di farla crescere nella fede, per poi arrivare al sacramento», formazione che «dovrebbe essere permanente all’interno del momento liturgico che parla ed educa con i segni» cui istruire ragazzi e genitori. Anche qui si parla di comunità gioiose e capacità di farsi “Chiesa in uscita”. Inoltre, emersa nel gruppo «la necessità che le proposte suggerite abbiano la possibilità di essere approfondite e discusse ulteriormente durante i mesi successivi all’incontro pastorale, anche in gruppi meno numerosi ma interparrocchiali».

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