Eucaristia e sofferenza / 1

La ormai imminente vicinanza del Congresso Eucaristico Diocesano ci porta ad una attenta riflessione sul rapporto indissolubile e speciale tra Eucarestia e Sofferenza.

La nostra Chiesa Diocesana di Rieti – e in essa ogni parrocchia – è chiamata seriamente ad interrogarsi sul posto che essa riserva ai sofferenti, ai soggetti deboli, malati appesantiti e provati, in difficoltà con la vita e con la fortuna, in rotta di collisione con i miraggi del regno delle apparenze oggi così dominanti.

Il senso è di evangelizzare e di umanizzare la testimonianza e il discorso cristiano su sofferenza, malattia e morte. So benissimo che questo discorso è difficile farlo passare in ognuno di noi.

Il contesto culturale, circa il soffrire e il morire, si muove tra rimozione e spettacolarizzazione: la morte in diretta, la sofferenza esibita alla curiosità morbosa, il dolore visto attraverso la mediazione protettiva dei mass media, sembrano far parte di un grande rito di esorcizzazione collettiva della sofferenza stessa. Nelle sofferenze l’uomo si interroga, la realtà stessa diviene un enigma, anche Dio diventa un interrogativo. Il rischio è di innalzare barriere per evitare che la sofferenza passi da chi la vive e la esprime a chi l’ascolta. Eppure senza la cultura dell’ascolto del sofferente, noi condanniamo l’altro alla solitudine e all’isolamento, e precludiamo anche a noi la possibilità di una consolazione nella nostra sofferenza.

Si tratta, pertanto, alla luce del mistero eucaristico, di una riscoperta della sofferenza e dei sofferenti, per poter continuare a disegnare la forza progettuale della nostra Chiesa reatina: non solo Chiesa-comunità per i sofferenti, ma anche Chiesa-comunità dei sofferenti (cfr. Ero malato e mi avete visitato).

Il mondo del dolore può trasformarsi da sofferenza in offerta, da minorazione disumanizzante in impulso di umanizzazione della nostra sorte. La grandezza del dono del Crocifisso Risorto è proprio in questa immissione di possibilità nuova nell’esperienza della nostra vulnerabilità. Il dolore e la sofferenza nulla perdono della loro negatività, ma è la persona che raggiunta dalla potenza redentrice dell’Amore di Dio può immettervi un nuovo senso. La sofferenza diviene mezzo di purificazione e di elevazione per coloro che soffrono, ed esercizio di carità e di abnegazione per chi li soccorre.

I sofferenti diventano ben più che destinatari dell’azione della Chiesa: sono soggetti attivi e responsabili dell’opera di salvezza e di evangelizzazione. Purtroppo, le nostre proposte pastorali si limitano a qualche sporadica visita del sacerdote che, sempre più oberato dalla molteplicità di impegni, non può dedicarvi tutto il tempo. Si va sviluppando, grazie a Dio nella nostra Diocesi, un ministero laicale, il Ministro Straordinario della Comunione, che sta portando veramente una nuova ventata nella visita alle persone malate, anziane e sole, delle nostre parrocchie. Ma sono soprattutto la comunità, nel suo insieme, e l’attenzione al rapporto Vangelo-dolore, ad essere marginali nell’agire pastorale.

Un esempio concreto. Come clero reatino che cosa facciamo, o meglio dovremmo fare per la Giornata Mondiale del Malato, nelle nostre parrocchie e nelle nostre vicarie. È stato mai messo all’ordine del giorno e discusso nelle vicarie, la sofferenza, la Giornata Mondiale del Malato, i soli, gli anziani, i poveri, i malati?

La Giornata Mondiale del Malato spinge e coinvolge l’intera comunità per leggere se stessa nello specchio dei piccoli di Gesù, a cominciare dei propri malati, dai propri anziani chiusi in casa o in strutture assistenziali, ma si dovrebbe anche favorire un’occasione seria e severa di riflessione su quegli altri piccoli che ormai fanno ressa in modo scomposto e sempre scomodo nelle nostre città e paesi. Vorremmo come Ufficio per la Pastorale della Salute, che gli uni e gli altri fossero tolti dalla segregazione psicologica, culturale e pastorale, prima che fisica, e fossero messi idealmente e praticamente al centro delle nostre attenzioni. E vorremmo farne una preziosa occasione per un corale esame di coscienza: per cogliere i nostri ritardi e le nostre miopie, per individuare i nostri veleni e le nostre schizofrenie, per restituire le nostre parrocchie alla loro forza profetica e all’impegno educativo, come dimensione costitutiva della Chiesa.

La prossima settimana, vedremo insieme, che cosa ci dice la Parola di Dio al riguardo della sofferenza e dell’Eucaristia.

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