Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fior di frumento!

Una folla composta e orante ha partecipato il giovedì precedente alla domenica del Corpus Domini alla Messa e alla processione eucaristica presieduta dal Vescovo Lucarelli. Nell’omelia il presule ha riflettuto sulla funzione pacificatrice del sacramento e sul significato del nutrimento spirituale.

Omelia del Vescovo

Fratelli e sorelle carissimi,

la celebrazione del Corpus Domini, che da alcuni anni celebriamo a livello diocesano il giovedì precedente la domenica in cui è prevista la festa nel calendario nazionale, assume quest’anno un rilievo particolare in ragione del Congresso Eucaristico che si celebrerà ad Ancona in settembre.

Anche la nostra diocesi intende prepararsi sia al Congresso Eucaristico Nazionale, sia ad una speciale “sosta eucaristica diocesana” da prevedere per il prossimo anno pastorale, come ho avuto modo di annunciare alla Messa Crismale di quest’anno.

Per prepararci adeguatamente sia al Congresso Eucaristico che alla nostra riflessione sull’Eucaristia chiedo ai sacerdoti di promuovere nelle prossime settimane adorazioni eucaristiche e riflessioni nella forma delle catechesi, anche secondo i cinque schemi preparati dal mio confratello il Vescovo Edoardo Menichelli e desunti dal documento di base del Congresso e che sono reperibili sul sito internet del Congresso stesso.

Come è ormai noto il tema del Congresso Eucaristico nazionale è “Signore, da chi andremo?” e in questa circostanza vorrei rispondere – se così possiamo dire – con un versetto del salmo.

Da chi andremo? Da chi mette pace nelle nostre terre e ci nutre con fior di frumento: Egli mette pace nei tuoi confini e ti nutre con fior di frumento.

L’Eucaristia, che porteremo anche in Processione per le vie della città, della quale ci nutriamo e che adoriamo, perché è presenza reale di Cristo, è all’origine della pace e sazia la nostra fame di Dio, nutre la nostra vita spirituale e relazionale, disseta il nostro anelito alla giustizia, spinge la nostra azione nella direzione della carità.

Nel secondo volume del suo libro su Gesù di Nazaret, da poco in libreria, il Papa Benedetto XVI, nell’analisi dell’ultima Cena, afferma che «La Caritas, la premura per l’altro, non è un secondo settore del cristianesimo accanto al culto, ma è radicata proprio in esso e ne fa parte. Nell’Eucaristia, nello “spezzare il pane”, la dimensione orizzontale e quella verticale sono collegate inscindibilmente».

Ecco perché Eucaristia e carità sono collegate tra loro: dall’Eucaristia, cioè dallo spezzare il pane eucaristico discende lo spezzare il pane quotidiano. Anche nella preghiera del Congresso Eucaristico è sottolineata questa dimensione della carità e della sua ridondanza nella vita quotidiana. Dice infatti:

«Fa’ che l’incontro con Te nel Mistero silenzioso della Tua presenza, entri nella profondità dei nostri cuori e brilli nei nostri occhi perché siano trasparenza della Tua carità. Fa’, o Signore, che la forza dell’Eucaristia continui ad ardere nella nostra vita e diventi per noi santità, onestà, generosità, attenzione premurosa ai più deboli».

 

» Mette pace nei nostri confini.

La frequenza eucaristica è sorgente di pace, per tutti: nelle famiglie, nelle comunità, in ogni contesto umano e relazionale.

Ci accorgiamo sempre più che la serenità e la tranquillità, negli ambiti in cui noi esprimiamo la nostra ricchezza interiore e umana, sono elementi essenziali per una vita buona.

Così pure la pace solida e duratura sul piano politico, anche internazionale, è auspicata da tutti, perché solo grazie ad essa è possibile un vero sviluppo e una certa sicurezza di vivere senza conflitti.

Ma perché l’Eucaristia sarebbe fonte di pace, anzitutto nelle relazione interpersonali?

Proviamo a sviluppare questo aspetto.

La partecipazione alla fractio panis implica anzitutto l’ascolto frequente della Parola di Dio, che di per sé è educazione, è crescita nella fede, è acquisizione di princìpi, è incoraggiamento al bene.

La comunione al Corpo e al Sangue del Signore ci introduce nel cuore, nella nostra interiorità, questi princìpi. Se il nostro fosse solo ascolto della Parola, già di per sé molto importante, noi avremmo una conoscenza buona della Scrittura sacra, ma non sarebbe completa.

Condividere anche la mensa del pane, dopo aver condiviso quella della Parola, ratifica quell’ascolto, lo fa digerire, lo fa penetrare dentro i pori del nostro spirito.

Questi princìpi che noi interiorizziamo divengono semi di pace, perché ci aiutano a vedere in modo diverso il nostro prossimo, a cercare di migliorare le nostre relazioni, a vedere la realtà con un occhio e uno sguardo diverso, a smussare gli spigoli delle nostre relazioni.

Ecco, anche in questo senso, l’Eucaristia è fonte di pace, non solo nel senso che in essa Gesù si dona per porre fine all’impero del male, che è fonte di divisione, di scontro, di contrapposizione.

Essa è fonte di pace anche in altro senso, strettamente connesso con quello che abbiamo detto ora.

Nell’Eucaristia si rinnova il sacrificio della croce, nel quale Dio ha donato suo Figlio per mettere pace tra cielo e terra e fra tutti gli uomini.

Le due aste della croce, quella verticale e quella orizzontale, sembrano proprio evocare simbolicamente questa riconciliazione tra cielo e terra; e riconciliazione sta a significare pacificazione, ristabilimento della tranquillità.

 

» Ci sazia con fior di frumento.

Ora vorrei brevemente affrontare questo ulteriore aspetto: in che senso cioè l’Eucaristia ci sazia, ci nutre.

Si tratta di un nutrimento spirituale, dovuto a questa presenza mistica del Signore che ha voluto scegliere questi segni, del pane e del vino, per restare con noi.

Nella misura in cui noi crediamo che dopo le parole della consacrazione della Messa, come avverrà tra poco, Gesù si fa presente nel pane e nel vino e, in qualche modo li riempie di sé, della sua presenza mistica, allora quel pane non nutre più le fibre del nostro corpo, ma quelle del nostro spirito, della nostra anima.

Come quel pane si svuota della sua sostanza di pane e si riempie della sostanza del corpo di Cristo, così noi, assumendo il pane eucaristico, siamo quasi svuotati della corruzione della carne per essere riempiti di quel corpo che nutre la nostra vita spirituale.

Dobbiamo chiederci ancora in che senso abbiamo questo nutrimento, come possiamo percepirlo, come ci possiamo accertare che esso effettivamente avvenga. Non è facile rispondere.

D’altra parte anche del nutrimento materiale ci rendiamo conto che fa effetto nel medio periodo; subito dopo aver mangiato ci sentiamo sazi, ma gli effetti del nutrimento li vediamo nel tempo.

Quando ci nutriamo dell’Eucaristia avviene una cosa analoga: al momento sentiamo una soddisfazione interiore, ma nel tempo possiamo anche percepire la nostra crescita nello spirito.

Tuttavia i due nutrimenti non sono proprio analoghi, poiché mentre il nutrimento materiale fa effetto anche se noi non lo volessimo, quello spirituale ha effetto solo se noi ci lasciamo nutrire grazie a quelle disposizioni interiori che ci aiutano a recepirlo.

È pur vero che anche il nutrimento materiale può essere inutile come nel caso di alcune malattie fisiche o psichiche, come l’anoressia, quando il corpo rifiuta il cibo.

Anche l’Eucaristia, quando non è assunta con le dovute disposizioni, può non produrre quel nutrimento spirituale, perché noi di fatto la rifiutiamo.

Potremmo chiamarla «anoressia spirituale», quella che in concreto rende superflua la ricezione del Sacramento, se noi non siamo ben disposti.

Fratelli e sorelle,

tra poco ci inoltreremo nelle vie della Città, recando con onore il Santissimo Sacramento. Egli passerà tra le nostre case e per le nostre vie, come un giorno Gesù passò nella sua terra, sanando e beneficando tutti coloro che erano prigionieri del male, fisico e spirituale, materiale e psichico.

Chiediamo al Signore che ciò che Egli operò un tempo si realizzi ancora.

Chiediamogli di guarire le nostre infermità, di sanare le nostre mancanze, di saziare la nostra fame di Lui, della sua giustizia, del suo amore.

Le comunità cristiane primitive, dopo aver celebrato l’Eucaristia, facevano collette, raccolte di beni e denaro, per aiutare coloro che erano in difficoltà.

Dobbiamo recuperare questa dimensione pratica dell’Eucaristia, per non fermarci solo al culto, al rito: solo così prolunghiamo nella vita quotidiana la celebrazione, e passiamo dal rito al fatto, dalla fede celebrata a quella vissuta.

Una comunità che celebrasse belle Liturgie ma che si disinteressasse dei poveri sarebbe una comunità agonizzante; la carità, cioè l’amore per il prossimo, è la via maestra anche per rinnovare il nostro spirito.

Eccoci, Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna: metti pace nei nostri confini e ci sazi con fior di frumento.

Ti portiamo con noi per le vie del mondo e della storia e tu portaci con te, là dove è il nostro vero bene.

 

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