Economia

Don Patriciello: «La politica eviti che le mafie succhino il sangue dei poveri»

Al Sud il contagio ha portato la sua scia di sofferenza e morte, ma non come al Nord. Ora grande preoccupazione desta l'economia, già fragile, ancora più indebolita dalle misure necessarie per contenere l'epidemia

Una sfida sembra, almeno parzialmente, vinta. Al Sud il coronavirus ha portato malattia e morte ma non nei numeri che hanno travolto il Nord Italia. C’è, però, un aspetto, anche questo fondamentale, che riguarda l’economia. Il Mezzogiorno fa sempre fatica su questo fronte e ora la pandemia, con il blocco della maggior parte delle attività che è stato necessario attuare per evitare l’espandersi del contagio, rischia di mettere definitivamente in ginocchio le regioni meridionali. Una boccata di ossigeno può venire dagli stanziamenti statali, ma come non pensare al rischio che mafia, camorra e ‘ndrangheta ne approfittino per guadagnare ancora una volta sulla pelle della gente? Ne parliamo con don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano.

Il Sud ha evitato il peggio dal punto di vista sanitario?

Qui abbiamo avuto tanta paura: se si fosse diffuso il contagio come in Lombardia sarebbe stato un massacro.

Lo confesso: ero terrorizzato. Ma non si sono fatti gli stessi errori facendo tesoro dell’esperienza così dolorosa di Bergamo. Poi, ha funzionato la mano pesante dell’isolamento. Certo, abbiamo temuto molto quando c’è stato l’esodo dei meridionali che lavorano e studiano al Nord: è stato un grande errore di valutazione quell’anticipazione che si andava verso la chiusura senza prima prevedere blocchi e controlli. Ma, per fortuna, i danni sono stati limitati.

Ora la sfida si sposta sul fronte economico…

Qui, da noi, in Campania, ad esempio nella Terra dei fuochi, si lega al problema delle fabbriche che lavorano al nero e, di conseguenza, inquinano perché devono smaltire gli scarti, anche tossici, in modo illecito. Quando nel 2016 Matteo Renzi, allora premier, venne a Caserta io feci presente il problema del collegamento tra aziende in nero e inquinamento ma il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca mi rispose che, pur conoscendo il problema, era un discorso tabu per la disoccupazione che c’è in Campania. Ma così si crea un girone infernale dantesco: per la disoccupazione vengono tollerate le fabbriche al nero, che sversano gli scarti in modo illegale e questo produce malattia e morte. Io dico: andiamo anche incontro a queste piccole fabbriche ma aiutiamole a lavorare secondo legge.

Il lavoro in nero è sempre stato la nostra piaga

che ora, con il coronavirus, sta venendo prepotentemente a galla: per l’emergenza le aziende sono chiuse, la gente non lavora e sta facendo la fame.

Oggi tutte le aziende sono in ginocchio…

In queste difficoltà la camorra sguazza.

Con tempestività e grazie alla grande liquidità di cui dispone, la criminalità organizzata va incontro agli imprenditori, facendo prestiti che sa bene che non potranno mai più restituire. Diventa così di fatto padrona delle fabbriche e gli attuali proprietari si dovranno accontentare di fare i prestanomi. Così, se gli aiuti tardano ad arrivare, saranno proprio la camorra, la mafia o la ‘ndrangheta a usufruire della pioggia di soldi che darà lo Stato a sostegno delle imprese messe in ginocchio dal coronavirus. Con il terremoto in Irpinia, con l’emergenza rifiuti e le bonifiche c’è sempre stato questo pericolo. Ancora ora ci sarà il rischio, ma spero che abbiamo imparato a fare in modo che la camorra non vada più a succhiare il sangue dei poveri.

C’è tanta gente che è disperata…

Pensiamo ai quartieri poveri dove c’è chi non ha i soldi per comprare l’indispensabile. Oltre alle parrocchie che distribuiscono i pacchi viveri, lo fa anche la camorra: sembrerebbe per la criminalità organizzata un affare a perdere ma non lo è, perché in questo modo riesce ad avere persone soggette che l’aiuteranno a mantenere un domani il controllo sul territorio. Tanto che viene segnato chi non accetta il pacco, perché, in modo negativo, è preso in prestito un motto del Vangelo: “Chi non è con noi è contro di noi”. La camorra ha tutto l’organigramma delle famiglie del quartiere ed è una carta vincente: quando arrivano le forze dell’ordine non c’è bisogno di usare i telefonini che sarebbero tracciabili ma funziona un tam tam velocissimo che permette di far scomparire la droga e ogni traffico illecito. Un quartiere sotto controllo è fondamentale.

Alcuni vorrebbero un allentamento sui controlli per i finanziamenti…

Dobbiamo distinguere tra la burocrazia cieca che fa perdere tempo prezioso e i controlli seri e necessari per difendere questi soldi: sono il sangue dei poveri perché la camorra guadagna soldi disonesti sulla pelle della gente, che oggi è esasperata. Se potessi aggiungere un undicesimo comandamento sarebbe proprio di non esasperare l’essere umano, perché è pericoloso.

La povertà è dignitosa, invece la miseria è umiliante, mortificante.

Se non ha cosa mettere a tavola a pranzo e cena la gente diventa fragile e malleabile nelle mani della criminalità. Ma superato il momento difficile non potrà più sottrarsi alle grinfie delle mafie.

Si è alla spasmodica ricerca di un vaccino contro il Covid. Quale può essere il vaccino contro le mafie?

Il Papa ha detto bene: oltre al vaccino contro l’indifferenza serve che la politica si occupi del bene dell’uomo e non di fare gli interessi di partito.

La politica, allora, vigili affinché le mafie non approfittino di questa emergenza.

E se la politica è la più alta forma di carità, i politici non dovrebbero dimenticarlo insieme al fatto che lo statista guarda alle prossime generazioni mentre il politicastro guarda alle prossime elezioni. Bisogna avere uno sguardo completo e oggi stare insieme: la politica, la Chiesa, la società civile. La sofferenza ci affratella. Se siamo uniti abbiamo anche più forza verso l’Europa per evitare egoismi e far nascere da questa tragedia un mondo a misura d’uomo, dal bambino all’anziano.

Dal Sir

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