Dall’11 agosto a Rieti “Trame di Carta”, mostra collettiva di arte contemporanea

Si inaugura sabato 11 agosto 2012, ore 19.00, a Studio7 Arte Contemporanea, Via Pennina 19, a Rieti, Trame di carta, una mostra d’arte contemporanea di opere di/su carta, a cura di Luca Arnaudo e Barbara Pavan. In mostra i lavori di Aldo Bandinelli, Chiara Belloni, Nito Contreras, Lino Divas, Ono Emiliani, Raffaella Simone, Christina Thwaites, Yukoh Tsukamoto, Luca Vannozzi, Clarice Zdanski, Riccardo Zuliani.

Opera in levare, allusiva, tesa soprattutto a far risuonare le singolarità di materie e colori volutamente misurati, la pittura di Aldo Bandinelli ricerca un segnare, lasciare tracce come poetica dell’attenzione e concentrazione che trova nella dimensione minuta della carta uno spazio d’elezione.

La pittura di Chiara Belloni definisce una misura d’intimità, oscurità accoglienti quanto perturbanti, da cui l’osservatore si trova attirato, e, insieme, posto in questione. Nei lavori su carta, in particolare, colpisce il ricorso convinto al bitume, colore eletto per calore e consistenza, ma che la Belloni riesce a far risonare d’inedite leggerezze.

Scultore, impegnato in una personalissima quanto colta revisione delle forme del paesaggio in equilibrio tra l’arcaico e il metropolitano, Nito Contreras ricorre spesso alla carta per definire le composizioni di fondo delle sue quadro-sculture, oppure per sperimentare con nuove tecniche calcografiche.

Affascinato da alcune immagini provenienti dai “campeggi spaziali” organizzati nel deserto dello Utah dalla Mars Society, l’artista argentino Lino Divas ha sviluppato il tema con affettuosa, divertita immaginazione, raffigurando una straniante normalità dove i nuovi giovani coloni di Marte, chiusi nelle loro ingombranti tute spaziali, vendono automobili a rate marziane, giocano a tennis, o, più semplicemente, si annoiano come qualsiasi teenager sulla terra.

Dichiaratamente attente a una linea della pittura che, nel traversare le età storiche e culturali – dalle prime raffigurazioni rupestri fino alla ricerca grafica di Henri Michaux tanto cara all’artista – tenta un’universalità linguistica del segno, le opere di Ono Emiliani in mostra si distinguono per la coerente fantasia che anima le strutture sintattiche alle stesse sottese: come leggeri, aerei vocabolari di un’intelligenza squisitamente visiva.

Studiosa di tradizioni popolari, Raffaella Simone presenta in questa mostra una serie di opere ispirate agli ex voto, testimonianza tattile e visibile di un rapporto concreto e personale tra l’uomo e la divinità. Una serie di opere, di carta o su carta, tutta incentrata più sull’umana fragilità che sulla natura del divino, dove, nell’utilizzo di materiali vivi, vissuti, sovrapposti e manipolati, l’artista racconta l’alchimia complessa di sacro e profano, religione, storia e tradizione contenuta ed espressa nei riti popolari.

L’opera dell’artista inglese Christina Thwaites è un volto (volto e non ritratto) di grande forza ed intensità. La tecnica ad inchiostro consente all’artista un margine non controllabile nell’atto stesso della creazione; nell’istante in cui l’inchiostro incontra l’acqua il risultato è sempre variabile e in parte imprevedibile. Quest’alchimia spontanea sfugge in parte al suo controllo rendendo l’opera spontanea e quasi magica.

Giapponese d’origine ma da anni trasferitasi a Milano, del suo paese d’origine Yukoh Tsukamoto ha mantenuto la tipica sensibilità verso le forme naturali – quelle del bosco, in particolare – e l’equilibrio delle forme compositive, approfondendo invece in Italia le tecniche d’incisione diretta della tradizione europea. Il ricorso a materiali naturali come la seta per base delle sue opere, conferiscono un’ulteriore preziosità all’opera misteriosamente armonica dell’artista.

Sintesi perfetta tra la carta della letteratura e quella dell’arte, l’opera di Luca Vannozzi rimanda agli antichi manoscritti, integrando il testo di due sonetti del Belli con le illustrazioni a china ed acquerello. Clarice Zdanski espone un’opera tratta dalla mostra Notturno. Notturno è lo spazio che consente alla volontà di ritrovare il tempo perduto e il ricordo, la rievocazione malinconica del passato. Notturno è il silenzio che da voce ad una riflessione sulla nostra esistenza, sulla nostra storia. È proprio il linguaggio pittorico della Zdanski ad essere notturno, velato.

L’opera diventa specchio e conforto, territorio di dialogo interiore e di confronto con sé stessa e con il mondo. Le opere di Riccardo Zuliani raccontano spazi urbani, vedute di città e scorci di metropoli, possibili o futuribili, in cui il contrasto di volumi e di dimensioni è il protagonista dell’opera. Attraverso il collage l’artista scompone giornali in minuscoli frammenti creando audaci scorci urbani risolti in ampie vedute. Riformula la realtà facendole acquisire un nuovo senso.

Rispondi