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Conte: lo stato di emergenza va prorogato. Il Senato: sì fino al 15 ottobre

Il governo propone fino al 31 ottobre, ma la maggioranza chiede e ottiene due settimane in meno. Le parole del premier a Palazzo Madama

Oggi al Senato il governo ha incassato il via libera alla proroga dello stato di emergenza, con 157 sì, 125 contrari e 3 astenuti. Proroga concessa ma non come richiesto dal primo ministro, Giuseppe Conte, che puntava alla fine di ottobre, ma che l’ha ottenuta sino al 15 dello stesso mese. Domani il premier si presenterà alla Camera. La mozione dell’opposizione è stata bocciata (preclusa e non votata) nella parte che dice no alla proroga ma approvata nella passaggio che chiede il coinvolgimento delle regioni con 281 sì e 3 astenuti.

Il premier si è presentato al Senato sostenendo che la “proroga è inevitabile”. Il governo “ritiene che l’estensione temporale debba arrivare a tutto il mese di ottobre”. Da parte sua però la maggioranza ha impegnato il governo “a definire come termine ultimo per lo stato di emergenza nazionale il 15 ottobre 2020” e a “definire, altresì, con norma primaria le eventuali misure di limitazione di libertà fondamentali”. Lo si legge nel testo della risoluzione di maggioranza depositata in Senato dopo le comunicazioni del premier Conte. Il riferimento a norme primarie viene anche indicata la necessità di intervenire con decreti legge, non dpcm, per eventuali nuove limitazioni anti-contagio.

Conte, nella replica alla fine del dibattito, ha accettato la data finale per la proroga al 15 ottobre. Che poi ha avuto l’approvazione dell’aula.

Che cosa succede (in caso di via libera anche alla Camera)

Se la proroga fino al 31 ottobre sarà approvata il governo sarà in grado di procedere come adesso nel fronteggiare il coronavirus. E si potrà continuare a fare ricorso ai Dpcm (decreti del presidente del Consiglio dei ministri), che possono essere emanati solo se sussiste uno stato di emergenza. Salvo quanto però sarà deciso dopo la risoluzione presentata in Senato dalla maggioranza, che invece invita il governo a intervenire nell’emergenza usando i decreti legge, piuttosto che i Dcpm.

La Protezione civile continuerà ad evere la sua funzione di cordinamento, il Comitato tecnico scientifico continuerà il suo lavoro di studio e consulenza, i presidenti delle Regioni (ma non solo) continueranno a poter disporre di poteri straordinari in relazione alla pandemia. E il ministero della Salute potrà continuare i monitoraggi sulla diffusione dei contagi, che, tra l’altro, consentono di gestire meglio eventuali recrudescenze del coronavirus.

I lavoratori potranno continuare a operare in smartworking nei modi stabiliti insieme all’azienda. Per i dipendenti pubblici non cambia nulla in quanto è già stato deciso che potranno restare a lavorare in remoto fino al 31 dicembre.

Nel caso di nuovi focolai particolarmente pericolosi il governo e le Regioni potranno costituire nuove zone rosse, chiuse alle aree circostanti. Così come si potrà disporre rapidamente, in via emergenziale, di navi per la quarantena dei migranti.

Inoltre, sempre nel caso di una recrudescenza del Covid-19 sarebbe possibile reperire ancora posti letto in strutture private, come alberghi e residence, o statali, come caserme.

Il governo potrebbe anche decidere eventuali provvedimenti nel caso di un aumento preoccupante dei contagi inaltri stati. Dalla chiusura delle frontiere (blocco dei voli compreso) alla quarantena obbligatoria per i viaggiatori.

Ma forse l’intervento straordinario più probabile potrebbe riguardare la scuola. Nel caso di difficoltà alla riapertura prevista per il 14 settembre il governo potrà agire più rapidamente anche per provvedere gli istituti del necessario mancante utilizzando percorsi rapidi per l’affidamento degli appalti, correlati alla sicurezza di alunni e insegnanti. Dai banchi adeguati, al gel e mascherine.

Il discorso del premier Conte in Senato

“Pur in assenza del vincolo normativo ritengo doveroso condividere con il Parlamento” la decisione della proroga dello stato di emergenza, ha detto il premier iniziando l’intervento al Senato. Poi ha spiegato: “La dichiarazione dello Stato di emergenza è prevista dal codice di protezione civile: la legittimità di queste previsioni è stata vagliata positivamente dalla Corte Costituzionale. Costituisce il presupposto perl’attivazione di una serie di poteri e facoltà necessari per affrontare con efficacia e tempestività le situazioni emergenziali. Tra i poteri fondamentale è il potere di ordinanza, che consente norme in deroga a ogni disposizione vigente, nei limiti indicati dalla dichiarazione di emergenza enel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e dell’Unione europea”.

“La proroga dello stato di emergenza – ha aggiunto – è una facoltà espressamente prevista dalla legge ed è attivabile ove si renda necessaria la prosecuzione degli interventi. Questa esigenza si verifica quasi sempre. Lo stato di emergenza viene ordinariamente prorogato dal governo. Sarebbe incongruo sospendere bruscamente l’efficacia delle misure adottate se non quando la situazione è’ riconducibile a un tollerabile grado di normalità. Se questo è vero per eventi che si esauriscono una volta per tutte, come un terremoto, è ancor più vero per la pandemia”.

L’emergenza Coronavirus, ha sottolineato Conte, ha “i tratti di un processo in continua e imprevedibile evoluzione che ancora
oggi, seppure in misura contenuta e territorialmente circoscritta, non ha ancora esaurito i suoi effetti”. E tra le misure che perderebbero effetto se non ci fosse la proroga dello stato d’emergenza “c’è anche il noleggio di navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti e non sfugge a nessuno di quanto sia attuale il ricorso a questo strumento per un ordinato svolgimento della quarantena per la tutela della sanità pubblica”.

“In queste ore gli uffici sono alle prese con una situazione complessa che va affrontata con risoluzione, efficacia, tempestività”, ha proseguito ricordando che “se lo stato di emergenza non fosse prorogato cesserebbe il coordinamento attribuito alla Protezione Civile così come decadrebbero i poteri straordinari assegnati ai soggetti attuatori, che nella maggior parte dei casi sono i presidenti di Regione. Verrebbe a cessare la sua funzione anche il Comitato tecnico scientifico. A questo occorre aggiungere che al 31 luglio sono prorogati numerosi termini normativi di rango primario e secondario”.

Non solo: “Dobbiamo essere consapevoli che se non prorogassimo” lo stato di emergenza, “cesserebbero di avere effetto le ben 38 ordinanze, di cui 4 al vaglio della Ragioneria, così come i conseguenti provvedimenti attuativi”.

“Ad esempio – cita il premier – decadrebbero le misure per la gestione delle strutture temporanee per l’assistenza alle persone positive, il volontariato di protezione civile, il reclutamento di personale sanitario a supporto delle regioni e dei penitenziari, il numero verde, il pagamento dilazionato delle pensioni negli uffici postali, l’attivazione del sistema Gros, che è la centrale operativa remota di soccorso sanitario per cui in mancanza di posti letto in una regione, Gros interviene per la ripartizione e il trasferimento dei pazienti in altre regioni”.

La proroga è inevitabile” sulle basi “di valutazioni squisitamente, vorrei dire meramente tecniche”, ribadisce il premier Giuseppe Conte intervenendo al Senato. Il Cts ha segnalato che “sebbene la curva di contagi e l’impatto sul Ssn si siano notevolmente ridotti, ed è un dato che ci rinfranca, i numeri registrati dicono che il virus continua a circolare nel Paese. E la situazione internazionale resta preoccupante e ciò che accade nei Paesi a noi vicini ci impone un’attenta vigilanza”,

“Il dibattito pubblico è vivace“, ha notato Conte, ma con la proroga dello stato di emergenza “non vi è nessunaintenzione di drammatizzare né di alimentare paure ingiustificate nella popolazione”, né un “ingiustificato stato di allarme”. E poi: “Con tono sommesso dico che anche questo dibattito parlamentare dovrebbe attenersi ai profili tecnici giuridici della decisione perché quando un’impropria drammatizzazione del significato dell’emergenza produrrebbe un potenziale nocumento del Paese all’estero“.

E facendo ancora riferimento all’immagine dell’Italia all’estero ha sostenuto: “Con la proroga dello stato di emergenza continueremo a mantenere in efficienza quel sistema di misure che rendono il nostro Paese più sicuro a beneficio degli italiani ma anche degli stranieri che vogliano visitare il Paese La scelta di prorogare lo stato di emergenza non può ritenersi lesiva della nostra immagine all’estero. Non vi è affatto questo rischio, anzi, è vero il contrario. L’Italia è vista da tutti come un Paese sicuro proprio grazie al sistema di monitoraggio e precauzione” messo in campo.

E Conte ha osservato: “Con questa decisione” di proroga dello stato di emergenza “consentiamo di prorogare gli effetti di misure necessarie e infine in base al principio di precauzione, adeguatezza e proporzionalità, ci predisponiamo a mantenere un cauto livello di guardia per intervenire con speditezza ove vi fosse un peggioramento della situazione. La mia presenza qui dimostra la massima disponibilità del governo a interloquire col Parlamento e tenere conto delle indicazioni delle Camere con riferimento alla scelta di proroga” dello stato di emergenza.

“Stamane – ha precisato il premier – in Consiglio dei ministri abbiamo inserito una mera informativa: non abbiamo assunto nessuna decisione. Dopo aver esaminato tutte le indicazioni e i pareri, incluso uno dell’Avvocatura dello Stato, è emerso l’indirizzo di limitarne l’estensione temporale al prossimo mese di ottobre“.

La replica di Conte dopo il dibattito in Senato

Il premier ha accettato la richiesta della maggioranza di estendere la proroga dello stato di emergenza per il Covid-19 fino al 15 ottobre, invece che al 31.

Ma ha lanciato una sfida all’opposizione: il mio “appello alla maggioranza e all’opposizione è perché queste valutazioni nascano da queste basi tecniche per assicurare un obiettivo che è invece politico, cioè garantire la continuità operativa del sistema che abbiamo messo in piedi, per dare assistenza e sostegno e ripristino delle attività economiche e sociali. Vi sfido a interrogare i presidenti di Regione e confrontarvi con loro: vediamo se sono disponibili a dismettere queste misure di protezione”, dice all’opposizione.

Ha quindi sostenuto che “lo stato d’emergenza è previsto da una norma di rango primario, il codice della protezione civile.
Non deve apparire fuor d’opera che si debba prorogare lo stato d’emergenza. Se ci riferiamo a fatti specifici e isolati comeun’alluvione o un terremoto, ancora più giustificata è per una pandemia che stiamo contenendo. È un evento che si sviluppa in modo imprevedibile perché il virus continua a circolare”.

“Lo stato di emergenza – ha spiegato il premier -ci consente di attuare una serie di misure operative e funzionali che ci consentono di garantire piena assistenza e protezione a tante persone colpite, in particolare tra queste misure ci sono interventi che riguardano il capo della protezione e il commissario straordinario e che ci consentono di completare il potenziamento delle strutture ospedaliere: lasciare a metà quest’opera sarebbe sconveniente e controindicato. Ci consente di perseguire il piano di sicurezza delle scuole e finanche, ed è cronaca di queste ore su cui anche le forze di opposizione sono sensibili, di perseguire con efficacia un piano di sorveglianza sanitaria dei migranti. Ci consentono il ripristino pieno delle attività di amministrazione
della giustizia, che abbiamo dovuto sospendere per le ovvie ragioni”.

Comunque per Conte è certo che ora “dobbiamo partire più forti di prima, dobbiamo far ripartire i consumi, dobbiamo correre, e credo sia un obiettivo da condividere, a prescindere dalla maggioranza e dall’opposizione”.

da avvenire.it

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