Vaticano

Come cambia la diplomazia vaticana. Italiani quattro dei sette volti nuovi

In questi giorni i trasferimenti di chi è impegnato nella Segreteria di Stato e nelle nunziature apostoliche nel mondo. A Lisbona Mauricio Rueda Beltz, già responsabile dei viaggi del Papa

Come di consueto luglio è il periodo dell’anno in cui viene da una parte formalizzato il grosso dei trasferimenti del personale subalterno in servizio presso le varie rappresentanze pontificie e in Segreteria di Stato, e dall’altra vengono annunciati i nomi dei sacerdoti che, terminati i corsi della pontificia Accademia ecclesiastica, entrano nella diplomazia vaticana. Particolarmente significativo è lo spostamento nella nunziatura di Lisbona, come consigliere, del monsignore colombiano Mauricio Rueda Beltz, da quattro anni responsabile dei viaggi internazionali del Papa nella prima Sezione della Segreteria di Stato. Segno che, causa coronavirus, almeno per i prossimi mesi (almeno diciotto, sembra), non ne sono previsti di nuovi. In Portogallo Rueda subentra a monsignor Amaury Medina Blanco, trasferito a Sarajevo.

Da segnalare anche il turn over in Segreteria di Stato. Specialmente nella seconda Sezione, quella dei rapporti con gli stati, da dove partono i monsignori Ignazio Ceffalia (per il Venezuela), Stefano Mazzotti (Egitto), Seamus P. Horgan (Stati Uniti, dove subentra a Walter Erbì trasferito in Turchia) e dove arrivano Juan Antonio Rodriguez Garcia (dall’Honduras), Janusz Blachowiak (dalla Croazia), Luca Marabese (dalla Costa d’Avorio), Jan Thomas Limchua (dall’Egitto). Nella prima Sezione (Affari generali) arrivano invece Tuomo T. Vimpari (dalla Nigeria) e George J. Koovakad. Con l’arrivo di monsignor Giuseppe Trentadue dalla Tanzania viene poi rafforzato il personale della nunziatura in Italia dove a inizio anno era già stato destinato il monsignore polacco Roman Walczak (con lui e il nunzio Paul Emil Tscherrig a via Po per la prima volta sono ora quindi in servizio due ecclesiastici non italiani). L’argentino Alvaro Ernesto Izurieta y Sea viene invece spostato dal Bangladesh alla rappresentanza diplomatica vaticana che risiede stabilmente nella cosiddetta “missione di studio” ad Hong Kong, pur figurando formalmente collegata alla nunziatura delle Filippine. Affiancherà il messicano Javier Herrera Corona.

Con la circolare firmata una settimana fa dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – il cui contenuto viene di solito reso noto in uno dei bollettini estivi delle “Variazioni all’Annuario Pontificio” (non ancora in quello diffuso giovedì dalla Sala Stampa) – viene anche reso ufficialmente di pubblico dominio la fuoriuscita dal ruolo diplomatico dei due ecclesiastici implicati nell’intricata inchiesta della compravendita del Palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra – i monsignori Alberto Perlasca e Mauro Carlino – con il loro “rientro” in diocesi, rispettivamente a Como e Lecce.

Infine la Circolare annuncia i nomi dei sette sacerdoti appena usciti dall’Accademia ecclesiastica, la scuola delle “feluche” vaticane, e che andranno a prendere servizio in altrettante nunziature. In passato la diplomazia vaticana era quasi tutta in mano ad ecclesiastici italiani. Ma negli ultimi decenni questa preminenza è andata sempre più scemando. Ancora nel 1978 provenivano dalla Penisola 55 rappresentanti pontifici su 75 (il 73,3%). Ora sono “appena” 38 su 99 (il 38,4%). Quest’anno c’è un dato (temporaneamente) in controtendenza. Vengono infatti dal Belpaese 4 dei 7 nuovi diplomatici in clergyman (gli altri tre sono originari di Romania, Albania e Polonia). Sono don Giacomo Antonicelli della diocesi di Castellaneta (destinato in Honduras), don Francesco Diano dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina (Madagascar), don Andrea Giovita della diocesi di Brescia (Repubblica del Congo) e don Marco Mastroianni della diocesi di Lamezia Terme ( Tanzania).

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