Chiesa di Rieti

Chiesa e “fase due”: gradualità e responsabilità

Sulle prospettive che si aprono con la fase due, lo scorso sabato si è svolto un incontro in videoconferenza tra il vescovo e i sacerdoti della diocesi, che hanno condiviso la necessità di muoversi con prudenza

Con l’avvio della “fase due”, tornano a farsi avanti anche i temi legati alla dimensione religiosa. Pur essendo rimaste aperte le chiese, nella fase più stretta del lockdown si è ricorsi alla celebrazione della Messa “senza popolo”, invitando insieme i fedeli a una riscoperta di altre forme di partecipazione e preghiera. Una stagione accompagnata anche da alcuni sussidi disposti dagli uffici diocesani per la Liturgia e l’Evangelizzazione scaricabili dal sito della diocesi.

La liturgia nella fase due

Sulle prospettive che si aprono a partire da oggi, lo scorso sabato si è svolto un incontro in videoconferenza tra il vescovo e i sacerdoti della diocesi, che hanno condiviso la necessità di muoversi con prudenza. Tutte considerazioni distillate in una lettera al clero in cui il vescovo ribadisce che «L’incertezza rispetto al decorso dei contagi e la necessità di approntare tutte le misure atte a garantire la sicurezza suggeriscono di provvedere prima a queste e poi di avviare la graduale ripresa delle celebrazioni eucaristiche all’interno delle chiese». Prima di riprendere le Messe, c’è dunque da provvedere alla sanificazione degli ambienti, alla disposizione contingentata dei fedeli, al mantenimento della debita distanza. E di conseguenza anche per le esequie si conferma «la prassi di accompagnare i defunti al cimitero e di svolgere all’interno del suddetto perimetro la benedizione e l’ultima raccomandazione, così come previsto dal “Rito delle esequie, senza la celebrazione della Messa”». Si tratta di una funzione preziosa perché tra le conseguenze più dolorose del contagio c’è senza dubbio l’impossibilità per le famiglie di vivere ed elaborare insieme il momento del distacco. È quanto mai necessario annunciare la Parola di Dio e rivolgere una parola di speranza cristiana ai congiunti.

Gradualità e responsabilità

In questo contesto difficile la scelta della Chiesa di Rieti è dunque quella della gradualità e della responsabilità. Non si può pensare di tornare alla celebrazione della Messa con il popolo senza tenere conto dell’andamento epidemiologico, nella consapevolezza che solo quando sarà disponibile un vaccino si potrà davvero tornare a vivere pienamente l’Eucaristia, che è festa, contatto, prossimità. Finché perdura il pericolo di contagio, la liturgia resterà inevitabilmente soggetta a limitazioni, e per la stessa dignità delle celebrazioni, queste dovranno essere vissute in modo consapevole e ben organizzato. Un discorso che vale ovviamente anche per le prime comunioni e le cresime, destinate a slittare avanti nel tempo. Complice la bella stagione, è inoltre probabile che dove possibile la liturgia si potrà vivere all’aperto, ma sempre tenendo conto delle necessarie precauzioni.

Nuovi linguaggi e carità

Tutti questi inciampi non dissolvono però la dimensione ecclesiale, che sta sperimentando con creatività nuovi modi per portare avanti la vita delle parrocchie, il catechismo, l’azione pastorale. Le videoconferenze aiutano a ritrovarsi e lo streaming permette di seguire per quanto possibile le Messe celebrate dai parroci. Ma anche altri esperimenti – come il vespro “social” a più voci realizzato dall’Azione Cattolica o le pillole in video dell’Ufficio pastorale della famiglia – segnano la presenza di una Chiesa che si pone il problema di un rinnovamento anche attraverso gli strumenti e i linguaggi che si rendono disponibili. E alla riscoperta della preghiera in famiglia, del Rosario, della Liturgia delle Ore, va aggiunta una più intensa pratica della carità, che rende la Chiesa ancora più partecipe dell’attuale condizione delle persone.

La situazione suscitata dalla pandemia ha triplicato le richieste al Centro di Ascolto della Caritas e i pacchi con i generi di prima necessità, grazie all’aiuto dell’impresa sociale ProMis, viaggiano verso realtà sparse su tutto il territorio della diocesi, a partire dalla sede di Amatrice. Oltre che al Centro di Ascolto, le richieste vengono raccolte tramite il numero verde 800.941425. E a pochi giorni dall’apertura della procedura, attraverso il sito ufficiale, al Fondo Santa Barbara sono già arrivate diverse domande. Il Fondo è stato istituito dalla diocesi per fornire un sostegno alle famiglie che a causa della pandemia rischiano di finire sotto la soglia di povertà, mentre altri servizi sono allo studio per rispondere a situazioni e bisogni diversi. «Siamo solo agli inizi di una crisi che si annuncia ancora più pervasiva – spiega il vescovo – ed occorrerà uno sforzo prolungato. Anche perché il nostro è un territorio già ferito e reso fragile dal terremoto. La speranza, è che con un vero avvio della ricostruzione, si possa rovesciare la situazione facendone una grande occasione per uscire dalla crisi. Un cantiere di centinaia di case da ricostruire sarebbe una leva importante per la situazione economica del nostro territorio».

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