Benvenuti Paperoni!

Nella legge di bilancio è comparsa una norma che stende il tappeto rosso a quei Paperoni stranieri che vogliano trasferirsi nel Belpaese

Welcome to Milano!, hanno proclamato a larghi sorrisi il sindaco di Milano e la delegazione meneghina che nei giorni scorsi s’è presentata a Londra e ha soprattutto presentato la città della Madonnina come possibile meta per i transfughi della Brexit.
Si tratta di trovare una cuccia calda e confortevole per le molte aziende multinazionali che lasceranno in tutto o in parte la Gran Bretagna per non perdere il “patentino Ue”, la possibilità cioè di usufruire di quelle agevolazioni che hanno appunto i residenti nei Paesi comunitari. Londra le ha rifiutate, ma il business le considera preziosissime per operare nel più ricco mercato del mondo.
C’è però una concorrenza mica da scherzo da fronteggiare: la tedesca Francoforte con la sua piazza finanziaria e un aeroporto di livello mondiale; Parigi che è sempre Parigi; l’Irlanda che non sarà Parigi, ma quanto a lingua inglese e tasse agevolate non è seconda a nessuno. Anche Milano vuole la sua fetta di businessmen e, soprattutto, di aziende di un certo livello che facciano dell’Italia – pardon, della Lombardia – la base da cui operare. Grande interesse, forse reciproco, viene dal settore farmaceutico, che ha buoni cavalieri pure in Italia.
Milano, dunque, l’unica metropoli italiana “di livello europeo” per mentalità, infrastrutture, qualità dell’economia, servizi pubblici. A nessuno è mai venuta in mente Roma, chissà come mai… Nel frattempo il governo ha spianato la strada a livello fiscale. Nella legge di bilancio è comparsa una norma che stende il tappeto rosso a quei Paperoni stranieri che vogliano trasferirsi nel Belpaese, portandosi con sé la dichiarazione dei redditi e magari fette interessanti del loro patrimonio. Centomila euro di Irpef sui redditi stranieri, e il Fisco si dichiarerà soddisfatto di tutto. Per chi ne guadagna milioni, una mancia.
E ancora una volta la teoria stride con la pratica, i princìpi con le necessità. Si tratta di un’imposizione fiscale ridicola, rispetto a quella a cui è sottoposta la busta paga di un qualsiasi lavoratore italiano. Quello sì considerato un Paperone dal fisco. Anche i ricchi piangono? Sì, di gioia.
Epperò. Trump sta facendo ponti d’oro nei confronti di chi voglia riportare i dollari dentro gli Usa. Se la mossa di Trump è questa, la Cina non rimarrà a braccia conserte. La Gran Bretagna farà la sua per evitare l’emorragia conseguente alla Brexit. La Svizzera da secoli è considerata una sicurezza in materia. Già oggi olandesi e irlandesi sono molto “accoglienti” a livello fiscale, nonostante siano Paesi comunitari. Se l’Italia non cala un po’ le braghe, non c’è dolce Toscana e meravigliosa Capri che tenga, ad attirare i patrimoni qui.
Si aggiunga il desiderio che questi Paperoni non spostino qui solo la residenza, ma anche qualche attività economica di livello, magari valutando il nostro Paese come ottimo punto di partenza per lavorare con l’Africa o il Medioriente.
Quindi, pecunia non olet. Se storcete il naso, sarà per qualche altro motivo.

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