«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»

La GMG del 2014, la prima convocata e celebrata da Papa Francesco

Nel 2014 la GMG giunge alla sua 29° edizione, è stata una celebrazione a carattere diocesano con al centro il tema dei poveri in spirito, così come presentato in Mt 5,3. Nel messaggio ai giovani, del gennaio dello stesso anno, Papa Francesco subito richiama l’indimenticabile esperienza lungo la riva dell’Oceano Atlantico nella GMG del 2013, l’occasione nella quale “(…) Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo”. Ma l’evangelizzare autentica non può essere scissa dalla povertà, questa la conclusione alla quale il Papa giunge e alla quale porta i giovani, guidandoli per mano nella sua riflessione. “La prossima tappa del pellegrinaggio intercontinentale dei giovani sarà a Cracovia, nel 2016. Per scandire il nostro cammino, nei prossimi tre anni vorrei riflettere insieme a voi sulle Beatitudini evangeliche, che leggiamo nel Vangelo di san Matteo (5,1-12). Quest’anno inizieremo meditando sulla prima: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Papa Francesco inizia così a descrivere l’ambiente nel quale Gesù parla delle beatitudini, consentendo ai giovani lettori di immergersi e maturare in modo più consapevole i delicati argomenti che il discorso delle beatitudini presentano. Gesù sale sul monte e cosa comunica ? “(…) la via della vita, quella via che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità”. Nella sua vita Gesù ha incarnato le beatitudini, manifestandone così tutta la loro forza rivoluzionaria, e il Papa non perde l’occasione per far notare che Egli continua a invitarci a seguirlo. Le Beatitudini propongono un modello di felicità molto diverso a quello del pensiero dominante, perché questo non riesce a comprendere come un Dio possa aver scelto di essere debole e piccolo, fino a morire in croce. Chi segue un Dio di tal genere è un perdente, “Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l’arroganza del potere, l’affermazione di sé a scapito degli altri”. Papa Francesco pone ai giovani la questione centrale, la stessa che Gesù pose ai suoi discepoli, ci chiede di rispondere alla sua proposta di vita, l’unica che permette di cogliere e vivere la vera gioia: “Se saprete anche voi dire “sì” a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda”, perché Beati significa felici. Il Pontefice continua provocando i giovani quando dice loro di avere il coraggio della felicità con le parole di san Giovanni Paolo II “Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori!” e con quelle del giovane beato Piergiorgio Frassati, «vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere». Occorre quindi respingere le offerte a basso prezzo, smascherare progetti e proposte che non garantiscono la felicità ma un falso senso di appagamento, tanto da diventarne schiavi. Il Pontefice quindi mette in guardia i giovani: “È molto triste vedere una gioventù “sazia”, ma debole”. I poveri in spirito sono proprio coloro che combattono la cultura dello scarto e della superficialità, assumendosi responsabilità personali nei confronti delle sfide della vita, facendo dell’umiltà l’essenza prima della propria esistenza, evitando decisamente le vanità e la gloria di questo mondo, mettendosi a servizio del prossimo, scegliendo di essere semplici, umili e deboli, “mendicanti” dell’amore di Dio. È così che nel messaggio emerge con forza la figura di san Francesco: “(…) ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. (…) Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare “Madonna Povertà””. Come fare quindi affinché la povertà in spirito trasformi la vita ? Ecco la risposta di Papa Francesco: “Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà (…) Mettiamo Gesù al primo posto.” In secondo luogo “(…) abbiamo tutti bisogno di conversione”, dobbiamo imparare a stare con i poveri e non parlarne semplicemente, magari con belle parole. “Incontriamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente”. Infine la terza indicazione: “(…) i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. (…) i poveri sono come maestri per noi. (…) Un povero (…) conserva sempre la sua dignità. (…) possono insegnarci tanto anche sull’umiltà e la fiducia in Dio”. Povertà e evangelizzazione, due facce della stessa medaglia.

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