«Beata sei Tu Vergine Maria, perché hai creduto» / IV Domenica di Avvento

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». (Dal Vangelo secondo Luca 1,39-45)

«Beata sei Tu Vergine Maria, perché hai creduto»

L’Avvento è tempo propizio per meditare su Maria. Questa Donna straordinaria che, dopo l’annuncio dell’Angelo, si affretta ad andare da Elisabetta, percorrendo nientemeno che 150 chilometri, distanza che separava Nazareth dalla città di Giuda – l’attuale Ain Karim – dove viveva Elisabetta, per annunciarle la buona novella. È la prima visita e il primo viaggio importante di Gesù che ha già iniziato la sua esistenza, esistenza storica chiaramente perché quella eterna c’è sempre stata. Dio vive già sulla terra in quel piccolo bimbo che cresce silenziosamente nel seno di Maria. E Maria non fa altro che la volontà del Signore nel seguire l’impulso di andare da Elisabetta a comunicarle la buona novella.

L’annuncio di Maria

È il primo annuncio fatto da Maria. «Ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo» e capì subito che in Maria e per Maria era Gesù stesso che incontrava. Ed esclamò a gran voce: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Nel cuore di Elisabetta c’era dunque già la certezza non solo che il Signore era presente in Maria, ma anche che era l’autore di questo incontro. E terminò dicendo: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Frase ispirata fra tutte, nella quale si congiungono l’Antica e la Nuova Alleanza. Già Abramo infatti, quasi duemila anni prima, aveva creduto che la sua discendenza sarebbe stata «numerosa come le stelle del cielo» (Genesi 1,5), proprio quando lui non poteva avere discendenti suoi perché Sara era sterile. Aveva creduto dunque nella sola parola del Signore, perché la promessa di una discendenza sua era umanamente irrealizzabile.

E più di duemila anni dopo, la fede c’è sempre sulla Terra: eccovi la lettera di una bambina che, con grande fede, scrive a Gesù Bambino.

La lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù, ho deciso di scriverti questa lettera perché ho un estremo bisogno di parlare con qualcuno. Qualcuno che, anche se in silenzio, mi possa capire e far sparire questo senso di angoscia che ho. Sai, Gesù, circa un mese fa si è ammalata la mia cara nonna di leucemia. Vedo soprattutto mia mamma soffrire in silenzio. Tra poco arriverà il Natale e per tutti sarà una gran festa ma, per me, sarà un Natale di silenzi. Per questo, caro Gesù, ti chiedo da lassù di vegliare su tutti i malati, i disperati, i deboli e i bisognosi, affinché tutti possano trovare la serenità che cercano. Avrei voluto con entusiasmo parlarti di me, della scuola, dei miei hobby, ma, mai come ora, ho capito quante cose più importanti ci siano in questo mondo da discutere. Se potessi urlare a squarciagola direi a tutti i giovani di badare alla loro salute, di non drogarsi, non fumare, non diventare alcolizzati, per una strana forma di “esibizionismo”. La salute è una cosa molto preziosa che tutti dovremmo ben custodire. Ah, Gesù, purtroppo non ho la sfera magica e dunque non posso fare magie ma tu, grandissimo Onnipotente, so che non resterai impassibile di fronte a tutto ciò. Scusami per questo sfogo, so che con te posso esprimermi liberamente e che mi sai capire. Sono sicuro che non mi lascerai solo anche in una situazione così difficile. Con grande affetto.

Mi colpisce la fede di questi ragazzi che sentono Gesù vivo e presente nella loro vita, al quale confidare le loro pene e i loro desideri. Siamo anche noi così oppure la nostra fede è più morta che viva? Chiediamo allora a Gesù di risuscitare questa nostra fede. E sarà veramente Natale.

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