Appunti del dopofestival

“Io Sanremo non lo vedo!”. Quante volte avrete sentito questa frase nei giorni scorsi. Ma conciliare questo ritornello con i dati d’ascolto dell’ultima edizione del festival della canzone italiana non è facile. Certo, c’è chi usa la tv come sottofondo domestico e chi ne fa un semplice strumento di distrazione. Chi vede l’inizio per addormentarsi e chi la fine appena rientrato a casa. Comunque sia, più di qualcuno Sanremo lo ha visto per davvero.

Ma chi ci dice che i dati di ascolto rappresentino le reali preferenze degli italiani? Forse il fatto che su quei dati si basano le aziende per il mercato pubblicitario? Migliaia di dirigenti del settore marketing avrebbero certamente da recriminare nei confronti di un sistema di misurazione del tutto inaffidabile.

Dunque prendiamoli per buoni e andiamo oltre. Dopotutto di Sanremo contano le canzoni. E quelle che partecipano al festival sono apppunto “sanremesi”: non proprio tutte uguali ma appartenenti a poche categorie ben rodate: le melodiche, le scandalose, le simpatiche ecc.

Quindi, meglio ascoltare altro? Magari sì, però ricordando che non esiste media che non influenzi, anche pesantemente, i contenuti che trasmette. Anche You Tube e gli altri media network si comportano in modo non troppo dissimile da un potente direttore artistico: basta pensare ai suggerimenti automatici per capirlo.

Ma lo spettacolo televisivo italiano più grande dell’anno è legato a forme tradizionali d’intrattenimento (conduttore, “vallete”, ospiti, gag ecc.), linguaggi da tempo superati in altri programmi tv e, appunto, dalla rete. Eppure essere un elefante ha i suoi vantaggi. Star internazionali, lunghe performance e show d’avanguardia hanno bisogno di contenitori adeguati e cachet consistenti, per fare solo un esempio.

Allora, chi non ha visto ogni secondo del festival deve pentirsi? Tutt’altro. Se di quasi 20 ore di trasmissione ne rimanesse una soltanto nella storia della televisione sarebbe già un successo. Ma qualcosa di buono, musicalmente e non, resta sempre. Anche quest’anno.

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