Coronavirus

Al via la “fase 2” anche negli ospedali

Continua il forte impegno del personale medico e sanitario nel curare i pazienti che si presentano giornalmente in ospedale per sospette infezioni da coronavirus

La pandemia di Covid-19 ha visto da subito in prima linea gli ospedali, che, superando mille difficoltà, hanno fatto fronte all’emergenza, ristrutturando spazi e turni di servizio. In questa lotta per fronteggiare la malattia, in Italia molti medici sono stati contagiati dal virus e 156 di loro hanno perso la vita. Altrettanto è avvenuto tra il personale infermieristico e sanitario. Quest’impegno ha consentito di curare, in condizioni di isolamento, i contagiati e ha collaborato a limitare, insieme con le misure igieniche adottate, gli effetti del Covid-19 che avrebbe potuto colpire una parte più ampia della popolazione. Ma anche negli ospedali si può dire sia iniziata la cosiddetta “fase 2”. Ci sono sensibili cambiamenti nella tipologia dei ricoverati: meno pazienti positivi al tampone, ma aumento dei pazienti definiti “discordanti”, ossia negativi al tampone, ma positivi alla Tomografia Assiale Computerizzata (TAC). Ne abbiamo parlato con Luigi Guardati, dirigente medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale romano “San Filippo Neri”, uno dei poli sanitari più importanti nella capitale:

Dottor Guardati, gli ospedali rimangono in prima linea nell’emergenza Covid-19, ma come sta cambiando la vostra attività in questa fase della pandemia?

R. – Nelle ultime settimane abbiamo sicuramente notato una diminuzione del numero dei ricoveri dei pazienti con polmonite da coronavirus, ma ci siano trovati altresì alle prese, in particolare già da 3-4 settimane, con un crescente numero di pazienti con polmonite virale, ma con esito di tampone naso faringeo negativo. Si è creato in qualche modo un gruppo di pazienti, che va sotto il nome di “discordanti”. Si tratta di pazienti che creano alla struttura sanitaria grossissimi problemi, in quanto da una parte non si può sistemarli nei reparti Covid, poiché il tampone è negativo, ma nello stesso tempo necessitano di un isolamento adeguato, visto che comunque è elevato il sospetto che ci sia una polmonite virale.

Quindi questi pazienti “discordanti” hanno una potenzialità altrettanto elevata di infettare altre persone?

R. – Sì, nella maniera più assoluta. Sappiamo con precisione che l’esame con tampone che effettuiamo ha dei grossissimi limiti, in quanto nel 30-40-50% di pazienti con infezione virale può dare un primo esito negativo Questo è il motivo per cui noi effettuiamo quasi sempre un secondo tampone e talvolta addirittura un terzo tampone. La Regione Lazio ci sta aiutando in quanto accanto ai reparti Covid-19 classici, bisogna iniziare ad aprire reparti per pazienti cosiddetti grigi o discordanti. In particolare, ad esempio, il San Filippo Neri ha attivato da poco un reparto del genere, sicuramente più idoneo a trattare pazienti appartenenti a questa categoria.

Possiamo, dunque, dire che a questo punto della pandemia il virus in qualche modo ha cambiato atteggiamento: non è più presente nelle vie aeree superiori, ma si è andato a inserire in quelle profonde, polmonari?

R. – Sicuramente la storia la malattia, come sempre succede, sta cambiando. Le interpretazioni sono sempre difficili e in questo momento probabilmente premature. L’invito che i medici devono dare è quello di continuare a prestare la massima attenzione. Siamo sicuramente ancora in guerra e verosimilmente la strategia più importante è più sicura e quella di mantenere il massimo grado di allerta nella popolazione.

Quindi lavaggio delle mani e utilizzo della mascherina rimangono le prime e più importanti disposizioni da seguire?

R.- Assolutamente sì!

Da Vatican News

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