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Afghanistan, pandemia e tempeste invernali aggravano l’emergenza umanitaria

Circa 17 milioni di persone nel Paese sono colpite da insicurezza alimentare acuta: quasi un bambino su due sotto i cinque anni e una donna in gravidanza o allattamento su quattro saranno colpiti da malnutrizione

L’inverno estremamente freddo con le sue rigide temperature sta duramente peggiorando la situazione umanitaria nelle zone montuose in Afghanistan. Neve e ghiaccio bloccano interi villaggi, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare di milioni di persone nel Paese impegnato anche a fronteggiare l’emergenza sanitaria per la pandemia di Covid-19. A lanciare l’allarme è “Azione contro la fame”, organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo. Nei giorni scorsi, l’Onu aveva quantificato in 18 milioni le persone bisognose di assistenza nel Paese, prevedendo che entro il 2021 quasi metà della popolazione afghana avrà bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere. A Vatican News, Orazio Ragusa Sturniolo, portavoce di Azione contro la fame, racconta le difficoltà di tantissime famiglie nei villaggi montani isolati a causa del freddo. L’organizzazione è presente in tre province del territorio afghano con un centinaio di operatori e volontari, per lo più locali, che distribuiscono aiuti alimentari e svolgono attività di consulenza sanitaria:

R. – In Afghanistan sta accadendo quello che accade in molti altri scenari del mondo, cioè la compresenza di più emergenze. L’inverno veramente freddo, gelido, sta colpendo le popolazioni, con particolare riferimento a quelle che vivono nelle regioni di montagna. Stiamo parlando di zone e di contesti in cui le temperature scendono addirittura fino a meno 30 gradi di notte. Neve e ghiaccio insieme con la pandemia, con gli alti livelli di malnutrizione, tagliano fuori già diversi villaggi dall’accesso ai beni di prima necessità. Circa 17 milioni di persone oggi sono colpite da uno stato di insicurezza alimentare.

Che strumenti hanno queste famiglie, queste persone per reagire a questa emergenza?

R. – Gli strumenti sono limitati, pressoché nulli. Rispondo con una immagine di qualche giorno fa: Quattro o cinque persone con delle corde tiravano su una strada di montagna innevata una jeep che avrebbe dovuto rifornire le famiglie di beni di prima necessità. Ecco, questa è la situazione. Le popolazioni, soprattutto quelle situate in montagna – a Ghor, Daykundi e Helmad in modo particolare – hanno bisogno di assistenza umanitaria oggi.

Le Nazioni Unite parlando di 18 milioni di persone bisognose di assistenza in Afghanistan. Quali sono le categorie più a rischio in questo momento?

Come dicevo, la compresenza di più emergenze, penso ai conflitti armati in corso, all’instabilità dell’economia, alla pandemia e al’inverno, hanno un impatto devastante sulla popolazione e quindi anche sui dati che ha perfettamente indicato negli nei giorni scorsi l’Onu: 18,4 milioni di persone dipenderanno appunto dell’assistenza umanitaria e 5,5 milioni sono colpite dalla fame nella sua forma più acuta. Ovviamente le categorie più vulnerabili, come sempre, sono le donne e i bambini. Quasi un bambino su due sotto i 5 anni e una donna in gravidanza o in allattamento su 4 saranno colpiti dalla malnutrizione a causa della commistione di queste emergenze.

Azione contro la fame è presente nelle province montane di Ghor, Daykundi e Helmad, che sostegno state dando alla popolazione, quali bisogni avete riscontrato maggiormente?

R. – In particolare sosteniamo le famiglie che in questo momento sono in ginocchio. Il personale distribuisce cibo, acqua pulita, kit per l’igiene, garantisce attività di consulenza in tema di salute e anche prevenzione dal Covid-19, che in queste aree rappresenta un’ulteriore spada di Damocle che pende sulle teste dei cittadini. L’aiuto sul versante alimentare è rivolto soprattutto ai bambini e alle madri in gravidanza, che come dicevamo poc’anzi sono le categorie più a rischio.  “Azione contro la fame” ha attivato anche un centro di consulenza e supporto per le vittime di violenze sessuali, un altro grande tema su cui siamo molto impegnati all’interno delle missioni che operano nel Paese.

Il freddo, le tempeste, le temperature che arrivano a meno 30 gradi, lei ci raccontava, creano anche dei problemi nel reperimento di prodotti alimentari, nonché l’aumento dei prezzi…

R. – Assolutamente, in inverno, mentre i prezzi dei prodotti aumentano, molte famiglie sono alle prese anche con un reddito significativamente inferiore e di conseguenza non potendo acquistare dei prodotti, che spesso, peraltro, non sono disponibili a causa di queste circostanze, ne consumano una quantità minore. Ecco, proprio questa è l’anticamera della malnutrizione acuta.

da Vatican News

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