Adriano Olivetti e i fini della politica

Federalista ante-litteram e realizzatore di concreti esperimenti di democrazia partecipativa il pensiero politico di Olivetti è capace di innumerevoli spunti.

Adriano Olivetti fu un esponente di punta del capitalismo mondiale, un nome che nel mondo voleva dire al tempo stesso prodotti straordinari, design, cultura, libri e iniziative sociali di ogni genere. Ma fu anche un importante pensatore politico e le due cose non erano dissociate. Non si trattava di un imprenditore che si dilettava di pensiero e filosofia politica. Aveva delle idee programmatiche chiare e attuabili e decise di realizzarle dal basso, a cominciare da quella che chiamava Comunità.

Il disegno di insieme dell’idea del mondo che Olivetti voleva realizzare è largamente contenuto nel volume L’Ordine politico delle Comunità: lo Stato secondo le leggi dello spirito. Si tratta di un’opera piuttosto articolata, ma anche estremamente organica, di cui non possiamo rendere qui conto in modo esaustivo, ma rispetto alla quale possiamo interrogarci per capire come e in quali parti il pensiero politico di Adriano Olivetti può servire oggi alla riflessione sulle istituzioni democratiche, in evidente e profonda crisi.

Certamente è attuale pensare che la democrazia deve (dovrebbe!), partire dal basso. In più parti le idee di Adriano Olivetti ruotano attorno a forme di democrazia partecipativa più che a quelle di democrazia rappresentativa. In più riprese Olivetti dimostra l’insufficienza del delegare ai propri rappresentanti importanti decisioni, e in qualche modo rivendica la possibilità di intervenire da parte dei cittadini a diversi livelli. Si tratta di una critica alla partitocrazia in cui risuonano direttamente parole che il diciottenne Gobetti scriveva nel primo dopoguerra: «Gli schemi in cui si svolge la vita politica nostra (i partiti) non consentono agli uomini sufficiente vitalità. Gli uomini cercano, nella vita pratica, realtà ideali concrete che comprendano i loro bisogni e le loro esigenze. Oggi i partiti si sono limitati a formule vaste e imprecise, da cui nulla si puo logicamente e chiaramente dedurre. Nella vita attuale dei partiti di concreto c’è solo un circolo pernicioso per cui gli uomini rovinano i partiti, e i partiti non aiutano il progresso degli uomini […]»

In opposizione alla divisione politica della società in partiti Olivetti pensava a organizzazioni territoriali caratterizzate da unità geografiche, storiche, economiche e territoriali definite Comunità.

Tali forme associative sono, nel suo pensiero, le uniche in grado di servire il vero scopo dell’attività politica, ovvero perseguire una finalità spirituale attraverso la realizzazione di una pluralità di obiettivi concreti. Sono idee legate ad un forte senso religioso animato da valori cristiani (il padre Camillo era un ebreo agnostico e socialista e la madre era una cristiana valdese, ma nel 1949 Olivetti si convertì al cattolicesimo «per la convinzione della sua superiore teologia») che implicava la realizzazione sul piano materiale di una «Humana Civilitas» desiderabile anche per il non credente. Questa infatti assicura il rispetto della dignità di ogni persona e di ogni manifestazione umana perché riconosce che «il fine ultimo di ogni uomo trascende l’ambito della società terrena», e quindi, per Olivetti, lo Stato deve «garantire il libero perseguimento di tale fine», ovvero «tutelare la dignità della persona umana» attraverso un concreto riconoscimento dei suoi diritti e un’efficace loro tutela con strumenti giuridici adeguati.

La stessa concezione religiosa della politica poi, mette l’azione al riparo da tentazioni totalitarie alimentate – secondo una formula di Davide Cadeddu – «da prospettive idilliache e sogni palingenetici sul futuro» perché, come scriveva lo stesso Olivetti in “Fini e fine della politica” non parte «da un esagerato ottimismo sulla natura dell’uomo» perché crede «alla sua imperfezione, sappiamo della sua corruttela originaria, viviamo anche noi nel peccato».

Le scelte verso le opere concrete alle quali la democrazia comunitaria è chiamata non sono perciò definite da un piano ideologico a priori, ma vanno verificate di volta in volta con la consapevolezza della fallibilità umana. La posizione religiosa di Olivetti determina anche la sua concezione di economia e mercato. E questa è oggi più che mai attuale. Egli era un grande imprenditore e difendeva le regole fondamentali del mercato, ma riteneva anche che l’economia non può essere ristretta alla ricerca dei massimi profitti, dovendo rispondere alla società del modo in cui condiziona gli stili di vita, evitando di abbrutire le persone nella logica del profitto e di essere un ostacolo al progresso spirituale degli uomini.

Oggi si parla molto della necessità di una nuova classe dirigente ed uno dei punti fondamentali del pensiero di Olivetti era la formazione di una classe dirigente di alto profilo, colta, preparata e compente. Questo rinnovamento delle persone potrebbe forse ravvivare i nostri partiti parendo questi, al momento, insuperabili come soggetti dell’agire politico, anche se ferocemente criticati della cosiddetta antipolitica che ne chiede a gran voce lo smantellamento.

I tempi però tempi paiono maturi perché venga meno il loro monopolio delle istituzioni e dell’attività politica, ed è urgente la necessità del loro ritrarsi dall’ingerire nell’attività economica. Il compito dei partiti oggi dovrebbe essere semmai quello di strutturare le richieste e i bisogni dei cittadini in una robusta proposta politica, che tenga conto delle reali istanze della società. Ma il panorama è sconsolante e non si vede all’orizzonte nessuna tra le forze in campo che sia disposta ad un affrancamento dal sistema dei consumi o che sia mossa dal desiderio di un progresso, di una crescita intellettuale, culturale e spirituale e diffusa. Tutto quello che dovrebbe essere desiderabile per l’uomo si fa passare per utopia e si lasciano intentate strade diverse dall’attuale, tanto che le differenze tra gli schieramenti riguardano sempre la forma degli interventi, mentre i contenuti sono più o meno gli stessi.

In questo soprattutto ripensare il percorso di Olivetti può essere utile.

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